267 - 7 giugno 2026
Hai detto laboratorio di matematica?
Che definizione si può dare di lavoro? Se restiamo nell’ambito della fisica, non credo ci siano ambiguità, perché il lavoro è il prodotto scalare tra forza e spostamento, ma se usciamo dall’ambito della fisica? Ho provato a cercare una definizione sul sito della Treccani: «applicazione delle facoltà fisiche e intellettuali dell’uomo rivolta direttamente e coscientemente alla produzione di un bene, di una ricchezza, o comunque a ottenere un prodotto di utilità individuale o generale». Forse ciò che confonde le acque è la massima attribuita a Confucio: «Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la tua vita.» In effetti, lavorare con i ragazzi del gruppo di BergamoScienza e con i colleghi che hanno scelto di seguire il progetto non è semplicemente un lavoro: seguiamo la nostra curiosità e alimentiamo la nostra passione, in una somma algebrica che, alla fine, non può che risultare sempre positiva.
La cartolina che ho realizzato per questo numero della newsletter (e, l’avete capito, sarà un numero un po’ diverso dal solito), ha due mani che attirano subito l’attenzione, che ho preso dal visual scelto per l’edizione 2026 del Festival, intitolata Convergenze. Le mani sono state scelte tra oltre 90 proposte provenienti da tutta Italia, sono state ideate dall’agenzia bolognese Craq Design Studio, e raccontano «l’incontro tra discipline e saperi diversi attraverso una metafora visiva immediata e inclusiva». «Opposte per colore e posizione, esprimono uno slancio fatto di relazione e possibilità, suggerendo un incontro imminente, scambio e contaminazione. In questa narrazione visiva, le mani diventano il simbolo della connessione umana: un gesto di fiducia che si apre all’altro – e all’ignoto – dando vita a una nuova scoperta.»
La seconda cosa che si impone all’attenzione sono i quadrati rossi, tra i quali compaiono, ogni tanto, dei triangoli rettangoli che sono metà quadrato: ogni quadrato è un’ora, ogni metà quadrato una mezz’ora di lavoro. Il totale dà 15 ore e mezza nel percorso di approfondimento, quello proposto nella parte alta, con le date: il primo incontro del 10 febbraio, il secondo, rappresentato da una cartolina, perché si è parlato di Giorgia Lupi e Billy Barr, descrivendo il Come? e il Perché? che caratterizzeranno la nostra partecipazione di quest’anno. Il terzo incontro, il 17 marzo, è stato guidato dalle docenti di scienze e ha toccato il tema dei grafici mentitori e dei bias cognitivi, investigando i dati in ambito biomedico; nel quarto incontro, abbiamo conosciuto il mondo fantastico dei grafici attraverso il libro di Christine; il 31 marzo abbiamo continuato l’esplorazione del mondo dei grafici; con il sesto incontro abbiamo imparato a ripulire i dati, mentre all’incontro successivo è stato necessario parlare di Hans Rosling e delle sue scatole, perché non ci sono solo le presentazioni in Power Point e la sua chiacchierata è davvero fonte di ispirazione. L’ultimo incontro, con i giochi, ci ha aiutato a ripercorrere i due mesi di lavoro, riorganizzando l’approfondimento fatto sul tema dei dati.
Tre giornate di dati e relazioni
Gli altri quadrati rossi sono concentrati nelle giornate del 3, 4 e 5 giugno e danno un totale di 22,5 ore. Per il quarto anno, abbiamo avuto l’occasione di dedicare gli ultimi giorni di scuola a un’esperienza residenziale: abbiamo scelto la Casa della Sapienza a Lozio, in provincia di Brescia, dove abbiamo passato ore dense, come sempre succede quando si decide di condividere un’esperienza con degli adolescenti. Sembra che la vita proceda con un ritmo accelerato e che tutto sia vissuto con maggiore intensità.
Arrivati a 9.30, dopo un viaggio trafficato e un ultimo tratto a piedi trascinando trolley e sacchi a pelo, i ragazzi si sono sistemati in fretta nelle camere e, a 10.30, erano già operativi. Il primo passo è stata la divisione in due gruppi, Come e Perché, e sono state ideate le prime proposte di scaletta. Il pranzo ha visto il coinvolgimento dei ragazzi, che, a turno, hanno apparecchiato, servito in tavola, sparecchiato e pulito il pavimento. Il pomeriggio ci ha permesso di spendere quattro ore e mezza di lavoro, con una piccola pausa (e i più piccoli hanno cominciato a scalpitare, mentre i grandi scuotevano la testa rassegnati). Sulla loro pelle, i ragazzi hanno capito che progettare significa convivere con la frustrazione, lasciando spazio alla creatività e all’ottimismo, cercando di portare in superficie le idee, in uno scambio continuo che, però, a tratti, si nutre di silenzi. È capitato che lo sguardo si perdesse tra le montagne alla ricerca di un’idea: il gruppo Perché ha affrontato un vero muro durante la prima giornata. L’idea che abbiamo alimentato fin da subito si è rivelata troppo poco adatta: non trovavamo il modo per svilupparla e, al tempo stesso, sembrava passare il messaggio sbagliato. Quando cominciavamo a pensare di essere stati troppo ambiziosi, i ragazzi hanno scelto di intraprendere una nuova strada e le idee hanno cominciato ad affollare le loro menti, ma ormai era ora di cena.
Rifocillati, abbiamo invitato i due gruppi a mescolarsi: è stato un momento arricchente e, al termine del confronto, i ragazzi hanno realizzato una piccola cartolina per riassumere la scaletta del laboratorio. Qualcuno ha fatto davvero un capolavoro di chiarezza, indicando ciò che ancora restava da sistemare e quali erano, invece, i passaggi vincenti. La giornata si è conclusa con qualche partita a Lupus in Fabula (o in Tabula? Qui ne ho trovato una versione simile a quella proposta dai nostri animatori), tra risate e liti, in un tutti contro tutti che non finisce mai di affascinarmi. Mentre sono persa ad ascoltare i loro ragionamenti e ad osservare le loro interazioni, capita sempre che qualcuno mi accusi: “La prof.ssa Molinari sta troppo in silenzio: secondo me è il lupo!”, ma quest’anno mi è andata bene, perché sono riuscita a resistere alle risate di chi era attorno al tavolo di gioco e in una delle partite sono stata l’ultimo lupo a morire.
Dopo una nottata di sonno, alle 8.00 del 4 giugno ci siamo trovati per la colazione e, un’oretta dopo, eravamo pronti per una nuova giornata di progetti. Durante questo secondo giorno, si è sentita la stanchezza: non ci si rende mai conto, se non lo si prova, di quanto sia frustrante cercare la strategia giusta. Mentre alcuni dei più piccoli scalpitavano per l’impazienza, i più grandi continuavano il confronto con la correlazione in un gruppo ridotto, visto che alcuni erano stati ingaggiati dalla dirigenza dell’istituto per decidere come gestire la festa di fine anno, a causa di un cambio di programma dovuto al blocco della viabilità nel comune di Lovere per la registrazione di un film. Questa interferenza esterna ha mostrato come sia precario l’equilibrio che si crea all’interno di un gruppo e come, per portare avanti una progettazione, sia necessario essere completamente focalizzati sul problema.
La serata è stata dedicata alle prime simulazioni con i materiali preparati nel corso della giornata: si trattava di vedere se le scalette avrebbero funzionato, se le attività avrebbero trasmesso il messaggio che vogliamo trasmettere, se la tempistica fosse giusta e se la storia inventata per guidare e motivare il lavoro fosse adatta all’età dei partecipanti. Non è semplice: per i ragazzi più piccoli, che non hanno ancora esperienza di festival, è più facile proporre attività scolastiche, mentre i grandi cercano di far capire che i laboratori di BergamoScienza sono ben diversi dalle lezioni che si svolgono in classe. In tutto questo, noi docenti cerchiamo di mantenere la rotta, ma lasciamo che l’educazione tra pari la faccia da padrona così, spesso, ci troviamo, come silenziosi (e meravigliati) spettatori, ad assistere allo spettacolo del confronto. Dopo un paio di partite a Lupus (oltre alla numerosità del gruppo, i ragazzi cominciavano ad accusare la stanchezza), siamo andati a dormire e la colazione del 5 giugno è arrivata fin troppo presto.
La mattinata dell’ultimo giorno è stata dedicata alla stesura delle scalette, il più dettagliate possibile (perché a settembre, lo sappiamo, tutto sarà stato dimenticato), delle liste degli acquisti e dei materiali da preparare, e in un attimo è arrivata l’ora dell’ultimo pranzo. Ci siamo poi ritrovati per un’ultima ora a fare il punto della situazione e ad assegnarci i compiti per l’estate.
La foto di gruppo
Nella cartolina c’è una delle foto di gruppo che abbiamo realizzato: volevamo cogliere, visivamente, la provenienza di tutti gli animatori. Così, mentre il lago d’Iseo con Montisola appare in primo piano con la sua caratteristica forma a S, si distinguono i comuni delle due province per colore: in verde i comuni della provincia di Brescia e in arancio quelli della provincia di Bergamo. In questa, sono coinvolti 14 comuni, per un totale di 23 animatori e cinque docenti. Il comune di Lovere, sede della scuola, è indicato in giallo: quest’anno nessuno dei nostri animatori proviene da Lovere! Nella provincia di Brescia abbiamo solo sei comuni coinvolti, per un totale di 13 animatori e due docenti.
Da domani cominciano i conteggi estivi – il tema scelto ci permette di restare sul pezzo anche durante le vacanze – mentre noi docenti siamo impegnati con gli scrutini e, a breve, con l’esame di maturità. La parentesi del campus, però, ci ha fornito entusiasmo per le settimane a venire (personalmente sto cercando di smaltire la stanchezza accumulata e, oggi, è stata una giornata di pisolini!)
Buona matematica e buon cammino! Ci sentiamo tra DUE settimane!
Daniela
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