Giovedì, 19 Aprile 2018 21:33

Disequazioni e... differenze di genere

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Capitano alcune lezioni in cui, pur insegnando matematica, i discorsi seguono altre strade e… ci si trova a discutere di differenze di genere. In classe, la maggioranza di maschi cavalca l’onda dello stereotipo delle donne incapaci alla guida: non perdono occasione per farmi vedere meme o filmati riguardanti l’inferiorità femminile in quel campo. Io, per contro, approfitto di ogni situazione per rimarcare l’uguaglianza tra uomini e donne, anzi, nel dubbio che passi solo la metà delle cose che dico, sottolineo la superiorità del sesso debole.

L’argomento dell’ultima lezione sono le disequazioni frazionarie lineari e nello specifico l’importanza di non eliminare il denominatore, che concorre a determinare il segno della frazione, allo stesso livello del numeratore. Mi addentro così in una metafora che diventa sempre più divertente e più… vera.

Identifichiamo, per cominciare, il numeratore con l’uomo e il denominatore con la donna.

“C’è stato un tempo, quando studiavamo le equazioni lineari frazionarie, in cui il numeratore aveva più peso del denominatore, tant’è che potevamo permetterci di eliminare il denominatore e, per procedere nella soluzione, bastava solo ricordare alcuni valori inaccettabili. Bisogna anche precisare che, eliminato il denominatore, al numeratore non restava altra soluzione che quella di risultare uguale a zero. Ora siamo in tempi più civili: numeratore e denominatore hanno lo stesso peso e non possiamo permetterci di eliminare il denominatore senza compromettere l’esercizio. Ecco spiegato perché prenderò molto sul personale l’errore catastrofico di eliminare il denominatore, senza studiarne il segno, nello svolgimento delle disequazioni.” Per tutto il tempo ho nominato numeratore e denominatore, ma intendevo uomo e donna.

La metafora sembra riuscita, i maschietti storcono un po’ il naso. Ad un certo punto colgo una battuta: “Certo, però, che alla fine la donna resta sempre sotto!”. È la risposta provocatoria di una maschio. A sua difesa va detto che la battuta, originariamente, non doveva arrivare a me, ma non sempre le cose vanno come si vorrebbe.

Avrei accettato una battuta al riguardo, ma avrei preferito una battuta ironica e acuta, all’altezza della mia metafora…

Letto 170 volte Ultima modifica il Giovedì, 19 Aprile 2018 21:35
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