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Venerdì, 29 Novembre 2013 17:40

Trasformazioni geometriche

Uno schema riassuntivo delle trasformazioni geometriche con relative equazioni

Pubblicato in Schemi e riassunti
Sabato, 02 Novembre 2013 13:51

Curiosità e divertimenti con i numeri

TRAMA:

Il libro costituisce una rilettura del De viribus quantitatis di Luca Pacioli, uno dei matematici più noti del Rinascimento, vissuto a cavallo tra 1400 e 1500.

Come viene rilevato da Giorgio Tomaso Bagni, che ci espone l’opera, Pacioli, anche o soprattutto attraverso le risposte sbagliate, vuole insegnarci la scienza. Costantemente impegnato nell’insegnamento e nella diffusione della matematica, dopo il De divina proportione e la Summa di aritmetica, geometria, proportioni et proportionalità, con il De viribus quantitatis Pacioli si dedica ai giochi matematici. Costituito da 306 carte, il manoscritto è diviso il tre parti: la prima parte è dedicata all’aritmetica e la seconda alla geometria. Nel testo il contenuto viene presentato in due colonne, a sinistra il sommario e a destra l’effettivo contenuto del manoscritto; Bagni poi presenta il commento ad alcuni problemi originali, nei quali evidenzia che, pur risolvendo il problema con un procedimento apparentemente macchinoso, Pacioli aveva come obiettivo di rendere il gioco meno trasparente per amplificare l’effetto sorpresa. In questo testo, Pacioli mostra di essere un insegnante capace di coinvolgere efficacemente i lettori: evitandoci la fatica di noiosi esercizi, ci mostra, con il gioco, tutta la bellezza della matematica. Sorprendente è il fatto che, negli ultimi anni, anche la didattica della matematica si sia mossa in tal senso.

La terza parte è sicuramente la più difficile da inquadrare: i proverbi, gli acrostici e i documenti dedicati alla descrizione di procedure, ricette o effetti di prestidigitazione, non sono forse degni di nota dal punto di vista scientifico, ma nella conclusione, con i 222 indovinelli numerati, la “Problemata vulgari a solicitar ingegno et a solazzo”, di cui viene riportata una selezione, Pacioli alterna alcuni spunti a curiosità piuttosto banali. Furio Honsell, nella parte introduttiva, commenta proprio questa parte, evidenziando le sue differenze rispetto al resto dell’opera, ma anche se il linguaggio può ingannare, protagonista dei giochi di parole è ancora la matematica. 

 

COMMENTO:

La lettura non è sempre facile, visto che alcuni dei giochi proposti integralmente dal testo di Luca Pacioli non sono tradotti e il linguaggio, che alterna il latino al volgare, non è sempre di facile comprensione. In ogni caso, la selezione ci permette di avere una visione completa dell’opera di Pacioli e di trovare anche ottimi spunti: infatti, l’intento di Pacioli è quello di appassionare alla matematica, ma non con una didattica noiosa, bensì con spunti, indovinelli, giochi matematici che ci divertono e ci offrono uno sguardo sulla realtà.

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Giovedì, 31 Ottobre 2013 15:07

Numeri e poesia

TRAMA:

Una biografia di Ada Lovelace, che l’autrice immagina ci venga raccontata dalla stessa protagonista ormai al termine della sua breve vita: ripensa ai figli ormai lontani, all’inesistente rapporto con il padre, il famoso poeta George Byron, rivive il rapporto conflittuale con la madre, che costituisce la parte centrale del libro. Infatti, Ada non riesce a svincolarsi dalla sua influenza: fin dalla sua infanzia, ha predisposto per lei un programma impegnativo fatto di studio e povero di libertà, per paura che potesse scegliere di fare la scrittrice o, peggio ancora, la poetessa, ma anche da adulta continua a influenzare le sue scelte. Nonostante sia così ostinatamente presente nella sua vita, la madre non le dà però l’amore di cui ha necessità, perché, come ci spiega con un diario, è più importante “porre le basi alle buone abitudini e prevenire che se ne formino di pericolose”, risparmiandosi “il pericolo di amare, la paura dell’interdizione, il fastidio dello scontro.”

L’ingresso in società permette a Ada di incontrare personalità importanti e il 5 giugno del 1833, quasi diciottenne, incontra Charles Babbage a una delle serate organizzate proprio a casa del matematico: “Finalmente qualcuno che non ripete le stesse cose degli altri. Che si sforza di capire i problemi e di farli comprendere usando immagini fantasiose o comunque mai banali. Quella sera, il padrone di casa ci ha parlato della sua Macchina delle differenze, una meraviglia dell’intelletto umano.” La Macchina delle differenze è un congegno pensato per eseguire i calcoli e sostituirsi alle persone nell’esecuzione di questo compito. La madre non capisce la passione della figlia per le scoperte di Babbage, che ritiene “prive di fondamento e paradossali”: da questo punto di vista, Ada mostra di essere all’avanguardia, in anticipo sui tempi. Durante le sue apparizioni a Corte, Ada incontra anche William King, conte di Lovelace, che sposa nel 1835: il conte sosterrà le sue passioni e i suoi progetti fino alla fine.

Charles Wheatstone, fisico e inventore, propone a Ada di tradurre, per una rivista scientifica, la nuova presentazione della Macchina analitica realizzata da un giovane militare italiano, il capitano Luigi Menabrea. L’articolo è scritto in francese e si basa sull’esposizione che lo stesso Babbage ha fatto al Congresso degli scienziati italiani di Torino nel 1840. Babbage le suggerisce di non limitarsi alla traduzione, ma di aggiungere delle note per chiarire alcuni concetti e al termine l’articolo è tre volte più lungo dell’originale e al suo interno c’è anche il primo algoritmo pensato per i computer, per il calcolo dei numeri di Bernoulli.

Il testo si conclude esattamente come era iniziato con un riferimento alla Grande Esposizione Universale: proprio l’anno prima della morte di Ada, è stato eretto a Londra il Crystal Palace, installato a Hyde Park, uno degli esempi più celebri di architettura del ferro. Nonostante il progresso in molti campi, le proposte di Babbage per la sua Macchina analitica non vennero ascoltate, visto che la sua invenzione non trovò posto nella Grande Esposizione universale e l’inventore non trovò nemmeno i finanziamenti necessari per far andare a buon fine il progetto. 

 

COMMENTO:

Con le sue illustrazioni e con un linguaggio semplice, il libro è adatto anche ai ragazzi delle medie. La voce narrante di Ada ci illustra, senza falsa modestia, il contributo dato alla matematica e all’informatica: dalle pagine, traspare la sua passione per l’invenzione di Babbage, che – a suo dire – potrebbe rivoluzionare il mondo in cui viviamo e il nostro modo di gestire la scienza. Ada ha davvero precorso i tempi e, in questo libro, ci presenta tutto il fascino degli inizi.

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Domenica, 15 Settembre 2013 08:34

Memorie d'infanzia

TRAMA:

“Memorie d’infanzia” di Sofja Kovalevskaja è “un libro scritto da un matematico di alta classe, di prestigio indubbio, ma sotto forma narrata, autobiografico, nel quale il personaggio rivela di sé le più umane passioni” (dalla prefazione di Bruno D’Amore).

Giovane e appassionata, Sofja è la seconda figlia di una ricca famiglia che, al congedo del padre dall’esercito nel 1856, si stabilisce nella dimora di famiglia di Palibino, nella provincia di Vitebsk. Qui Sofja trascorre l’infanzia con la sorella Anjuta, di sei anni più grande e il fratellino Fedja, di tre anni più piccolo. Sofja è nata nel 1850, quando i genitori si trovavano in grandi difficoltà economiche per i debiti di gioco del padre e la sua nascita ha deluso i genitori, visto che avrebbero desiderato un maschio: per questi motivi, Sofja si sente poco amata. Con il trasferimento a Palibino, cambia l’organizzazione interna della famiglia: viene assunta una governante inglese e, in casa, ogni membro della famiglia ha i propri spazi, così separati che si incontravano tutti solo a pranzo e per il tè della sera. Miss Smith, l’istitutrice inglese che si occupa di Sofja, organizza le sue giornate in modo rigido: la sveglia alle 7, le lezioni impegnative, la marcia igienica dopo pranzo e le punizioni, che hanno più l’aspetto delle umiliazioni, nel momento in cui Sofja non si comporta come dovrebbe, come quando viene sorpresa a leggere, quando invece dovrebbe giocare con la palla, e il padre la lascia per mezz’ora in piedi in un angolo del proprio studio senza rivolgerle la parola.

Nel quadro della famiglia si inseriscono anche due zii: un fratello del papà, un anziano eccentrico ma molto colto, responsabile dell’incontro di Sofja con la matematica e il giovane fratello della mamma, per il quale Sofja nutre una vera e propria passione, tanto da ferire con un morso la compagna di giochi, colpevole di aver stuzzicato la sua gelosia. Da entrambi gli zii, Sofja sente quell’amore che ritiene di non ricevere dai genitori e ha modo inoltre di ampliare le proprie conoscenze, intrattenendosi con loro in dotte conversazioni.

La seconda metà del libro è dedicata alla sorella maggiore, Anjuta: dopo aver vissuto l’adolescenza passando da una passione all’altra, la ragazza entra in contatto con le idee che fervevano nelle grandi città e decide di dedicarsi alla scrittura. I suoi primi tentativi letterari vengono inviati, in gran segreto, a Dostoevskij, redattore di una rivista: dopo la pubblicazione del primo racconto, Anjuta ne prepara un altro, ma la lettera con la conferma dell’avvenuta pubblicazione viene intercettata dal padre, che si mostra adirato e deluso. Solo l’intercessione della madre permette ad Anjuta di continuare questa corrispondenza e di incontrare a San Pietroburgo il grande scrittore: Sofja è affascinata da lui e resta molto male quando si accorge che lui è in realtà innamorato della sorella e le chiede di sposarlo. Solo il rifiuto di Anjuta e il ritorno in campagna permette alle sorelle di rinsaldare il loro legame di amicizia.

Nel capitolo conclusivo, Sofja traccia un breve profilo autobiografico – scritto pochi mesi prima di morire – ripercorrendo le varie fasi del suo innamoramento per la matematica e rivivendo l’ostilità del padre, che nutriva “un forte pregiudizio verso tutte le donne istruite”. Era costretta a leggere di notte, alla fioca luce di una lampada, per non farsi scoprire e solo l’intervento di un proprietario terriero che abitava vicino a loro, il professor Tjrtov, che perorò la necessità che le fosse impartita un’istruzione rigorosa, le permise di cominciare le lezioni con il professor Strannoljubskj, a cui fece seguito, dopo il matrimonio con Kovalevskj, l’incontro con Weierstrass, che la prese sotto la sua ala protettrice. La laurea summa cum laude all’Università di Gottinga, la pubblicazione di uno dei suoi lavori sul giornale di Crelle – ritenuta la più seria pubblicazione di matematica in Germania – furono seguiti da un periodo di scarsa attività scientifica, visto il ritorno dei coniugi in Russia e la loro dedizione a imprese commerciali che si conclusero con il fallimento. Ripresi i giri per l’Europa, Sofja ebbe modo di incontrare eminenti matematici e di veder pubblicati alcuni dei suoi lavori; l’incontro con Mittag-Leffler, uno degli allievi di Weierstrass, le fruttò un invito a Stoccolma a tenere lezioni di matematica, dove – dopo un primo anno da privatdozent – le fu offerto un incarico stabile nel 1884. Grazie ai suoi lavori, ottenne un premio dell’Accademia delle Scienze di Parigi, per il quale le furono tributati “onori su onori”.

 

COMMENTO:

L’introduzione di Laura Guidotti permette al lettore di conoscere l’autrice, Sofja Kovalevskaja, prima ancora di cominciare a leggere le sue memorie. In questo modo, si leggono questi ricordi da bambina inserendoli in un quadro più completo e in questa visione d’insieme trovano spazio le enormi difficoltà che Sofja ha incontrato nella sua breve vita per affermarsi come matematica in un mondo dominato – e controllato – dagli uomini. Le difficoltà che incontra da bambina per farsi amare da genitori che ci appaiono troppo distanti diventano in questo modo un banco di prova per ciò che si troverà ad affrontare nella sua vita di adulta. Le cotte adolescenziali, l’amore per la matematica, nato fortuitamente grazie alla mancanza di tappezzeria in una stanza, ce la fanno sentire vicina: una bambina come tante, che legge il mondo che cambia attorno a lei, senza avere gli strumenti adeguati per interpretare ciò che vede.

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Lunedì, 19 Agosto 2013 20:14

Come appassionarsi alla matematica?

Appunti della conferenza di Giuseppe Pea di giovedì 22 febbraio 2007: COME APPASSIONARSI ALLA MATEMATICA? (Documento rilevato dagli appunti, non rivisto dall’autore)
Che cosa ci rende capaci di imparare la matematica? Perché oggi, nell’era di internet, la matematica e le discipline scientifiche rappresentano significative aree di insuccesso scolastico?
I bambini e i ragazzi  imparano la matematica attraverso il proprio vissuto fisico, attraverso il corpo che agisce nello spazio e nel tempo, attraverso le esperienze che aiutano a risolvere i problemi, ma la tendenza , oggi, pare essere quella di evitare ai ragazzi qualsiasi difficoltà per tenerli lontani da ogni possibile errore. Non è anche un modo per privarli delle opportunità che derivano dallo sbagliare?
Su questi interrogativi e sulle sollecitazioni proposte dagli insegnanti si soffermerà la riflessione di Giuseppe Pea, esperto di didattica della matematica e dell’informatica. 
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Lunedì, 19 Agosto 2013 19:59

L'ansia e la matematica

L'ansia, la matematica e la voglia di imparare, ovvero: in che misura le nostre paure possono compromettere la nostra capacità di imparare la matematica.
Tesina realizzata al termine dell'anno di ruolo, a.s. 2004/2005. 

Indice:

La sfida educativa
L'apprendimento
La matematica dal punto di vista dell'insegnante
La matematica dal punto di vista degli alunni
La rilevazione dell'ansia da apprendimento
Conclusioni

Bibliografia:

-      Gian Carlo Rota, citato in Mauro Cerasoli, Il fascino discreto di Gian Carlo Rota, cfr http://xoomer.virgilio.it/vdepetr/Art/Text10.htm
-      Federico Peiretti, La matematica fra le nuvole, articolo tratto da “La Stampa” del 19/02/2003
-      Mauro Cerasoli, Consigli per amare la Matematica, cfr http://xoomer.virgilio.it/vdepetr/Art/Text16.htm
-      Mario Di Mauro, Ricercare in educazione. Come sperimentare l’esperienza di insegnante, 2003
-      Mauro Cerasoli, Riflessioni didattiche su alcune statistiche dell’esame di stato di matematica
-      P. Merieu, I compiti a casa. Genitori, figli, insegnanti: a ciascuno il suo ruolo, Milano, Feltrinelli, 2002
-      http://cepad.unicatt.it/formazione/antonietti/SARA/rifless2.htm
-      Laura Catastini, Neuroscienze, apprendimento e didattica della matematica, cfr http://www.mat.uniroma2.it/LMM/BCD/SSIS/Neurosc/Indice.htm
-      Piergiorgio Odifreddi, La matematica del Novecento, Piccola Biblioteca Einaudi Scienza, Torino, 2000, Prefazione di Gian Carlo Rota
-      Lucangeli D., Pedrabissi L. (1997), Componenti cognitivo-motivazionali del successo/insuccesso in matematica: un’indagine esplorativa, Ricerche di Psicologia, 21, 3, pp. 59-74
-      Manuela Saccani, Cesare Cornoldi, Ansia per la matematica: la Scala MARS-R per la valutazione e l’intervento metacognitivo, Difficoltà in matematica 2/1 feb. ’05 – Erickson
-      Roberta Rizzato, Rossana De Beni, Motivazione e autostima a scuola, Difficoltà di apprendimento 10/1 ott. ’04 – Erickson
-      Brunetto Piochi, Insegnare e apprendere la Matematica, www.puntoedu.it, materiali per il corso di formazione neoassunti 2004/2005

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Martedì, 06 Agosto 2013 08:13

Le domandone di Zio Pippuzzo

TRAMA:

La storia che Leonardo Tortorelli narra in questo libro è ambientata negli anni trenta del secolo scorso, in un piccolo borgo salentino di nome Casamassella, a pochi chilometri da Otranto. I personaggi del libro sono realmente esistiti o in ogni caso l’autore si è ispirato a gente realmente vissuta a Casamassella fra le due guerre. Protagonisti del libro sono Torto-Prof., alter-ego dell’autore, insegnante di matematica e fisica in un liceo scientifico e Zio Pippuzzo, vera star del libro, un simpatico ubriacone sulla cinquantina, con una grande passione per il Primitivo di Manduria e per il cibo; vive ancora con l’anziana madre, Nonna Astolfa e con Ugo, un grasso caprone, che è stato allevato in casa ed è aggressivo e dispettoso nei suoi confronti.

Obiettivo dello Zio Pippuzzo è sempre quello di scroccare un po’ di vino e decide quindi di vincere una scommessa per avere in premio una bottiglia. La domanda che sfrutterà per vincere la bottiglia sarà “Lo zero è un numero pari o dispari?”. In tal caso, però, deve conoscere la risposta e, incontrando Torto-Prof. gli chiede una spiegazione: il professore, oltre a soddisfare la sua curiosità, ne approfitta anche per tratteggiare una breve storia della cifra.

Il secondo intervento della matematica (protagonista non dichiarata del libro) è per salvare Zio Pippuzzo dalle ire di Nonna Astolfa: il caprone Ugo ha fatto i propri bisogni sul tappeto preferito di Nonna Astolfa, un tappeto quadrato ottenuto cucendo insieme varie forme geometriche. Zio Pippuzzo, per timore che la madre incolpi lui del disastro, decide di tagliare il tappeto lungo le cuciture, di buttare il pezzo irrimediabilmente macchiato e ricucire tutto in modo da ottenere un nuovo tappeto sempre quadrato, seppur un po’ più piccolo.

In quanto appassionato di vino, Zio Pippuzzo ha sempre un contenzioso aperto con Giuanni Puticaro, l’oste del paese, che per valutare l’entità del debito si serve dei logaritmi, che poi Torto-Prof., prontamente, spiegherà allo zione per dimostrargli che il calcolo dell’oste è giusto. Ma nella sua contesa con l’oste, Zio Pippuzzo ha anche un momento di gloria: siccome Giuanni ha dichiarato che fino al pagamento del debito non finanzierà più le bevute dello zione, questi si ritrova nella condizione di recuperare in fretta e furia del contante. Per questo motivo, decide di derubare l’abitazione più sfarzosa di Casamassella, ovvero il Castello dei Marchesi De Marco. Ma una volta uscito con la refurtiva, incontra Torto-Prof. e a lui confessa il suo furto in lacrime. Per aiutarlo a risolvere i suoi problemi, Torto-Prof. suggerisce a Zio Pippuzzo di trasformare il suo debito in un credito, utilizzando il valore assoluto. Per questo lo zione restituisce il maltolto. Il giorno dopo, però, si sente in colpa per quello che ha fatto, perciò decide di andare a confessarsi da Fra’ Cicciuzzo il quale, come penitenza, è abituato ad assegnare giochi matematici da risolvere, vista la propria passione per Luca Pacioli, che cerca di emulare.

Conoscere la matematica è utile anche per non farsi imbrogliare: Zio Pippuzzo a volte lavora per Vito Cappuccio, il becchino del paese. Spesso capita che Vito convochi Zio Pippuzzo inutilmente, giusto per precauzione e quando lo zione rivendica il proprio compenso, il becchino risponde: “Tot denari al giorno disponibili diviso zero cadaveri scarrozzati, fa zero denari e quindi non ti spetta nulla. È matematica no? La matematica non è un’opinione!”, ma lo zione non è convinto di una simile risposta. Perciò decide di consultare Torto-Prof., il quale gli spiega per bene l’argomento.

L’ultima questione è sottoposta, in forma di scommessa, da Giuanni Puticaro a Zio Pippuzzo: se lo zione risponderà correttamente, l’oste gli regalerà una botte di Primitivo, ma se non riuscirà a rispondere, sarà debitore di tre mesi di duro lavoro nell’osteria.

 

COMMENTO:

Quella proposta da Leonardo Tortorelli è una storia davvero gradevole: i personaggi sono descritti con dovizia di particolari ed in modo realistico e il protagonista, Zio Pippuzzo, possiede una forte carica di simpatia. Il libro, inoltre, è corredato da numerose immagini, come istantanee della vicenda: questo aiuta a vedere i personaggi con gli occhi dell’autore, perché sono stati tutti realizzati in terracotta lavorata e decorata a mano da Antonella Merico. I quesiti proposti sono semplici, alla portata di un qualsiasi studente di scuola media, ma sono un invito ad impegnarsi un po’, anche se le spiegazioni alla fine del libro permettono anche ai più pigri di accedere alle soluzioni. È davvero consigliatissimo: le risate sono assicurate e, forse – per riflesso – anche la matematica apparirà meno ostica al termine della lettura.

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TRAMA: 
Il termine “serendipity” si riferisce ad una scoperta dovuta non solo allo studio e al talento, ma anche al caso, come è avvenuto, ad esempio, per la scoperta dei raggi X. E quanto le scoperte matematiche siano ottenute serendipicamente ci viene dimostrato dalle vicende di FU, docente universitario, protagonista del romanzo.
L’inizio è già una promessa di incontri: l’incontro con Irina, collega di storia, offre l’occasione per parlare di storia della matematica e da qui nasce l’idea di scrivere un libro insieme. La collaborazione offrirà ai due protagonisti l’occasione per incontrarsi e per approfondire la propria amicizia. L’incontro di FU con Carola, studentessa liceale che al momento ha qualche problema con la matematica, è l’occasione per FU per fare un’introduzione ai numeri reali, ispirandosi al lavoro di Dedekind, il primo a darne un’introduzione rigorosa e soddisfacente. Grazie all’intervento di FU, Carola scoprirà la propria passione per la matematica.
Tra i vari impegni, FU supervisiona anche lo svolgimento di un Seminario interfacoltà, intitolato Serendipità Matematica Elementare: per il primo incontro ha proposto lo studio delle equazioni di secondo grado, mentre l’ultimo seminario avrà come argomento la classificazione delle geometrie. Al seminario partecipano studenti di matematica alunni di FU, ma anche studenti di discipline umanistiche. Il seminario offre un’occasione di incontro, confronto e approfondimento.
Ma tra gli impegni di un docente universitario c’è anche la ricerca e una notte, FU comincia a pensare al lavoro di un australiano, sul quale sta riflettendo da settimane: guidato da una sensazione di simmetria e bellezza delle strutture, si mette all’opera e, procedendo nei calcoli, ottiene risultati interessanti. Forse il fatto che, qualche giorno prima, Irina l’abbia convinto a staccare la spina per un fine settimana ha contribuito a far progredire l’idea nella sua mente.
Nell’ultimo giorno del Convegno Matematica e Informazione, FU si sta preparando per la sua relazione: incontra il collega Morgenman, il cui intervento precederà di poco il suo. Il collega, uno scienziato piuttosto quotato in sede internazionale, si occupa di Crittanalisi e la sua conferenza, sui metodi di cifratura da Cesare ai giorni nostri è davvero interessante. FU invece parla della Combinatoria e la sua conferenza fa riferimento, in particolare, al Teorema dell’enumerazione di Pólya.
Tornato in Dipartimento, FU ha l’impressione che qualcuno lo stia seguendo e, dopo aver ricontrollato il proprio materiale – sia a casa che nello studio – ha la conferma che qualcuno ha frugato tra le sue carte. Parlandone con Irina, riesce a ricostruire i fatti e a ricordare di aver preso un foglietto, che non era il suo, proprio mentre il cameriere gli serviva un caffè al convegno, lo stesso foglietto che ora ha trovato nella propria borsa. FU e Irina riescono a decifrare il biglietto, dopodiché…
 
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COMMENTO:
Un libro che si può leggere a due livelli: come un romanzo o come un libro di approfondimento e in tal caso l’occasione ci è offerta proprio dalle numerose note che accompagnano ogni capitolo. La comprensione del testo è alla portata di un qualsiasi studente di liceo, visto che il protagonista, FU, spiega gli argomenti matematici a gente poco esperta, dalla studentessa liceale al collega di un’altra disciplina, oppure si tratta delle spiegazioni presentate in un seminario gestito da studenti universitari e aperto a un pubblico liceale. Gli autori descrivono in cosa consiste il lavoro del matematico e spiegano anche molto bene come nascono le idee matematiche e come si arriva alle scoperte, attraverso il racconto di un anno accademico del protagonista, con le sue ricerche, i suoi pensieri, i suoi incontri.
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Martedì, 06 Agosto 2013 08:08

Mate-magica

TRAMA: 
Questo libro è una raccolta di alcuni dei giochi presentati nel De viribus quantitatis di Luca Pacioli: codice cartaceo composto da 306 carte, scritto in volgare ma con l’inclusione di latinismi. Gli autori del presente libro hanno scelto i giochi delle prime due parti del libro e li hanno riorganizzati in sei gruppi, senza rispettare l’ordine cronologico di Pacioli, ma dando indicazioni precise nel testo per ricostruire la posizione nell’originale. I sei capitoli sono i seguenti:
1. Giochi matemagici: è la parte più corposa del libro – ne occupa circa la metà – e contiene 37 giochi. I giochi possono essere eseguiti con monete, dadi e carte e si basano su principi o regolarità matematiche che vengono ricostruite accuratamente dagli autori mediante delle equazioni. Ci sono giochi nei quali si invitano gli spettatori a pensare a dei numeri e, attraverso una serie di operazioni aritmetiche che vengono fatte svolgere, il prestigiatore riesce a risalire ai numeri stessi, dando l’illusione di aver letto nel pensiero. Con la moderna matematica, vediamo che sono semplici equazioni, anche se non facilmente intuibili per la dinamica del gioco. Certo è che al prestigiatore è richiesta, oltre ad una buona rapidità di calcolo, anche un’ottima memoria e, a tal proposito, Pacioli suggerisce alcuni trucchi.
2. Rompicapo e giochi topologici: da questo punto di vista, il lavoro del Pacioli è davvero all’avanguardia. Il suo libro è la prima compilazione di giochi topologici. Gli autori trattano i principali giochi, con l’aggiunta di figure di riferimento, ma reperite altrove, perché per quanto la descrizione del Pacioli sia precisa e comprensibile, senza figure diventa difficile seguire questi puzzle topologici che a prima vista sembrano impossibili.
3. Giochi di prestigio basati su principi fisici: il principio alla base dei quesiti presentati è molto semplice, ma dimostra la profonda conoscenza di Pacioli. Si tratta infatti di conoscere il baricentro di un insieme di oggetti, in relazione alle reazioni vincolari agenti sul sistema. Più volte Pacioli richiama l’attenzione sulla necessità di non svelare il trucco e, in questo caso, invita il prestigiatore a nascondere alla vista dello spettatore le azioni che si devono compiere per risolvere il rompicapo. 
4. Illusioni sensoriali: l’illusione ottica presentata è forse frutto degli studi della prospettiva che si stavano svolgendo in quel periodo. La seconda illusione sensoriale, invece, è dovuta alla complessità dei segnali trasmessi al cervello.
5. Scommesse: sono presentate due scommesse. La prima viene attribuita da Pacioli a Filippo Brunelleschi e riguarda l’abilità di mettere in equilibrio un uovo. La seconda, invece, riguarda il lancio di un ago cercando di infilzare una tavola di legno morbido posta a una certa distanza. È possibile centrare il bersaglio semplicemente inserendo del filo nella cruna: in questo modo, il filo ha una funzione stabilizzatrice che ne regolarizza la traiettoria.
6. Riscontri tra il foglio 958r del Codice Atlantico e il De viribus quantitatis: Leonardo da Vinci e Pacioli erano legati da una profonda amicizia e avevano un bel rapporto di stima reciproca, tant’è che le figure geometriche che compaiono nel De divina proportione di Luca Pacioli sono opera di Leonardo ed è molto probabile che sia stato Pacioli a istruire Leonardo in matematica. In ogni caso, alcuni dei giochi proposti nel Codice Atlantico compaiono anche nel De viribus quantitatis, con una spiegazione del tutto simile.
 
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COMMENTO:
Matematica e magia si contendono il ruolo del protagonista in questo libro, forse proprio grazie al fatto che gli autori sono un prestigiatore e due scienziati e parlano del lavoro di Luca Pacioli, un matematico poliedrico, o forse perché non si può essere prestigiatori senza conoscere la matematica e chi apprezza la matematica sa che ha degli aspetti magici. Luca Pacioli sottolinea che è facile ingannare con le illusioni i “rozzi”, gli “idioti” e le donne – in quanto inesperte di matematica e quindi non in grado di capire – ma io personalmente ritengo che la dimensione magica della matematica sia più evidente per coloro che la conoscono e la apprezzano. Questo libro può essere considerato un ponte, gettato dal XV secolo da Pacioli fino a noi, oppure gettato dalla matematica e dagli autori verso tutti gli scettici, che – con questa “autentica avventura intellettuale” – possono appassionarsi. La stessa Antonietta Mira nell’introduzione ci dice: “Attraverso questo lavoro si desidera offrire a prestigiatori, matematici, appassionati, dilettanti o anche solo curiosi di magia, un breve compendio e un’istantanea della prestigiazione nell’Italia del XV secolo.”
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Martedì, 06 Agosto 2013 08:05

Il caso, probabilmente

TRAMA: 
Il testo di tre spettacoli teatrali, che raccontano “la matematica, raccontando storie di vita, di paura e di avventura. Tre testi teatrali per esplorare il legame tra teoria e pratica e rendere la regina delle scienze un’esperienza artistica e accattivante.”
 
Il caso, probabilmente
La prima scena si ripete più volte, sempre uguale e al tempo stesso con esiti diversi: i protagonisti sono Claudio e la cognata Barbara. Claudio ha scoperto il tradimento della moglie del fratello e vuole ricattarla, ma se lei riuscirà a sconfiggerlo ai dadi, lui le restituirà i negativi e non parlerà con il fratello. 
Barbara perde la sua partita ai dadi, uccide Claudio e poi uccide se stessa, oppure uccide Claudio, ma è costretta a fuggire, oppure non riesce a uccidere Claudio e quindi deve lasciare il marito. Ultima alternativa: Barbara ha imparato il calcolo delle probabilità, vince la propria partita con il cognato, ottiene i negativi e può tornare dal marito come se nulla fosse successo.
 
Il dilemma del prigioniero
Vico e Ludo: due personaggi diversi o due facce della stessa persona? Il primo è il marito di Emma, uccisa in circostanze poco chiare. Vico ed Emma si erano ritirati in montagna per superare la morte del figlio, ma Vico ha tentato di far impazzire Emma, forse con la complicità di Ludo. O forse Ludo voleva aiutare e proteggere Emma? Comunque siano andate le cose, Ludo e Vico ora sono in galera e, se non vogliono passare lunghi anni in prigione, a causa della morte di Emma, devono trovare un modo per collaborare…
 
Parallelismi – Geometrie euclidee e non. Tre momenti drammatici
Il primo momento è rappresentato dal fallimento di due killer, che dovrebbero abbattere un aereo, ma troppo tardi si accorgono che la strada più breve tra due punti è diversa se viene tracciata su una sfera o su un piano.
Nel secondo momento, l’incontro tra un giovane allievo e un vecchio maestro presenta quello che potrebbe essere l’incontro tra Gauss, il vecchio, e coloro che hanno scardinato la tradizionale visione della geometria, negando il quinto postulato di Euclide. 
L’ultimo momento è l’incontro tra due diverse dimensioni, quella reale e quella del palcoscenico: da un lato Amleto – appartenente al mondo del teatro – dall’altro lo Spettro – appartenente al mondo reale. Lo Spettro vuole convincere Amleto della sua non realtà, ma Amleto, giustamente, ribadisce: “Chi ti dice che sei vero?”. In fondo, anche Amleto era convinto di essere vero…
 
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COMMENTO:
Rileggere questi testi, dopo aver visto gli spettacoli a teatro, aiuta a scoprire una matematica diversa e a rendersi conto di quanto essa permei la nostra vita. 
Il saggio conclusivo di Valentina Colorni, la regista, riesce ad evidenziare, con sei parole, lo stretto legame tra la matematica e il teatro: l’astrazione, che da molti studenti è considerata una delle “colpe” della matematica, è la genesi del teatro. La matematica, come il teatro, ha una sua gratuità: nell’immediato non serve a nulla – al contrario della fisica, ad esempio – ed anche il teatro non è una necessità, non è finalizzato alla spiegazione razionale della realtà. Sia matematica che teatro si basano su delle convenzioni, ovvero delle regole del gioco molto particolari, senza le quali non potrebbe esistere alcuna possibilità di comunicazione tra palcoscenico e platea, ma allo stesso modo in matematica i postulati, le definizioni e gli assiomi sono le regole del gioco. La fantasia, la creatività che permette di costruire una nuova matematica descrive nuovi mondi esattamente come l’autore teatrale. E infine analisi e sintesi, che in matematica sono fondamentali per risolvere un problema, in teatro possono essere un aiuto per esprimere meglio un argomento. 
Una lettura consigliatissima, ma ancor più consigliato sarebbe poter assistere alle rappresentazioni teatrali: anche andare a teatro può essere un modo per conoscere ancora meglio e ancor più in profondità la matematica.
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