262 - 16 marzo 2026

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262 - 16 marzo 2026

Pi day

Il pi-day è alle spalle, anche se il conto alla rovescia del sito ufficiale dell’International Day of Mathematics non è ancora stato aggiornato. Nonostante il ritardo, non posso rinunciare a condividere i contenuti che hanno arricchito il web negli ultimi giorni. Comincio con IlariaF Math, che tra un pannolino e una coccola da neomamma, si è ritagliata un po’ di tempo per registrare questo video sul pi greco. A partire dalla domanda su quale sia l’ultima cifra del pi greco, ha tracciato le tappe che hanno costellato la storia di questo numero, dalla dimostrazione della sua irrazionalità al curioso punto di Feynman, con riferimenti alla letteratura, grazie a Dante e alla Szymborska. Non è mancato nemmeno il riferimento alla musica, vista la passione di Ilaria per i Pinguini Tattici Nucleari, mentre la chiusura è stata dedicata alla storia della Giornata Internazionale della Matematica. La celebrazione della giornata da parte di Marco Reho, unmatematicoinclasse, è stata più golosa, visto che ha usato delle pizze per mostrare il legame tra pi greco e la circonferenza.

Il 14 è anche il giorno del mese nel quale esce il Carnevale della Matematica, giorno scelto proprio per ricordare il 14 marzo, ovvero il pi day. Gianluigi Filippelli ci accoglie sul suo blog Dropsea con l’indice del Carnevale: si comincia con le proprietà matematiche del 195 (e così ho imparato che 195 è un numero sfenico – e non è un errore di stampa!), proseguendo con alcune curiosità sul pi greco, proponendo i link ai contenuti pensati per il pi day e i link del mese precedente, proposti dai blogger partecipanti all’iniziativa. Anch’io ho dato il mio contributo, restando in tema pi day ed esplorando il tema della speranza, il secondo termine del binomio proposto per celebrare la Giornata Internazionale della Matematica 2026. Così il mio post si intitola Speranze e menti aperte: tutto è nato durante una lezione di analisi in quinta, parlando del punto di flesso e lasciando correre la memoria ai flessi della pandemia…

 

Compiti disastrosi

Compiti disastrosi è il titolo di uno degli ultimi video di Federico Benuzzi: durante il video, il prof giocoliere ripercorre l’esperienza dell’insegnamento, a partire da quelle verifiche che (capita!) hanno un esito particolarmente negativo. Le risposte da parte degli insegnanti si distribuiscono su un’ampia gamma di sfumature, dal negare il risultato modificando la scala di valutazione (e regalando, quindi, la sufficienza agli studenti), al riconoscimento della colpa interamente negli studenti. La risposta giusta è quella che ci propone Federico, che affronta a viso aperto il “fallimento” e ci regala una riflessione didattica. Le mie riflessioni al riguardo si arricchiscono ogni giorno con l’esperienza, nel dialogo con studenti ed ex studenti, nel confronto con i colleghi, cercando di mantenere uno sguardo obiettivo e non avendo paura di affrontare gli errori. A volte, nel riflettere sulla nostra azione didattica, siamo focalizzati sul risultato e ci mettiamo al centro del processo, dimenticando che, davanti a noi, non c’è lo studente ideale, quello cioè che, tornato a casa, riguarda quanto spiegato in classe e partecipa attivamente al dialogo educativo. Capita di riuscire a conquistarli, in classe, di riuscire a coinvolgerli, interessarli, incuriosirli, ma di fronte alla frustrazione e alla fatica necessarie allo studio, questo coinvolgimento, l’interesse e la curiosità si rivelano superficiali, o non abbastanza forti da vincere le sensazioni negative che la fatica di imparare, inevitabilmente, porta con sé. Non esiste una ricetta così efficace da garantire il risultato: non possiamo fare altro che mostrarci al meglio in classe e coltivare la nostra passione.

Ci sono alcuni contenuti con i quali è facile affascinare gli studenti. Basti pensare a questo video TED, che sembra una conferma della celebre citazione del premio Nobel Ronald Coase: «Se torturi i dati abbastanza a lungo, confesseranno qualsiasi cosa». Il video comincia sottolineando l’importanza della statistica per le organizzazioni complesse e gli Stati in particolare, visto che le decisioni vengono prese proprio basandosi sui dati raccolti intorno a un problema. Ma i dati, a volte, sono organizzati in maniera errata, come mostrato dal paradosso di Simpson.

 

Marcus du Sautoy

Nella mia rassegna, i video di Oxford Mathematics godono di un’attenzione privilegiata. In questo caso, il protagonista è Marcus du Sautoy, l’autore di L’enigma dei numeri primi. Nel primo video, parla di numeri magici, facendo riferimento a Shakespeare e al fatto che utilizzi il numero di sillabe dei suoi versi per trasmettere un messaggio: così, il passaggio dagli endecasillabi ai settenari trasmette un senso di magia e mistero. Ed è sempre du Sautoy il protagonista del secondo video, intitolato No, non lui, che parla della sequenza di Fibonacci, del legame con la musica, ma anche del fatto che, pare, la storia non è come ce la siamo raccontata e forse dovremmo smettere di chiamare questa sequenza “di Fibonacci”. Queste informazioni sono contenute nel suo ultimo libro, Blueprints, non ancora disponibile in italiano, nel quale si parla di matematica e creatività.

 

Buona matematica e buon cammino! Ci sentiamo tra DUE settimane!

Daniela

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