263 - 5 aprile 2026

NEWSLETTER

263 - 5 aprile 2026

Ci sono segmenti di vita così densi che servono giorni per processare tutto quanto è successo e questo è il motivo del ritardo di questa newsletter.

21, 22, 23 e 24 marzo

Il 21 e 22 marzo scorsi, sabato e domenica, sono stata a Vercelli per il corso di aggiornamento Giochi e Pieghe, con Paola MorandoM.L. Sonia Spreafico, docenti dell’Università di Milano. Lunedì 23 e martedì 24, invece, ho incontrato Daniele Gouthier, matematico, docente alla SISSA di Trieste e fondatore della casa editrice Scienza Express, nonché autore di numerosi libri.

Giochi e pieghe è un corso di formazione unico nel suo genere, forse perché anche Paola e Sonia sono uniche: hanno davvero una marcia in più. Cominciamo dal titolo: il termine “giochi” si riferisce alle attività proposte da Paola Morando, una strategia didattica che consolida nuove conoscenze, potenzia l’attività di recupero e mostra il lato divertente della matematica; “pieghe” si riferisce alle attività con l’origami proposte da Sonia Spreafico, che offrono un altro punto di vista sulla geometria e sono estremamente utili per risolvere problemi di ogni genere. Nel corso dei due giorni, densi di attività, i docenti sperimentano in prima persona i giochi e si mettono alla prova con le pieghe, vivendo sulla propria pelle la ricchezza dell’errore e il divertimento della matematica, favorendo una fervida circolazione di idee e generando entusiasmo. Nel corso dei pranzi e della cena, che avvengono all’interno della stessa struttura, ci si apre al confronto didattico, mettendo in comune le proprie esperienze e le proprie strategie per migliorare l’efficacia in classe.

Con le risate che ancora mi echeggiavano nella testa e nel cuore, il lunedì ho avuto modo di incontrare Daniele Gouthier, che ha scelto di raggiungere Lovere per un nuovo incontro con i lettori e gli appassionati. Per quanto mi riguarda, è stata un’occasione di confronto, visto che Daniele è una miniera di informazioni ed esperienze e, dal punto di vista didattico, una vera forza della natura, che mi ha fornito numerosi spunti di riflessione. L’occasione di questa seconda visita è stata offerta dalla pubblicazione del libro La matematica che conta, per il quale ho realizzato una cartolina-riassunto. Ne è rimasto colpito, stando a quanto ha condiviso con la sua newsletter su Substack. La cartolina ha evidenziato un aspetto particolare del libro: all’interno di ogni capitolo ci sono alcune piccole parentesi, che arricchiscono la narrazione, segnalate da icone. Ci sono le grandi idee, che sono rappresentate nel libro da dei pi greco; ci sono i casi della vita, segnalati da un piccolo grafico, che io ho scelto di rappresentare con frecce color fucsia dato che «sono situazioni quotidiane nelle quali numeri e forme ci aiutano a scegliere, capire e decidere» e, quindi, ci indicano una direzione. Ci sono infine gli intermezzi giocosi che ho rappresentato in verde come tessere di un puzzle, e che costituiscono delle sfide «per aguzzare l’ingegno e per fare un po’ di teatro a cena con gli amici», sullo stile del quesito «Una pubblicità curiosa» proposto su Substack.

La riflessione didattica è stata poi amplificata in serata, quando, incontrando un gruppo ristretto (purtroppo!) di persone, Daniele ha fatto la sua reading “Vedere l’infinito”, dove ha parlato delle dieci (undici) virtù del matematico. Questo racconto ha suscitato a tratti risate, ma ha anche offerto spunti di riflessione interessanti, come dimostravano i presenti, che annuivano con decisione, più volte, quando Daniele parlava della pigrizia del matematico o faceva riferimento all’errore.

 

Errori

L’errore sembra essere una costante in questa newsletter, visto che ne ho parlato spesso anche in passato. Questa volta prendo spunto dal video di Federico Benuzzi, che cita una domanda che gli è stata rivolta, al termine di uno spettacolo, da uno studente: Che rapporto ha lei con l’errore? Nell’errore Federico Benuzzi riconosce un’occasione per crescere, ma questa consapevolezza arriva alla fine di un percorso di crescita, perché, per sua stessa ammissione, accettare di commettere errori durante uno spettacolo non è stato facile.

Il tema dell’errore è al centro anche della seconda puntata di Percorsi, il nuovo podcast in otto puntate sulla matematica a scuola, realizzato da Mondadori Education, dalla redazione di Archimede e dall’Associazione MaddMaths! Con questo podcast, si esplorano le difficoltà in classe, si propongono cambi di prospettiva e si rimette in discussione il normale procedere dell’attività didattica. La seconda puntata si intitola “Errare è… matematico” e le ospiti sono Laura Macchi e Silvia Sbaragli, che indagano le cause dell’errore, a partire dai problemi di linguaggio e dalla paura di sbagliare degli studenti. Secondo le due docenti, è necessario creare un ambiente accogliente nel quale sia possibile esplorare il fallimento sentendosi protetti, per lasciare spazio alla creatività e alla possibilità di formulare ipotesi. Cecilia Campani, che guida il podcast, a un certo punto riassume così: «L’errore non è solo qualcosa da correggere, ma un passaggio fondamentale che le nostre allieve e i nostri allievi devono affrontare».

La prima puntata, “Io e la matematica”, contiene delle testimonianze di studenti raccolte da Pietro Di Martino e Rosetta Zan. Esplorando il rapporto degli studenti con la matematica, si evince che spesso e volentieri questo rapporto nasce dal docente, che è un fattore determinante e non può, quindi, non tener conto del carico di emozioni e della paura che investe lo studente. È illuminante la testimonianza di Federico, quarta primaria, che scrive: «Secondo me la matematica non sarebbe la stessa se la maestra fosse un’altra». Entrambi gli interventi sottolineano come la bravura in matematica non nasca solo dalle capacità dello studente, ma anche dalle relazioni che si creano all’interno della classe.

 

Non è quello che insegni…

Questo video è rimasto a lungo in attesa: mi ci sono imbattuta forse sui social o navigando e l’ho tenuto da parte per un’occasione propizia, perché il titolo mi ispirava. Si tratta di una TED talk di Gregory Chahrozian, un docente armeno, che, raccontando la sua esperienza, spiega cosa renda un insegnante indimenticabile. Fin dal titolo, infatti, si capisce che non è importante quello che insegni, ma il tipo di insegnante che sei. Non abbiamo il peso di ciò che lascerà una traccia nei ricordi dei nostri studenti, ma mentre ciò che diciamo spesso si perde (anche a ridosso delle verifiche, purtroppo!), se smuoviamo qualcosa lasciamo un segno. È una chiacchierata che può essere di ispirazione, ma che genera anche riflessione.

 

Ancora cartoline

La copertina di questa newsletter, una cartolina, potrebbe indurvi a pensare che quella per le cartoline sia diventata, per me, una vera mania. Forse non siete lontani dal vero, ma lasciate che vi racconti il percorso che ho fatto e le riflessioni che ne stanno scaturendo. Tutto è nato con la scelta di trattare come argomento di educazione civica, nella seconda dove insegno fisica, la lettura dei grafici, fondamentali per la cinematica (argomento di seconda) determinanti in matematica (a tutti i livelli) e per questo motivo trattati insieme al collega di matematica. Nella mia ricerca bibliografica, mi sono imbattuta nel libro di Donata Columbro Ti spiego il dato, che mi ha permesso di ampliare la mia idea di rappresentazione dei dati e mi ha fatto conoscere l’umanesimo dei dati, tanto da appassionarmi all’argomento. Tra le pagine di questo libro, infatti, si parla anche di Giorgia Lupi e Stefanie Posavec, autrici di Dear Data, un libro che è il racconto di un progetto che le due graphic designer hanno vissuto insieme. Il libro mostra le 104 cartoline realizzate dalle due autrici, ma non solo: fin da subito mi ha conquistato la scelta di raccontare la quotidianità attraverso i dati e ho scelto, quindi, di coinvolgere gli animatori della prossima edizione del Festival di BergamoScienza in questo percorso, dato che la data science sarà proprio al centro dei nostri laboratori. All’attivo, al momento, abbiamo 136 cartoline e un pizzico di consapevolezza in più. La cartolina si è rivelata un ottimo strumento per fermare le idee sulla carta, qualsiasi tipo di idea e non solo i conteggi che facciamo settimanalmente. Ciò che conta davvero è non lasciarsi inibire dai propri limiti grafici, perché in gioco non c’è la realizzazione di un’opera artistica, ma la volontà di raccontare i dati in modo diverso. Per questo motivo, mi è venuto naturale realizzare una cartolina sia per raccontare il libro di Gouthier che per fare la copertina di questa newsletter.

Mentre realizzavo quest’ultima cartolina, ho fatto alcune riflessioni.

Non ho mai abbandonato del tutto la scrittura a mano (adoro scrivere con la stilografica), ma la scrittura a computer mi permette di lasciare libero sfogo al mio perfezionismo, correggendo quanto realizzo fin quando arriva a un livello per me accettabile. Una cartolina, invece, non consente correzioni e, per quanto io possa realizzarne una brutta copia o una bozza, l’errore può sempre capitare e io ho scelto di non nasconderlo con la scolorina (che poi: davvero lo si nasconde?). La cartolina ti obbliga a concederti l’imperfezione, mentre la guardi e pensi che avresti potuto scrivere in modo diverso, magari più chiaro, con meno stelline, un po’ più a sinistra, e quella macchia poi… Insomma: accettare l’imperfezione è importante ed è inutile predicare la bontà dell’errore se poi non riesci ad accettarlo (e visto che gli studenti non ricorderanno ciò che ho detto ma ciò che ho fatto, ciò che sono…)

La seconda riflessione riguarda il tempo: la cartolina ti obbliga a rallentare, a prenderti il tempo necessario per pensare ciò che stai scrivendo e questo è tipico solo della scrittura a mano, più lenta (almeno per me!) della scrittura al computer. Come quando percorri a piedi un tratto di strada che abitualmente fai in auto e vedi le cose in modo diverso. Inoltre, la lentezza ti permette di assimilare e metabolizzare meglio ciò che stai facendo.

Per chi fosse interessato, o semplicemente incuriosito, dal 30 aprile al 2 agosto è possibile visitare la mostra L’umanesimo dei dati di Giorgia Lupi presso le Gallerie d’Italia a Vicenza: «All’interno della mostra raccontiamo la carriera di Giorgia Lupi, dai primi lavori firmati con la sua agenzia milanese, Accurat, fino ai recenti successi della sua carriera a New York, dove vive e lavora da più di dieci anni.»

 

Ora chiudo, lasciandovi degli speciali auguri (matematici) di Buona Pasqua, firmati da Massimo Temporelli.

Buona matematica e buon cammino! Ci sentiamo tra DUE settimane!

Daniela

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