I numeri dello sport

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I numeri dello sport

La chiamata del Carnevale della matematica è arrivata il 28 marzo, tre giorni prima della partita della nazionale italiana contro la Bosnia. Tre giorni prima della conferma della mancata qualificazione ai mondiali.

Il giorno dopo la non qualificazione, Valentina Petri, docente di italiano all’IPSIA Lombardi di Vercelli e scrittrice, ha pubblicato un post nel quale parlava di scuola e di recuperi all’ultimo minuto, tant'è che conclude il post dicendo: «Che tradotto vuol dire “ma non si può arrivare al tre giugno con un cinque e un quattro e sperare di fare una verifica ed essere promossi, ma è prima che dovevate studiare!!”. Ve l’ha mai detto una madre con la ciabatta in mano? Ecco.»

All’inizio, il tema proposto da Marco Menale “matematica e sport” stava diventando, per me, qualcosa di più simile a “scuola e sport”. Forse perché quando parliamo di lavorio lento e costante, quando parliamo di impegno, di sfida, di raggiungimento di un risultato, stiamo parlando sia di scuola che di matematica. 

(Questo concetto lo esprime meglio di me l’ottimo Grant Snider, con la striscia Mundane Excellence del 31 marzo – dove “mundane” potremmo tradurlo, secondo il Cambridge Dictionary, “very ordinary and therefore not interesting”, ovvero molto comune e perciò non interessante)

Ma ieri quando, all’ultimo minuto (!) ho preso in mano carta e penna, ho realizzato che parlando di “scuola e sport” sarei andata tragicamente fuori tema. Ho, quindi, interpellato ChatGPT, alla ricerca di ispirazione. Tra le varie proposte che mi ha fatto, ovviamente non potevo che concentrarmi sulla numero 5:

«Dati sportivi e storytelling: quando i numeri raccontano (male)
Tema meta-matematico, molto adatto a una rassegna.
1. Come si costruisce una narrazione dai dati
2. Quando i dati vengono usati per confermare una tesi
3. Differenza tra correlazione e causalità
Puoi impostarlo come:
“Lo sport è un laboratorio perfetto per imparare a leggere i dati criticamente”»

“Ovviamente” perché dalla mensola che ho davanti agli occhi spicca Dear Data di Giorgia Lupi e Stefanie Posavec, e io sono iperfocalizzata sulla data science, argomento che abbiamo scelto come tema per i nostri prossimi laboratori di BergamoScienza. Ho, quindi, cominciato la mia ricerca con la foto postata da Gianmarco Tamberi sui social in risposta ad una frase (infelice) del presidente della Federcalcio Gravina: «Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sport sono dilettantistici». 

«Nell’immagine, creata dall’IA, si vedono alcuni talenti dello sport italiano tra cui Jannik Sinner, Kimi Antonelli, Marcell Jacobs, Federica Brignone, Marco Bezzecchi, Nicolò Bulega, lo stesso Tamberi (solo per citarne alcuni) che indossano la maglia azzurra, ricalcando gli scatti che vengono effettuati alle squadre di calcio prima del fischio d’inizio di una partita.» Volevo riuscire a identificare tutti i campioni, perciò dopo OA Sport ho cercato altro, ma la sequenza di nomi era sempre la stessa. Allora ho chiesto, ancora una volta, aiuto a ChatGPT: «Capisco l’obiettivo, ma qui c’è un limite importante: non posso identificare con certezza persone specifiche presenti in un’immagine (anche se sono personaggi pubblici).» Ma io insisto e ChatGPT comincia il suo tentativo dalla fila in alto, partendo da sinistra: «Giovane con capelli rossi → probabilmente un atleta “generico” o ispirato a sport giovanili». Ma come?! Proprio Jannik Sinner, che era uno dei pochi che avevo identificato anch’io, diventa un atleta “generico”?

La pratica sportiva in Italia – Istat

Ok, cerco altri dati e alla fine mi trovo a spulciare i medaglieri dell’Italia nelle varie Olimpiadi, negli sport da “dilettanti”.

Innanzi tutto, ho scoperto che la partecipazione dell’Italia ai Mondiali di calcio del 2010 si è conclusa con un ventiseiesimo posto e nel 2014 con un ventiduesimo posto, ben lontani, quindi, dalla vittoria del 2006, segnando l’ultima partecipazione degli Azzurri ai mondiali. Comincio a raccogliere dati sulle Olimpiadi: quelle invernali si sono svolte nel 2014 in Russia, nel 2018 in Corea del Sud, nel 2022 a Pechino e nel 2026, come ben sappiamo, in Italia, tra Milano e Cortina. Ed ecco i medaglieri italiani, senza alcuna distinzione tra Olimpiadi e Paralimpiadi:

Quasi un centinaio di medaglie in dodici anni, gli stessi anni di assenza dell’Italia dai Mondiali.

E per le Olimpiadi estive?

Con le Olimpiadi di Londra (2012), di Rio de Janeiro (2016), di Tokyo (2021) e di Parigi (2024), l’Italia ha raddoppiato le sue medaglie in dodici anni: 56 nel 2012, 67 nel 2016, 109 nel 2021 e 112 nel 2024.

Alla luce di questi numeri, il confronto con il calcio è impietoso.

Non sono un’esperta di sport, ma i numeri parlano chiaro. Per quanto mi riguarda, le Olimpiadi, come i Mondiali, sono l’occasione per ascoltare storie di determinazione, tenacia, impegno e resilienza, le stesse storie che, all’indomani delle Olimpiadi di Parigi, avevo raccontato nell’articolo Non solo sport, abbinando un atleta a un matematico. Qualsiasi impresa umana, che si tratti di una fatica mentale o una fatica fisica, non può che essere espressione di forza di volontà, determinazione e grinta, mentre la squadra, dove presente, ricorda la forza della classe a scuola, e nello sport, come a scuola, non possiamo non confrontarci con l’errore, come ricorda bene Federico Benuzzi.

Forse, dopo ogni fallimento, dovremmo fare nostre le parole di Benedetta Pilato, che dall’alto del suo quarto posto dichiarava: «Questo è solo un punto di partenza». Nel mio articolo scrivevo: «Benedetta Pilato si è classificata quarta, a un solo centesimo dal podio, nei 100 m rana: l’abbiamo sempre raccontata così, che ha perso il podio per un centesimo, ma da subito dopo la gara, durante un’intervista, la nuotatrice ci racconta una realtà diversa, cambiando il nostro punto di vista al riguardo, parlando del giorno più felice della sua vita.»

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