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Newsletter (33)

“Siccome durante la settimana mi capita di leggere articoli, interviste, libri, che mi piacerebbe molto condividere con voi, ma il tempo è poco in classe – e poi ci sono le interrogazioni, le verifiche… non potremmo abolirle? =P – ho pensato di farvi avere, periodicamente (quindici giorni va bene?) una mail nella quale vi invito a leggere articoli, interviste, libri, che mi hanno colpito.” Era il 18 Settembre del 2012 e questo era l’incipit della prima Newsletter che ho inviato ai miei alunni: mai avrei pensato di arrivare a un centinaio di newsletter, in meno di cinque anni, e a 456 destinatari (perciò – al ritmo di dieci invii ogni dieci minuti – servono circa sette ore e mezza per inviarle tutte…)

Premesso che, se si potesse, sarei ancora dell’idea di abolire interrogazioni e verifiche, per lasciare spazio, oltre che ad esercitazioni più impegnative, alla matematica bella, comincio la CENTESIMA Newsletter con la puntata del 6 Gennaio scorso di Radio3Scienza, dal titolo “La mappa e la scienza”. Attraverso le mappe, possiamo orientarci e approfittarne per comprendere meglio il mondo che ci circonda: Rossella Panarese ci aiuta a fare il punto della situazione per le neuroscienze, la genetica, la matematica e l’astrofisica. Il viaggio ha inizio con Franca Tecchio, dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione, che guida l’esplorazione delle neuroscienze, per le quali mappare diventa sinonimo di riconoscere reti funzionali. Antonio Amoroso, docente di genetica medica all’Università di Torino, ci guida nella mappatura del Genoma: sappiamo ormai orientarci con una certa sicurezza, ma ancora non ci è chiaro il funzionamento di quelle parti che non codificano per proteine. Per la matematica, l’ospite è Giuseppe Rosolini, docente di logica matematica dell’Università di Genova: la mappa di Hilbert ha permesso, all’inizio del Novecento, di fare il punto della situazione, con i suoi ventitré problemi, mentre Gödel ci ha regalato la certezza di essere nel dubbio. Nell’ultima parte, Marco Bersanelli, astrofisico dell’Università di Milano, ci guida nella mappa dell’universo.

Mi è piaciuta molto anche la puntata del 3 Gennaio scorso di Radio3Scienza, “Che genere di scienza”. “Una mamma considerata una strega, un sorriso che non c’è, un harem che non era un harem, frigoriferi, una toilette da conquistare” è l’introduzione di Rossella Panarese che con Alessandra Celletti, docente di fisica matematica all’Università di Roma Tor Vergata, ci guida in un percorso scientifico di sole donne. Le cinque foto che offrono lo spunto a questo percorso le trovate proprio nella pagina dedicata alla puntata, per riuscire a capire di chi si parla, ma credo che, dopo l’ultima newsletter, non dovrebbe essere difficile individuare Vera Rubin in “una toilette da conquistare”.

“Nel 1992, sugli scaffali dei negozi, la famosa Barbie Parlante della Mattel si lamentava dicendo: ‘La matematica è difficile!’” Questo proprio non lo sapevo! Ed è l’incipit di un’intervista di Jo Boaler, docente di matematica presso la Stanford University, realizzata per The Huffington Post e ripresa da quelli di MaddMaths. Secondo la Boaler, “il modo in cui la matematica è attualmente insegnata fa sì che risulti più attraente per i ragazzi che per le ragazze.” Aver dichiarato apertamente queste sue idee ha esposto la ricercatrice a un pesante mobbing e solo parlando pubblicamente di quanto le stava succedendo è riuscita a non restarne schiacciata. “Stiamo cercando di convincere insegnanti e studenti a credere nel loro potenziale e a sentirsi entusiasti”: effettivamente, a volte ciò che ci permette di raggiungere importanti traguardi è proprio la nostra convinzione di poterli ottenere. Anche secondo Maurizio Paolini, direttore del Dipartimento di matematica e fisica dell’Università Cattolica di Brescia, “pare che gli scarsi risultati che le ragazze ottengono nei test Pisa siano correlati con alcune misure soggettive: credere di non saper risolvere i problemi di matematica (self-efficacy), l’autostima nelle proprie capacità matematiche (self-concept) e anche l’ansia e lo stress con cui si affronta la materia.” È per questo motivo che venerdì 20 gennaio si è tenuta una gara di matematica femminile a squadre, che ha coinvolto più di duecento squadre in tutta Italia, ovvero milleseicento studentesse, distribuite in ventisei campi di gara: sette ragazze per ogni squadra, alle prese con ventiquattro problemi da risolvere in due ore. Vedendo le espressioni delle mie alunne al termine della gara, posso confermare che il divertimento è stata la componente principale, ma lascerei al secondo posto l’orgoglio. Indipendentemente dal risultato, che nasce dal confronto con le altre squadre, le ragazze della mia scuola hanno sentito l’orgoglio di aver superato se stesse in una prova per la quale non si sentivano all’altezza. Le risate e la complicità che ho sentito durante il viaggio in treno al ritorno ne sono una dimostrazione.

Chissà se un domani tra tutte le ragazze che hanno saputo mettersi in gioco con questa gara ci sarà una Fabiola Gianotti. Al termine del suo primo anno alla guida del Cern viene invitata a fare un bilancio della sua gestione da Repubblica: “È stato un anno entusiasmante. Certo, mi manca non fare più esperimenti con le mie mani. È come se fossi diventata il sindaco di una città da undicimila abitanti. Ma mi ritengo fortunata, ogni sera torno a casa e posso comunque dire: anche oggi ho imparato qualcosa.” È un compito impegnativo e di grande responsabilità, ma dalle parole della Gianotti si colgono soprattutto l’entusiasmo e la voglia di divulgare la conoscenza: “Dobbiamo sfatare il tabù che la scienza, e la fisica in particolare, sia difficile e complicata.” (Forse per questo motivo è stata realizzata la mostra permanente “Extreme” presso il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano.) Eppure la presenza di donne in alcuni settori è ancora una rarità, se il lavoro di Fabiana Lanotte, programmatrice trentenne appena assunta dal governo italiano a Palazzo Chigi, per lavorare al sistema operativo della Pubblica Amministrazione, desta tanta meraviglia. Mi ha colpito una cosa nella sua intervista, un aspetto della sua vita che dimostra la grande tenacia che la contraddistingue: quando era bambina, giocava spesso con il gioco informatico “The Prince of Persia”, “Una frustrazione: sono arrivata al terzo livello solo a diciotto anni.”

Periodicamente, dal web emerge qualcuno che chiede aiuto per un problema di matematica, in genere genitori alle prese con i compiti dei figli, come è successo alla famiglia Holderness. Eppure il problema non sembra essere così difficile! Forse la mamma in questione non sapeva di poter chiedere aiuto a Chiara Burberi e a Redooc con #mammacheconta: la domanda di gennaio alla quale hanno cercato di rispondere è come gestire un brutto voto in matematica.

Per vivere una vita migliore, fai matematica, perché è in essa che potrai trovare bellezza, verità, giustizia, svago e amore, proprio le caratteristiche ritenute necessarie dagli antichi Greci per vivere una bella vita. A dichiararlo è un matematico, Francis Su: presidente uscente dalla Associazione Matematica Americana (MAA), ha sfidato la comunità matematica ad essere più inclusiva. Figlio di genitori cinesi in una città a predominanza bianca, dice di aver provato da piccolo a “comportarsi da bianco” e nel 2015 è diventato la prima persona di colore a guidare la MAA. Dopo un discorso che ha commosso molti dei matematici presenti, Francis Su è stato coinvolto in questa intervista: secondo lui la matematica ci permette di migliorare delle abilità che non riusciremmo a costruire o sperimentare in altro modo. Imparando la matematica, si impara a pensare e si sviluppa la perseveranza, si vive con ottimismo e si sperimentano la meraviglia e la gioia. Insegnare la matematica non significa preparare gli alunni a superare un Ph.D., ma insegnare delle abitudini, degli stili di pensiero, che permettano a chiunque di progredire, indipendentemente dalla carriera che sceglieranno. “Connect with people in a deep way and you’re going to draw more people into mathematics” (entra in contatto con la gente in modo profondo e coinvolgerai molta più gente nella matematica): io ci credo profondamente! Gli esempi che Francis Su presenta sono semplici e davvero vincenti: “Quando la gente impara a non generalizzare troppo, sarà davvero attenta a non pensare che se sei povero sei necessariamente privo di istruzione o viceversa. Avere un background matematico sicuramente aiuta la gente ad essere meno guidata dai propri pregiudizi.” E sul finale della sua chiacchierata, anche Francis Su parla del coinvolgimento delle donne nella matematica.

Anche Cédric Villani, direttore dell’Institut Henri-Poincaré di Parigi, racconta le sfide della matematica in un’intervista tradotta da quelli di MaddMaths: stando alle sue previsioni, “poco a poco, tutti i settori si faranno ‘algoritmizzare’ e ricorreranno sempre di più alla matematica”, dalla medicina alla finanza, dalla cultura all’energia. Nel corso dell’intervista, non si parla solo di alta matematica, ma anche dei mediocri risultati delle scuole nei test OCSE-PISA del 2016 e della necessità di rimotivare e valorizzare il lavoro degli insegnanti. Ricorda inoltre che nel 2020 aprirà la Maison des mathématiques, che “contribuirà ad avvicinare in modo ludico, concreto ed interattivo la matematica e la società”.

Concludo questa impegnativa CENTESIMA newsletter con la galleria fotografica delle onde ghiacciate in Massachusetts e in Siberia, visto che siamo ancora in pieno inverno!

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela

All’età di 88 anni, a fine dicembre, è scomparsa Vera Cooper Rubin, astronoma statunitense conosciuta come Dark Lady, in quanto responsabile della scoperta della materia oscura. In tanti avrebbero voluto il Premio Nobel per una donna che, durante la sua carriera, non ha solo aperto la strada a un nuovo universo, ma ha anche cambiato il ruolo della donna nella scienza. Per questo motivo, Radio3 Scienza le ha dedicato la puntata del 27 dicembre scorso, condotta da Roberta Fulci con la partecipazione di Piero Bianucci, giornalista scientifico, editorialista de “La Stampa” ed autore di “Storia sentimentale dell’astronomia”. Mi ha molto colpito un aneddoto raccontato da Piero Bonucci, che dimostra come le grandi rivoluzioni avvengano a volte con piccoli passi: nel 1965, Vera Rubin aveva bisogno di accedere al telescopio di Monte Palomar, all’epoca il più grande del mondo, con i suoi 5 metri di diametro. Purtroppo, per accedere al telescopio, era necessario compilare un modulo sul quale, in calce, era scritto: “A causa della limitazione dei servizi non è possibile accettare domande presentate da donne”, rifacendosi al fatto che c’erano servizi igienici solo per gli uomini. Vera Rubin, nel presentare la sua domanda, ha aggiunto alla scritta, in matita, “di solito”: la sua trovata ha divertito il funzionario preposto alla selezione dei richiedenti e quindi la Rubin ha avuto accesso al telescopio. Non dimentichiamo che l’accesso delle donne all’astronomia, anche nell’ultra democratica America, non era facile: le fu negato l’accesso a Princeton per il dottorato sul finire degli anni Quaranta e per le donne non è stato possibile accedervi fino al 1975. Al di là di tutto, ricorderei il consiglio di Vera Rubin durante la cerimonia di consegna dei diplomi del 2011 al College of Arts and Science di Washington: “My best advice is to do what you want. You should listen to what everyone tells you and then decide what it is you really want to do and go ahead and do it” (il mio migliore consiglio per voi è di fare ciò che volete. Dovreste ascoltare ciò che gli altri vi dicono e decidere poi cosa realmente volete e procedere con questo).

Chissà se Vera Rubin ha mai aiutato i suoi figli nei compiti: secondo Chiara Burberi di Redooc “c’è un rapporto inversamente proporzionale tra il coinvolgimento dei genitori nei compiti a casa ed il risultato accademico dei figli. Infatti, l’obiettivo dei compiti a casa è favorire la responsabilità e l’autonomia”. D’altra parte, è vero che non è sempre facile affrontare l’ansia per una verifica o per un esame, ma bisogna ricordare – ed è sempre Chiara a parlare – che “la matematica è come lo sport, è alla portata di tutti: più ti alleni, più sudi, più ti diverti”. Mi piace soprattutto l’ultimo consiglio di Chiara, perché a volte si pensa, erroneamente, che la nostra vita sia fatta a compartimenti stagni, quindi non comunicanti tra loro, eppure anche l’alimentazione, il sonno o il tempo speso per giocare con i videogiochi possono avere un peso nella riuscita scolastica. E devo dire che, in termini di ansia, avrò bisogno di qualche consiglio anch’io, se esce fisica alla maturità dello scientifico: a volte i titoli dei giornali non aiutano, se pensiamo all’ultimo di Repubblica che sembrava far pensare ad una decisione già presa, ma quelli di MaddMaths affrontano il discorso più seriamente e, dopo la pubblicazione del Documento della Commissione Italiana per l’Insegnamento della Matematica, di cui abbiamo già parlato, hanno lanciato un dibattito sull’Esame di Stato 2017. Il vero problema della seconda prova dell’Esame di Stato, sia essa fisica o matematica, è l’elevato grado di difficoltà, come esplicita molto bene il prof. Ivan Cervesato, del Liceo Scientifico Einstein di Milano, nella petizione che ha lanciato online: “il livello delle richieste appare decisamente sproporzionato in relazione a quanto è ragionevolmente possibile svolgere in aula”. Probabilmente, al momento della CENTESIMA Newsletter, sapremo qualcosa di più preciso…

Al di là della scelta o meno di fisica, si viene assaliti da un grande sconforto, leggendo i commenti antiscientifici che imperversano sui social e, in genere, nel web ed ecco perché Roberto Burioni, virologo milanese in prima linea nella lotta al movimento antivax, ha scelto di cancellare dalla sua pagina Facebook i commenti di alcuni suoi contatti: “Parlo solo con chi ha studiato, la scienza non è democratica”. La sua scelta è stata sostenuta o criticata, a seconda dei casi, ma dal mio punto di vista è vero che sulla scienza non ci può essere un dibattito ed è anche vero che la spesa di Burioni, in termini di tempo, per portare avanti la divulgazione scientifica (più che altro per combattere l’ignoranza scientifica) è ingente e non stupisce che abbia perso la pazienza, soprattutto quando i commenti in questione erano di tipo razzista. Secondo il blog Scientificast, la divulgazione è una necessità – come dar loro torto? – ma è più democratica di quanto si pensi.

Per concludere, alcuni suggerimenti di lettura. Comincio con “L’uomo che credeva di essere Riemann”, scritto da Stefania Piazzino: il thriller è davvero coinvolgente e la competenza con cui l’autrice affronta un tema così impegnativo come l’ipotesi di Riemann ci permette di capirla fino in fondo, attraverso metafore e storielle. Interessante l’incipit: la mail di Eugenio Donecan che dà avvio a tutta la storia è stata scritta realmente e proprio nel 1997 in occasione di un pesce d’aprile. L’autore era Enrico Bombieri, l’unica medaglia Fields italiana. Si parla di Riemann anche nel libro di Chiara Valerio “Storia umana della matematica”: “Penso che la matematica sia una disciplina molto umana, perché ha a che fare con il fallimento. Tutti i matematici sanno che, se fanno bene, ciò che fanno sarà completato da altri, quando loro non ci saranno più”. Il fallimento non è solo il tema dell’intervistadi Chiara Valerio per la rivista “Formiche”, visto che il libro stesso è pervaso da questo tema, a partire dal fallimento dell’autrice che l’ha poi spinta verso la matematica.

Gli altri suggerimenti di lettura sono rivolti ai più piccoli: Einstein genio senza confiniè un libro della collana “Grandissimi” della casa editrice EL. La collana ha come età minima di lettura i sette anni e questo libretto in particolare è la biografia di Einstein, con una spiegazione dei celeberrimi articoli del 1905 alla portata anche dei più piccoli. Altrettanto interessante è la collana “Lampi di genio” di Editoriale Scienza, interamente scritta e illustrata da Luca Novelli. Il primo testo è Archimede e le sue macchine da guerra, per il quale c’è anche la puntatadella serie televisiva “Lampi di genio”, ideato, realizzato e condotto dallo stesso Luca Novelli per Rai Educational e trasmesso da Rai 3. (C’è anche un simpatico cartone animato per raccontare l’Eureka di Archimede, realizzato da Ted-Ed, che è possibile visionare con i sottotitoli in italiano). Il secondo testo è Pitagora e il numero maledetto, mentre il terzo è dedicato a Marie Curiee per questo c’è anche la puntatatelevisiva. L’ultimo consiglio di lettura è ancora opera di Luca Novelli, ma questa volta il libro appartiene alla Collana “I genietti di Valentina” e si rivolge a bambini dai 6 ai 10 anni: “Ciao, sono Zero” è il titolo. La storia dello Zero attraversa i secoli della storia dell’uomo e, come sempre, è raccontata in prima persona, è illustrata da Novelli e si conclude con un dizionarietto, che è al tempo stesso un riassunto di quanto indagato durante la lettura.

Come al solito, con la newsletter di inizio anno, chiudo con il calendario di Rudi Mathematici!

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela

Math is in the air, blog divulgativo sulla matematica applicata, ha intitolato una delle proprie rubriche “Lo sapevate che...”: attraverso essa propone una “serie di aneddoti e curiosità (vere o presunte) sulla matematica”. L’articolo in questione è dedicato a Gauss, Galois e Riemann. Il primo aneddoto è il celeberrimo episodio del novenne Gauss, al quale il maestro aveva chiesto di sommare tutti i numeri da 1 a 100. Nel blog “Gli studenti di oggi – la scuola dal punto di vista di un prof di matematica”, c’è una dimostrazione della formula fatta con… apparentemente un albero di Natale! Di Galois, morto giovanissimo nel corso di un duello, si dice che abbia litigato con la commissione esaminatrice dell’Ecole Polytechnique: “leggenda vuole che considerasse gli esercizi di matematica banali e non interessanti e che quindi si rifiutasse di risolverli; esasperato dall’esaminatore che gli voleva imporre di risolvere quegli esercizi, egli gli avrebbe scagliato contro il cancellino utilizzato per pulire la lavagna.” Un gesto di stizza che non faccio fatica a capire! E per quanto riguarda Riemann? Basterebbe già il fatto che la celebre ipotesi che porta il suo nome rappresenti l’ottavo dei problemi che Hilbert elencò nella conferenza dei matematici del 1900. L’aneddoto in questione è legato più all’ipotesi che a Riemann: è il famoso pesce d’aprile di Enrico Bombieri, l’unica Medaglia Fields italiana. Dalla medaglia Fields al premio Nobel, il passo è breve, visto che la medaglia viene spesso indicata come il premio Nobel della matematica e il motivo è presto detto: non esiste il premio Nobel per la matematica. “Leggenda vuole che il signor Nobel abbia escluso la matematica dalle discipline degne di un premio per gelosia”.

Un aeroplano tra le stelle marine, un Babbo Natale con lo zaino pieno di soldi, una ballerina in un mare di fenicotteri rosa, giochi logici, … sono i protagonisti della “carrellata di giochi, illusioni ottiche e indovinelli che metteranno alla prova la tua capacità di ragionare, la prontezza e la perspicacia”, offerta dal Corriere della Sera. E nell’immagine offerta dall’Independent: quanti triangoli riuscite a trovare? Io sono arrivata a 24…

Nei primi giorni di dicembre sono stati resi noti i risultati dell’indagine OCSE-PISA 2015 (Programme for International Student Assessment), l’indagine internazionale triennale volta a valutare le competenze dei quindicenni in scienze, matematica e lettura, cui hanno partecipato 72 paesi. I risultati italiani sono leggermente inferiori alla media dei Paesi Ocse, ma migliori dell’edizione precedente. Continuano inoltre ad emergere differenze significative tra le varie regioni e tra i generi. Il quotidiano La Stampa sottolinea anche altri aspetti: “i nostri quindicenni studiano in media 50 ore alla settimana (metà di lezioni, metà a casa) rispetto a 36 per i finlandesi e 41 per i giapponesi. Con risultati sensibilmente inferiori.” Spulciando tra i risultati, si evidenzia il fatto che c’è “una differenza addirittura di 40 punti (30 sono l’equivalente di un anno scolastico in ritardo) nella preparazione nelle scienze a favore degli studenti delle scuole pubbliche rispetto alle private, a parità di condizioni socio-culturali.” In altre parole, “In Italia il privato si conferma come scappatoia per gli studenti meno bravi”, osserva Francesco Avvisati, analista Ocse per il Pisa. Anche l’Unione Matematica Italiana (UMI) e la Commissione Italiana per l’Insegnamento della Matematica (CIIM) hanno riservato grande attenzione ai risultati dei test. MaddMaths ci presenta il commento di Roberto Tortora, Presidente della CIIM, che evidenzia il significativo e costante miglioramento nell’ambito della matematica: “Un trend positivo così prolungato dei nostri studenti non può che lasciarci soddisfatti e non può essere certamente attribuito al caso.” Purtroppo, il miglioramento in matematica non è accompagnato dallo stesso trend nelle altre materie e continuano a registrarsi significative differenze di genere, “più marcate di quanto non siano negli altri Paesi partecipanti”. Ci sono analisi ancora più approfondite da fare, nel prossimo futuro, indagini che permettano di riconoscere le cause che hanno portato a certi risultati, perché solo in questo modo si potranno prendere iniziative di successo. Il nostro trionfo in ambito scientifico è evidenziato anche dai fondi appena distribuiti dallo European Research Council, che ha selezionato i 314 migliori ricercatori del continente. I fondi sono stati erogati a giovani scienziati e l’Italia “si conferma come uno dei paesi più competitivi d’Europa”, peccato però che la maggior parte dei ricercatori premiati lavori all’estero. “Di nazionalità italiana sono 38 vincitori su 314 (prima di noi c’è solo la Germania con 50). Ma solo 14 ‘campioni’ giocano in patria”. Anche nel caso dei fondi distribuiti dallo ERC, si evidenzia una differenza di genere: il 72% dei vincitori è di sesso maschile.

In controtendenza, per le differenze di genere, è la vicenda di Sabrina Pasterski, che l’Huffington Post definisce “erede di Albert Einstein”. Ha 22 anni ed è laureata al Massachusetts Institute of Technology di Boston, ora dottoranda ad Harvard. “Le sue ricerche potrebbero cambiare radicalmente la concezione che i suoi illustri predecessori hanno dato dell’Universo.” E Sabrina è consapevole del proprio valore: nell’intervista con Scientific American tre anni fa, alla domanda “Dove ti vedi tra dieci anni?” Sabrina ha risposto “Sulla copertina di Scientific American!”. Direi che ha le idee chiare!

“Alla scuola ebraica non si riusciva a immaginare che ci fosse qualcuno che non facesse domande: sarebbe stato un allievo inutile. Invece, chi non era d’accordo con qualcosa che aveva spiegato un professore, alla fine della lezione lo poteva dire e gli era richiesto di tenere lui stesso una lezione, alla sua classe o a quelle vicine, con la sua bibliografia o con una bibliografia che gli suggeriva il professore: insomma era una scuola di alto profilo.” In questo articolo de Il Sole 24 Ore, si parla della scuola fondata dalla comunità ebraica di Roma, dopo il varo delle leggi razziali del 1938, che impedirono a ragazzi e insegnanti ebrei di accedere alle scuole di tutta Italia. Era la scuola in cui insegnò per la prima volta Emma Castelnuovo e ci viene raccontata da Carla Degli Esposti e Nicoletta Lanciano nella biografia della Castelnuovo, di cui si è già parlato in una delle ultime Newsletter. “Leggendola si comprende perché le grandi rivoluzioni in campo educativo siano così rare. Nel corso di un secolo si contano sulle dita delle mani perché, per rovesciare con audacia e radicalità pensieri, concezioni e comportamenti stratificati nel tempo e in quel bradipo abitudinario a cui troppe volte somiglia la scuola, ci vogliono condizioni eccezionali e un’audacia individuale visionaria.” Al di là del riferimento alla biografia, di cui appunto si è già parlato, mi piacciono le caratteristiche della Castelnuovo che Il Sole 24 Ore mette in evidenza: “La sua lungimiranza fu tale che molte sue invenzioni didattiche vengono ora avvalorate dai più recenti studi nel campo delle neuroscienze, che confermano quanto lavorare sulle trasformazioni continue con materiali dinamici aiuti chi ha maggiori difficoltà a costruire e a far propri i concetti di struttura e classificazione.”

In questo periodo, si moltiplicano i concerti e la musica natalizia invade la nostra vita e Redooc cita Leibniz, “La musica è il piacere che la mente umana prova quando conta senza essere conscia di contare”, nel suo articolo dedicato a Musica e Matematica, discipline legate sin dall’antichità. Da Pitagora a Bach, il passo non è così lungo come si potrebbe pensare, visto che i canoni del famoso musicista vengono equiparati a delle traslazioni orizzontali. Ma Bach è andato ben oltre, con la complessità musicale e, quindi, matematica delle sue opere: ha proposto il canone cancrizzante o inverso, che può essere descritto attraverso il nastro di Möbius. E questo apre la strada a nuove metodologie didattiche… lo stile di Emma Castelnuovo è sempre all’opera.

Matematica ovunque… come nell’architettura di Zaha Hadid: il Science Museum di Londra ha inaugurato una galleria dedicata alla matematica, disegnata proprio da Zaha Hadid con le equazioni del flusso dell’aria utilizzate in aeronautica. Le foto sono spettacolari: sembra che la matematica abbracci il visitatore ed effettivamente in questo modo il museo “evidenzia il ruolo centrale della matematica nelle nostre vite e indaga come i matematici, i loro strumenti e le loro idee abbiano contribuito a costruire il mondo moderno nel corso degli ultimi quattro secoli.”

Concludo questa Newsletter natalizia con l’ultimo video di Lorenzo Baglioni e de I Supplenti Italiani: è un Rap trigonometrico!

 

Buona matematica e buon Natale! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela

Una delle cose che più mi spaventano nel mondo attuale è la mancanza di cultura scientifica, intesa come incapacità di leggere la realtà con sguardo scientifico. Nei giorni scorsi, ha espresso molto bene questo mio punto di vista il blog di Helter Skelter: “della scienza non ne capiamo il linguaggio, il metodo, il modo di procedere, mentre il modo di proporsi delle pseudoscienze è per sua natura più diretto, apparentemente meno ambiguo, rassicurante e immediatamente comprensibile, e per questo accattivante”. D’altra parte, le conclusioni scientifiche sembrano essere ricche di dubbi, “mentre la pseudoscienza non dubita mai”. Ci si dimentica di partire dai fatti, come nel caso citato dall’autore del blog: sembra che le opinioni contino di più, soprattutto se espresse con convinzione! Alcune discussioni non dovrebbero nemmeno nascere, nel momento in cui si partisse davvero dai fatti ed ecco perché trovo estremamente difficile rispondere a chi non ha il mio stesso tipo di pensiero, scientifico. “Imparare a porsi in modo critico di fronte alle cose”… non si può ambire che a questo, altrimenti succederanno cose tipo questa: nel 1897 il matematico dilettante Edwin J. Goodwin ha presentato un progetto di legge, il n° 246, all’Assemblea Generale dell’Indiana, il cui obiettivo principale era di stabilire un metodo per quadrare il cerchio, imponendo alla costante matematica pi greco un valore errato. Sembrerebbe fantascienza, tanto è assurdo… e invece è vero!

Nel post di Helter Skelter si parla anche del programma di fisica del liceo scientifico, attualmente alla ribalta per la (probabile) scelta di fisica come argomento di seconda prova da parte del Ministero dell’Istruzione. MaddMaths nei giorni scorsi ha proposto il documento della Commissione Italiana per l’Insegnamento della Matematica sulla questione dell’esame di Stato. Il documento dichiara: “destano sicuramente preoccupazione le simulazioni della prova scritta di fisica finora proposte dal MIUR”. Sfasate rispetto ai livelli di apprendimento degli alunni e calibrate solo per verificare i livelli di competenza alti, le prove proposte dal ministero preoccupano davvero gli insegnanti delle quinte liceo scientifico come me… Claudio Bernardi, della Sapienza, ha avuto spazio su MaddMaths per un suo personale commento, che comincia con il riconoscere l’equilibrio e la condivisibilità del documento della CIIM.

Senza dubbio, la matematica continua ad apparire come la materia più ostica, tanto che l’Università di Padova ha realizzato un software interattivo, disponibile su Internet, dal nome “I bambini contano”. “L’App permette ai bambini di scuola primaria e secondaria di sviluppare l’intelligenza nella combinazione dei numeri”. D’altra parte, se la matematica è così terribile da spaventare persino i fisici, non c’è da stupirsi se la gente comune ne è terrorizzata…

Eppure la matematica è il segreto nascosto: “Math is the hidden secret”, è la chiacchierata per Ted di Roger Antonsen, logico, matematico e informatico, registrata a Oslo nel gennaio del 2015. La matematica ha a che fare con gli schemi e la chiacchierata è in realtà una carrellata di immagini e curiosità riguardanti proprio gli schemi della matematica. Ma ci sono soprattutto parecchie metafore, analogie, racconti che rendono la comprensione della matematica possibile, attraverso un cambio di prospettiva, lo stesso cambio di prospettiva che, con l’empatia, ci permette di capire i sentimenti degli altri. D’altra parte, per capire qualcosa profondamente, bisogna avere la capacità di cambiare la propria prospettiva e il cambio di prospettiva rende la mente più flessibile e aperta ad ogni cosa. Una chiacchierata da non perdere…

Francesca Dominici è una delle migliori al mondo nel campo della statistica applicata alla medicina: insegna biostatistica all’Università di Harvard e ha inventato un metodo innovativo che ha cambiato l’analisi statistica in medicina. Francesca ha dimostrato fin da subito il proprio valore, tanto che “per convincerla a restare nel 1999 chiamarono anche quello che allora era il suo compagno (oltre che un collega) e ora suo marito, Giovanni Parmigiani.” Con le sue ricerche, la Dominici è riuscita a influenzare le politiche sanitarie americane, perché ha dimostrato che “i livelli massimi di inquinanti atmosferici stabiliti dall’Agenzia per la protezione ambientale statunitense non erano innocui come si pensava”. La ricercatrice è riuscita anche a dimostrare che il rumore ha una correlazione con l’aumentato rischio per le malattie cardiovascolari. Quarantasette anni non è solo l’età di Francesca Dominici, ma anche gli anni di attesa per Margaret Hamilton prima di ricevere la medaglia presidenziale della libertà, ovvero la più alta onorificenza civile degli Stati Uniti, per aver guidato “il gruppo di scienziati che svilupparono il software di bordo per il Programma Apollo, garantendo il buon esito dell’allunaggio”. E pensare che la gestione del software in questione era spesso affidata alle donne, “perché ritenuto una specializzazione di minore importanza”. Insomma, cambia l’anno, ma le discriminazioni subite da Margaret Hamilton sono le stesse di cui ha parlato Francesca Dominici nella sua intervista. Interessante il fatto che le donne, per rendere indistruttibile la memoria di lettura, intrecciavano cavi in rame della ROM attorno a una serie di anelli magnetici: praticamente cucivano a mano!

Quando si parla di discriminazioni, non si può non far riferimento a Emmy Noether, “la ‘mamma dell’algebra’ in una società ingiusta”, è il sottotitolo di un post del marzo 2014 di Giovanni Boaga, pubblicato su “Archeologia e Cultura”. “Le convenzioni sociali che volevano la donna impegnata in altre faccende e i pregiudizi sulle capacità intellettive femminili, soprattutto in campi ardui come la matematica, hanno sempre giocato un ruolo determinante e forse, anche se in misura minore, lo giocano ancora oggi nel creare un clima sfavorevole all’impegno delle donne nella ricerca di punta.” Come non ricordare uno dei recenti articoli di Piergiorgio Odifreddi, condiviso anche nella Newsletter #95?

Dopo il pi-day, che si celebra il 14 marzo (3.14 in notazione anglosassone), ora abbiamo anche il Fibonacci day, 1.1.2.3, le prime quattro cifre della sequenza di Fibonacci corrispondono all’11.23, ovvero al 23 novembre. A parte alcune inesattezze, l’articolo crea l’occasione per imparare qualcosa di nuovo e per rivedere il celebre filmato di Cristobal Vila, con la musica di Wim Mertens, “Often a bird”.

Recentemente ho letto “Storia di pi greco”, scritta proprio da P. Greco, ovvero Pietro Greco: “Pietro Greco ha setacciato tutta la storia della matematica, lo dimostrano le numerose citazioni di Kline e Boyer, alla ricerca del pi greco e questo dimostra come lo studio di pi greco sia stato un presenza costate nel percorso di ogni matematico”. Per oltre venticinque anni giornalista ed editorialista scientifico de “L’Unità”, Pietro Greco dichiara, in una sua intervista al blog MathIsInTheAir di essere sempre stato incuriosito da pi greco. Forse il fatto che l’autore si sia divertito mentre preparava il libro è la chiave di volta del successo di questo libretto. Mentre nella prima parte, l’autore risponde a domande inerenti la propria pubblicazione e l’intervista diventa di fatto una recensione, nella seconda parte “l’autore risponderà a domande sulla sua professione di giornalista scientifico, sulla divulgazione in Italia, sull’insegnamento e molto altro”. Interessante e condivisibile quanto Pietro Greco dice agli studenti che stanno pensando di iscriversi ad una facoltà scientifica: “È solo sulla conoscenza e, in particolare, sulla conoscenza scientifica che possiamo costruire non solo un futuro migliore, ma anche socialmente più equo ed ecologicamente più sostenibile. Suggerisco, tuttavia, di coltivare sempre la propria curiosità a 360 gradi, e il proprio spirito critico. Curiosità e spirito critico sono i caratteri essenziali dell’attività scientifica”.

E non è certo la curiosità che manca a Baldo, il protagonista di “Galileo Galilei esploratore del cielo”, il libretto di Annalisa Strada edito da Casa Editrice EL e dedicato ai bambini dai sette anni in su. La storiella non è biografica, ma permette un incontro con Galileo Galilei a un altro livello, più adeguato al sentire dei bambini.

Il numero 21 di Asimmetrie, la rivista dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, è in spedizione in questi giorni: “racconta quali sono gli scenari possibili delle ricerche nella fisica delle particelle dei prossimi anni.” Se non avete ancora fatto la richiesta dell’abbonamento gratuito, è il momento giusto per procedere con la vostra iscrizione nei database dell’INFN.

Chiudo in musica con la canzone dei Counting Crows, “Einstein on the beach”…

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela