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Newsletter (63)

Il 28 settembre scorso (giorno di pubblicazione della scorsa newsletter), al Cern di Ginevra, Alessandro Strumia, professore associato all’Università di Pisa, collaboratore di INFN e CERN, durante un convegno dal titolo “Workshop on High Energy Theory and Gender”, pur non essendo tra gli oratori, ha tenuto una conferenza dal titolo “Experimental test of a new global discrete symmetry”. Chiara de Fabritiis, coordinatrice del gruppo pari opportunità dell’Unione Matematica Italiana, ha commentato l’evento per quelli di MaddMaths! e il titolo della sua risposta, pungente ma giusta, è già un programma: «Sensazionale scoperta di un docente pisano: gli uomini in fisica sono discriminati». Come sottolinea la Fabritiis, manca una «prova rigorosa ottenuta tramite esperimenti falsificabili», ma non solo: Strumia mette in dubbio la professionalità di due colleghe, una commissaria e l’altra vincitrice di un concorso dell’INFN da lui sostenuto. Sotto lo pseudonimo di Nikolai Vavilov, anche Andrea Giammanco si esprime riguardo alla vicenda: «Dal punto di vista del CERN e dell’INFN, la cosa più grave non è ciò che ha detto sul problema di genere ma il fatto che a circa metà della presentazione è diventato un agguato verbale a due colleghe (quella che ha vinto un concorso al posto suo e quella che era tra i commissari, vedasi slide #15), con tanto di dito fisicamente puntato verso di loro (erano entrambe presenti e una era tra gli organizzatori […]). La rimozione delle slide era una misura di protezione legale visto che la slide con i nomi delle due costituisce diffamazione.». La reazione del CERN fa proprio riferimento all’inaccettabilità di questo attacco: «CERN, like many members of the community, considers that the presentation, with its attacks on individuals, was unacceptable in any professional context and was contrary to the CERN Code of Conduct. It, therefore, decided to remove the slides from the online repository». Anche l’INFN è stato chiaro nella sua condanna, soprattutto considerando che Strumia stava parlando di un concorso interno all’ente: «Il prof. Strumia ha fatto, per di più in un contesto pubblico internazionale, affermazioni lesive dell’immagine dell’ente e, cosa ancor più grave, discriminatorie e apertamente lesive della reputazione di ricercatrici e ricercatori dipendenti e associati all’INFN, in violazione delle norme del Codice etico e del Codice di comportamento per la tutela della dignità delle persone dell’Istituto».

A conferma della forte disparità in ambito scientifico, in termini di genere, l’assegnazione del Premio Nobel per la fisica a Donna Strickland, permette di sottolineare che è solo la terza donna a ricevere il premio per la fisica, a distanza di soli 55 anni da Maria Goeppert-Mayer (ecco un fumetto davvero bello per avere un’idea del suo percorso), che a sua volta era stata preceduta, 60 anni prima, da Marie Curie. Ma per ogni Nobel assegnato a una donna, ce n’è uno perso: infatti, non è andata altrettanto bene a Jocelyn Bell, che scoprì le stelle pulsar, mentre, giovane studentessa, studiava a Cambridge nel 1967. «Il risarcimento è arrivato dopo quasi mezzo secolo: 3 milioni di dollari», a tanto ammonta lo «Special Breakthrough Prize», un premio finanziato dalla Silicon Valley. La cosa buffa, inoltre, è che il professore, Antony Hewish, che poi vinse il Nobel, aveva messo in dubbio la sua scoperta, ritenendola un’interferenza radio artificiale. I tre milioni del premio saranno donati «per finanziare gli studi scientifici delle ragazze: la causa per cui si è battuta per il resto della sua vita.»

La recente intervista di Vincenzo Barone, rettore della Normale di Pisa, ha riacceso i riflettori sull'argomento: «Ogni volta che si tratta di valutare o proporre il nome di una donna per un posto da docente, si scatena il finimondo.» Bisogna davvero far contare solo, come dice più avanti lo stesso rettore, «merito, studio, competenza». Sempre riguardo alle disparità di genere, mi ha colpito il post di Amedeo Balbi, professore associato di astronomia ed astrofisica all'Università di Roma Tor Vergata: parla della sua bambina e della difficoltà, fin da piccola, nello scegliere liberamente quali passioni coltivare. Sono stata una bambina negli anni Settanta e ho sempre ricevuto solo bambole e stoviglie in regalo, ma a me piaceva giocare con i Lego e con i soldatini. «Per quanti sforzi stiamo facendo per cambiare le cose, mille segnali impliciti continuano a trasmettere il messaggio che ci sono cose da maschi e cose da femmine, e la scienza è una cosa da maschi.» Che la scienza sia una cosa da maschi ce lo ricorda anche Luca Perri nell'introduzione del suo ultimo libro, Errori galattici: Luca ci parla dell'identikit dello scienziato, “vecchio”, “trasandato”, “povero in canna”... «Insomma, per i giovani gli scienziati sono un gruppo di disadattati sociali. Ma, soprattutto, un gruppo di uomini.»

A proposito di giochi per bambine, anche una bambolina come la Barbie, spesso criticata proprio per gli stereotipi femminili di cui è stata ritenuta veicolo, può in qualche modo diventare messaggio di inclusione e diversità. «D’altronde la sua stessa creatrice, Ruth Handler, alla fine degli anni Cinquanta sosteneva di aver creato questo nuovo tipo di giocattolo affinché “le bambine potessero immaginare di essere tutto ciò che desideravano”». Avevo già parlato di una Barbie con le sembianze di Katherine Johnson, una delle protagoniste della corsa allo spazio degli USA e ora anche Samantha Cristoforetti, prima donna italiana nello Spazio, ha ricevuto una bambola con le sue sembianze: «Spero sia d'ispirazione per far capire alle bambine che devono sognare senza porsi limiti che non hanno ragione di essere.»

«La matematica, vista nella giusta luce, possiede non soltanto verità ma anche suprema bellezza – una bellezza fredda e austera, come quella della scultura.» La citazione di Bertrand Russell apre il filmato Beauty of Mathematics, probabilmente già condiviso in passato proprio su queste pagine, ma quando ho visto (di nuovo) il fiocco di neve di Koch o l’albero descritto da un frattale, non ho resistito. Come dimostra una delle ultime recensioni condivise sul sito, «Nel mondo dei frattali» di Benoit Mandelbrot, la mia testa è ancora piena di frattali, vista l’esperienza del XVI Festival di BergamoScienza, che si concluderà domenica 21 ottobre. Dopo aver aperto il link sulla bellezza della matematica, YouTube mi ha suggerito, ancora una volta, la splendida e originale Vihart, che in questo video ci intrattiene con le frazioni frattali, usando semplice algebra e... abacabadabacaba… poesia?

Più volte, durante il Festival, ci siamo sentiti dire, da insegnanti e alunni stupiti, che la matematica è davvero dappertutto. Il fatto di trovare i frattali nel cavolo romano o di vederlo rappresentato in macchie di colore su un foglio o nella colla vinilica, complici un po’ di colorante alimentare e del detersivo, ha portato i partecipanti a guardare con occhi diversi la realtà. «I numeri possono tutto, scolpiscono la nostra vita quotidiana, si nascondono spesso dietro ogni nostro gesto personale, dietro ogni progresso collettivo». Questo l'incipit di una recensione di Repubblica: «se imparassimo davvero a leggerli e a capirli [...] potremmo comprendere meglio i fatti, grandi e piccoli, di ogni giorno.» Si parla del libro di Andrea Mignone, “La vita è matematica”: «Per insegnare è necessario suscitare in qualche modo un’emozione, un interesse, una scintilla» ed effettivamente il successo in ambito didattico è dato proprio da questo…

Parrà strano, ma la matematica è presente anche nel mondo della moda: ci sono le cabine di prova degli abiti in versione virtuale, ci sono i metodi matematici usati da Zara per riorganizzare i suoi 1500 punti vendita... insomma: quando si dice che la matematica è ovunque, si sta dicendo una grande verità.

Potrei andare avanti probabilmente per ore a citare situazioni nelle quali la matematica è coinvolta, ma forse è meglio chiudere qui, visto che la newsletter è bella densa anche stavolta…

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela

Le ultime settimane sono state piene di giornate intense: il Festival di BergamoScienza, alla sua sedicesima edizione, si avvicina, visto che comincerà il 6 ottobre e i laboratori che stiamo allestendo sui frattali sono ormai pronti. Questa settimana abbiamo cominciato le simulazioni con le classi della primaria e vedere gli animatori, che stiamo formando da qualche mese, prendere le misure con la difficoltà di entrare in una classe e gestire non solo delle attività, ma anche la disciplina dei piccoli è stato, come sempre, fonte di meraviglia e di ulteriori domande. Meraviglia, perché i ragazzi mostrano di avere risorse che spesso non sospettiamo e ulteriori domande, perché vedendo gli altri svolgere il tuo lavoro ti interroghi e ti metti in discussione, cercando un continuo miglioramento. Oggi abbiamo avuto anche l’occasione di partecipare, presso la facoltà di matematica dell’Università Cattolica di Brescia, alla Notte dei ricercatori (che in questo caso, per coinvolgere le scolaresche della provincia, si è svolta nell’arco della giornata): la collaborazione con i docenti universitari è sempre un’opportunità per respirare un’atmosfera diversa e per immagazzinare un po’ di entusiasmo in vista del lungo inverno scolastico. I nostri ragazzi hanno coinvolto persino i docenti nelle loro attività sui frattali e hanno spiegato anche al preside di facoltà come realizzare un Sierpinskij pop up, usando semplicemente un paio di forbici e un foglio di carta. D’altra parte, a volte sono proprio le cose più semplici quelle che suscitano le domande più interessanti…

Per chi non è di Bergamo, non mancano comunque le occasioni per lasciarsi coinvolgere dalla matematica o per coltivare la propria passione, come dimostrano le domeniche matematiche, che si svolgeranno da ottobre a maggio al Giardino di Archimede, e sono un’occasione di incontro «motivante e divertente con la matematica» per tutta la famiglia. Chi ne ha la possibilità, non se la lasci sfuggire, anche perché la visita del museo, per quel che ricordo da un viaggio di istruzione a Firenze con una quarta liceo scientifico, merita davvero. Anche il Pristem, sempre ricco di suggerimenti, ci propone un nuovo mensile di matematica: PRISMA. Matematica, giochi, idee sul mondo! Si parlerà di matematica, di giochi matematici e di vita quotidiana, per «mostrare come la matematica ne offra una chiave interpretativa intelligente e originale». Il primo numero sarà in edicola da giovedì 4 ottobre a 3,90 euro. A dimostrazione che la matematica regna ovunque, la trovate persino sull’ultimo numero di Topolino, con una storia matematica che si svolge al CNR-IAC, il cui soggetto è stato scritto da Francesco Artibani in collaborazione con Roberto Natalini, direttore dell'Istituto per le Applicazioni del Calcolo del CNR. Tra i protagonisti della storia, Mauro Picone, nel 1955 direttore dell'INAC, con il primo grande computer dedicato al calcolo scientifico, la FINAC. La storia è davvero carina e adatta anche ai più piccoli…

Anche l'ultimo lavoro di Germano Pettarin, «L'isola delle tabelline», è adatto ai più piccoli. Una lettura divertente e interessante che parla di un'isola nella quale, apparentemente, i numeri presenti non seguono alcuna regola e questo causa loro un po’ di depressione. Niente paura, qualcuno li aiuterà a trovare la misteriosa regola che li accomuna...

Stando alle ultime notizie, parrebbe essere stata dimostrata l’Ipotesi di Riemann, uno dei problemi matematici più difficili al mondo, irrisolto da 160 anni. «A sostenere di aver appena dimostrato la congettura, mettendo così una zampa sul malloppone, è stato sir Michael Atiyah, matematico britannico novantenne di altissimo spessore accademico». Qualcuno ha suggerito una bellissima analogia, che riporto qua sotto nella versione proposta nel libro L'enigma dei numeri primi di Marcus Du Sautoy:

“Poco dopo che Hardy si era messo in viaggio per far ritorno in Inghilterra per l'inizio di un nuovo anno accademico, Bohr ricevette una cartolina. Il cuore si mise a correre all'impazzata mentre leggeva le parole di Hardy: «Ho la dimostrazione dell'ipotesi di Riemann. La cartolina è troppo breve per la dimostrazione». Finalmente Hardy aveva superato l'impasse. Quella cartolina, tuttavia, aveva qualcosa di stranamente familiare. Nella mente di Bohr balenarono gli stuzzicanti commenti a margine di Fermat. Hardy era troppo un mattacchione per essersi lasciato sfuggire quel tocco d'ironia nella sua cartolina. Bohr decise di rimandare le celebrazioni e attendere da Hardy ulteriori dettagli. Com'era prevedibile, la cartolina non si rivelò l'annuncio della svolta che Bohr aveva sperato: Hardy stava giocando una delle sue partite con Dio.

Quando si era imbarcato sulla nave che attraverso il Mare del Nord l'avrebbe riportato dalla Danimarca in Inghilterra, il mare era insolitamente agitato. La nave stessa non era grandissima e Hardy cominciò a temere per la propria vita. Perciò si procurò una polizza d'assicurazione davvero personale. Fu allora che spedì a Bohr la cartolina in cui gli annunciava quella finta scoperta. Se la prima passione della vita di Hardy era quella di dimostrare l'ipotesi di Riemann, la seconda era senza dubbio la sua guerra con Dio. Sapeva che Dio non avrebbe mai consentito alla nave di affondare e di lasciare così al mondo l'impressione che Hardy e la sua presunta dimostrazione fossero affogati e perduti per sempre. Il piano di Hardy funzionò, ed egli giunse sano e salvo in Inghilterra.”

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela

Il nuovo anno scolastico è alle porte e credo che rileggere i 20 consigli rivolti a un amico insegnante da Bruno D’Amore e Martha Isabel Fandino Pinilla (articolo del 2017) faccia sempre bene: i consigli sono pensati per un insegnante di scuola primaria, ma ci sono cose che vanno bene a tutti i livelli. Si parla della necessità di investire in fantasia e professionalità per rendere accattivante la matematica, si parla dell’errore come di un mezzo per imparare, si invita il docente a curare la propria formazione anche in termini di didattica della matematica, si parla di trasmettere passione e, soprattutto, si ricorda di “Insegnare con amore”. Una seconda riflessione ci viene proposta da Federico Benuzzi, «professore, conferenziere, presentatore, giocoliere, attore», come si presenta nella home del proprio sito: la riflessione riguarda la necessità di proporre agli studenti le dimostrazioni dei teoremi. L’articolo è un estratto della relazione dell’anno di prova dopo essere passato di ruolo e sottolinea che la matematica è «un linguaggio auto-consistente, una teoria assiomatica, un frutto dell’intelletto, dell’immaginazione, della deduzione, dell’astrazione, della generalizzazione», ma viene troppo spesso ridotta a un gioco di regole, rendendo il suo mondo incomprensibile, temuto e generalmente non vissuto. Benuzzi ci ricorda che «lo studio delle dimostrazioni va proprio nella direzione di sviluppare tutti gli aspetti dell’intelligenza logico-critica» e quindi è necessario.

La matematica riesce sempre a sorprenderci, intromettendosi anche in una domanda di cultura generale al test di medicina e odontoiatria: il Corriere della Sera paragona, simpaticamente, lo smarrimento di don Abbondio per Carneade allo sconcerto dei futuri medici di fronte alla domanda sui frattali e, per colmare la lacuna ci regala la definizione di questo splendido oggetto matematico (scusate la divagazione, ma splendido davvero per la mia scuola, visto che abbiamo deciso di partecipare alla XVI edizione del festival di BergamoScienza proprio con i frattali…).

Il 27 settembre prossimo Google festeggia il ventesimo compleanno (registrato il 15 settembre 1997, festeggia il proprio compleanno il giorno in cui viene registrato il record di pagine indicizzate): Federico Pedrocchi e Chiara Albicocco, conduttori del programma “Due pesi due misure” di Radio 24 hanno ospitato recentemente Paolo Alessandrini, autore del blog Mr. Palomar, che ha raccontato la storia della nascita del nome del famoso motore di ricerca. Tutto cominciò intorno al 1920, con il matematico statunitense Edward Kasner, che cercava un nome per il numero formato da un 1 seguito da 100 zeri: i suoi nipotini gli suggerirono «googol» e lui poi scelse «googolplex» per il numero formato da un 1 seguito da un googol di zeri. Gli studenti Larry Page e Sergey Brin scelsero questo nome, che in qualche modo è una metafora della vastità del web, per il loro motore di ricerca e Googleplex divenne il nome degli uffici di Google.

La matematica può aiutare anche a riflettere sui pregiudizi e sulla segregazione, come avviene con questa parabola dei poligoni, realizzata da Vi Hart e Nicky Case: si tratta di «una storia su come scelte innocue possano avere effetti nocivi sulla società», ma è anche un gioco per riflettere su come «piccoli atteggiamenti individuali possano portare a grandi tendenze collettive». La matematica è davvero una grandissima risorsa…

Il 26 agosto scorso, Katherine Johnson ha compiuto 100 anni: insieme a Mary Jackson e Dorothy Vaughan è stata protagonista del film «Il diritto di contare» (rivedere il trailer mi emoziona ancora), che ha ripercorso la loro vicenda come calcolatrici della NASA: donne tenaci che hanno saputo vincere i pregiudizi e dare il proprio contributo alle missioni spaziali. Dopo un libro, un film, i riconoscimenti della Nasa, la medaglia per la libertà conferitale da Obama nel 2015 e un set della Lego dedicato alle grandi donne, ora esiste anche una bambola Barbie che ha le sembianze della Johnson. Celebrata, apprezzata… e finalmente ricordata per il suo grande contributo.

La partecipazione delle donne alla ricerca scientifica va continuamente ricordata e la trentunenne Jessica Wade, ricercatrice in fisica presso l’Imperial College di Londra, si sta dedicando proprio a questo, scrivendo una biografia al giorno su Wikipedia, su una donna che ha conseguito risultati nel campo delle discipline Stem. Finora ha completato 280 profili e da quando il Guardian ha parlato di lei, riceve centinaia di mail da sconosciuti che le suggeriscono storie, nomi, scoperte. Anche Gabriella Greison, scrittrice e attrice, ha dedicato un libro a «Sei donne che hanno cambiato il mondo»: da Ipazia a Fabiola Gianotti, la Greison fa una vera e propria carrellata e ci racconta la storia di Marie Curie, Lise Meitner, Emmy Noether, Rosalind Franklin, Hedy Lamarr e Mileva Maric. In questa puntata di Eta Beta(programma di Radio1), Gabriella racconta il proprio lavoro, e alla sua si uniscono le voci di Silvia Giordani, chimico che con le nanoparticelle contribuisce alla lotta ai tumori, e di Loretta Falcone, scienziata della Nasa che riesce a guarire il figlio, vittima della sindrome di Pandas.

In conclusione, un paio di simpatiche curiosità, sempre riguardanti la matematica che emerge nei posti più impensabili: sulla nuova serie delle banconote della Banca nazionale svizzera non compariranno più i volti delle grandi personalità, ma alcuni aspetti tipici della Svizzera. La cosa buffa è che la banconota da 200 franchi riporta la regola della mano destra! Sempre restando in campo economico, possiamo ritrovare la sezione aurea nelle carte di credito: il modo che ci viene suggerito per individuare il rettangolo aureo è davvero semplice e simpatico. Il post si conclude con una citazione di Keplero: «La geometria possiede due grandi tesori: uno è il teorema di Pitagora; l’altro la divisione di una linea secondo il rapporto estremo e medio. Possiamo paragonare il primo a una certa quantità d’oro, e definire il secondo una pietra preziosa.»

Per augurare un buon rientro in classe a tutti coloro che stanno per riprendere un nuovo anno scolastico, un simpatico filmato intitolato Matematica Alternativa: il filmato è in inglese (non ho trovato la versione in italiano), ma i sottotitoli in italiano sono ben fatti. Il lunedì, questa insegnante si ritrova davanti un alunno molto arrabbiato che contesta la F assegnatagli nel test, per colpa di una serie di errori commessi nello svolgimento delle addizioni. In un crescendo di litigi, che peggiora subito dopo il colloquio con i genitori, si arriva a coinvolgere anche i media, che parlano di Mathgate. La fine… beh, non vi rovino il finale, ma in questo mondo in cui la matematica è realmente un’opinione, la conclusione non può che essere degna!

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela

Non posso non aprire questa newsletter con la notizia più bella degli ultimi mesi: «Alessio Figalli, trentaquattrenne matematico romano, ha vinto la Medaglia Fields per il 2018!» La notizia mi è arrivata dalla newsletter di MaddMaths! alle 16.13 del primo agosto: stavo vivendo un momento di relax con la mia famiglia e quando ho visto la mail di MaddMaths! ho esultato, tanto che le persone attorno a me mi hanno guardato con stupore. Questa Medaglia Fields è speciale per molti motivi: sono passati 44 anni dalla vittoria della Medaglia Fields da parte di un italiano (Enrico Bombieri) e poi Alessio Figalli è davvero giovanissimo. Subito dopo la proclamazione dei vincitori delle Medaglie, l’Unione Matematica Italiana, presente alla premiazione, ha intervistato Alessio Figalli e il suo maestro, Luigi Ambrosio, della scuola Normale di Pisa. Intervistatori sono il Presidente dell’UMI, Piermarco Cannarsa, e la vicepresidente Barbara Nelli: per quanto l’audio non sia bellissimo, non si può non sentire l’emozione di tutti, in particolare di Figalli, proprio pochi minuti dopo la premiazione.

In questo video pubblicato da Repubblica, ma realizzato nel 2016 in occasione dell’Edith and Peter O’Donnell Awards (il video è in inglese, ma sottotitolato in italiano) possiamo capire in cosa consistano gli studi di Alessio Figalli. Si parla di efficienza, perché il problema del trasporto ottimale si occupa del costo di trasportare un oggetto da un posto a un altro e, come dice Figalli, «la natura è ottimale, vuole essere ottimale e spreca meno energia possibile». Per questo motivo, con il suo team si è occupato della formazione dei cristalli, dando loro calore, facendoli deformare e comparando le due forme, per capire come le particelle si muovano da un punto all’altro. Da qui il salto alla meteorologia, per studiare le equazioni che prevedono il movimento delle nuvole, perché d’altra parte le particelle delle nuvole si muovono in modo ottimale, ovvero nel modo più economico possibile. «Devi essere creativo, hai bisogno di passione naturalmente ma alla fine tutto si riduce a trovare qualcosa che nessuno ha trovato prima. È una sfida ma anche un’enorme soddisfazione quando ci riesci.»

Un’altra occasione per ascoltare Alessio Figalli è nell’intervista svolta da Roberta Fulci per Radio3Scienza, qualche giorno prima dell’annuncio della Medaglia Fields. Figalli ripercorre le tappe della sua formazione e, quando la Fulci gli chiede quale sia il suo matematico preferito, risponde che non ha un matematico preferito, ma che in qualche modo sono preferiti tutti i matematici che hanno caratterizzato la sua crescita, visto che «tutte le persone con cui ho interagito mi hanno insegnato qualcosa», dice più avanti. Durante l’intervista, Figalli descrive anche la sua giornata tipo, divisa tra sport, didattica, gestione di un gruppo di ricerca, soluzione di questioni amministrative e poi la ricerca vera e propria, quella che può fare ovunque, nel bene – visto che diventa un ottimo passatempo in viaggio – e nel male, dato che in questo modo il suo cervello non stacca mai. Parla poi dei suoi studi e del problema del trasporto ottimale, per concludere parlando del suo incontro con Cedric Villani, Medaglia Fields nel 2010.

Curioso è l’articolo di GQ Italia, che ci presenta alcuni aneddoti sui vincitori della Medaglia, rimarcando soprattutto la velocità con la quale sono riusciti a concludere il proprio percorso di studi. A Caucher Birkar, iraniano rifugiato nel Regno Unito, è stata rubata la medaglia subito dopo la cerimonia. Akshay Venkatesh a 12 anni ha vinto, nello stesso anno, le Olimpiadi internazionali di fisica e di matematica. Anche Alessio Figalli ha partecipato alle Olimpiadi della Matematica, come dice in un’intervista del 2010 a MaddMaths!: «Avevo conosciuto le Olimpiadi della Matematica gli ultimi due anni di Liceo, insomma abbastanza tardi. E facendo le Olimpiadi mi divertivo. Era un mio sfizio, mi ci mettevo ogni tanto la domenica pomeriggio, ma mi ci dedicavo non più di due ore a settimana. […] Con le Olimpiadi ho avuto uno stimolo a fare qualche cosa di più.»

Sulla pagina Facebook di Italia Unita per la Scienza, ho trovato delle citazioni interessanti per tre dei vincitori della Medaglia Fields, tratte dalla cerimonia di conferimento dell’onorificenza:

Peter Scholze: «C’è un numero infinito di problemi. Ogni volta che risolvi un problema, altri 10 sono in arrivo.»

Akshay Venkatesh: «Spesso, quando fai matematica, ti ritrovi bloccato. Ma ti senti privilegiato a lavorare in questo ambito. Hai una sensazione di trascendenza, come se facessi parte di qualcosa di davvero significativo.»

Alessio Figalli: «Ho lavoro per i prossimi 30 o 40 anni. Ma c’è un problema che davvero spero di risolvere presto, cioè di vivere con mia moglie nella stessa città.»

Tra le varie interviste che ho letto nei giorni successivi, mi ha colpito molto come nella sua intervista (sempre condotta da Roberta Fulci) a Il Tascabile Figalli parli del rapporto con i suoi studenti: «A volte devi anche essere duro, se lo studente non lavora come dovrebbe o è un po’ superficiale. Fare il relatore mi dà molta soddisfazione, ma allo stesso tempo mi stressa: il futuro dei miei studenti dipende anche da me. Sono io che trovo i problemi per loro, li devo guidare… è un po’ come con un figlio, no? E per me è molto più facile gestire il mio stress, quando sono io che non riesco a ottenere risultati, rispetto a quando un mio studente non ottiene risultati. Però penso che sia una parte importante del mio lavoro: se nessuno avesse investito su di me, non sarei dove sono adesso». Quanto sono vere queste parole!

Il giorno successivo all’incoronazione di Alessio Figalli, La Stampa fa il punto della situazione, riportando le percentuali e i numeri dei laureati in matematica in Italia, sottolineando la crescita dei laureati in questo settore e il miglioramento nella preparazione dei quindicenni italiani, anche se alle superiori la matematica continua a restare la materia con il più alto numero di debiti alla fine dell’anno.

Due giorni dopo la splendida vittoria della Medaglia Fields, il 3 agosto, Giovanni Gallavotti è stato insignito del Premio Poincaré, il Nobel per la fisica matematica (ma perché dobbiamo ricondurre tutto al Premio Nobel?). È la prima volta che un italiano riceve il premio: assegnato ogni tre anni, il premio è stato istituito nel 1997 e Gallavotti è stato premiato «per le sue ricerche ed “eccezionali contributi” sulla meccanica statistica, sulla teoria quantistica dei campi, la meccanica classica e i sistemi caotici». Gli altri due premiati sono Michael Aizenman, di origine russa, e Percy Deift, sudafricano.

Mi avvio alla conclusione di questa newsletter proponendo un po’ di svago. Comincio con un paio di consigli di lettura: «Galileo reloaded» di Luciano Canova è davvero piacevole, oltre che estremamente istruttivo. L’originalità del libro viene in qualche modo messa in evidenza da questa breve intervista di Luciano Canova per pubblicizzare il testo, ma anche dalla puntata di Radio3Scienza intitolata «Terra terra». La puntata in questione, condotta da Marco Motta, comincia con una citazione di Neil deGrasse Tyson, astrofisico statunitense, direttore dell’Hayden Planetarium del Rose Center for Earth and Space di New York e procede con un intervento del noto astrofisico Luca Perri, che parla della Flat Earth Society. È in questo contesto, decisamente a proposito, che trova spazio il testo di Luciano Canova: «bufalaccio», «pezzo d’asinaccio», «temerario bestiuolo», «solennissimo bue» sono solo alcune delle postille che Galileo scrive a margine di alcuni testi che si ritrova a leggere e chissà come avrebbe reagito se gli fosse toccato di avere a che fare con gli attuali terrapiattisti? Il secondo libro è ancora dedicato a Galileo, ma è dedicato ai più piccoli: si intitola «Galileo e la prima guerra stellare», pubblicato nel 2009 da Editoriale Scienza per la collana Lampi di Genio e scritto dall’impareggiabile Luca Novelli.

Proseguo con due giochi simpatici per tenersi in allenamento con i numeri: uno segue la regola principale del Sudoku (niente cifre uguali nelle stesse colonne e righe), ma usa anche le quattro operazioni, si chiama KenKen, «puzzles that make you smarter», recita il sottotitolo, ovvero puzzles che ti rendono più intelligente e può appassionare anche i più piccoli, visto che si può partire da una griglia 3x3. Il secondo è un gioco (Algebra game mark 2) che si basa sulla soluzione delle equazioni di primo grado, ma non è propriamente immediato nella soluzione: si tratta di dodici livelli e le operazioni che si possono svolgere, per quanto si basino – ovviamente – sui principi di equivalenza delle equazioni, obbligano il giocatore a diventare uno stratega. Alla fine di ogni livello, compare un’icona sulla quale cliccare per accedere al livello successivo.

Per chi ha ancora occasione di andare in vacanza, magari può approfittarne per andare a Courmayeur dal 23 al 25 agosto, dove avrà modo di incontrare la divulgazione proposta da Scienze in Vetta. Fra i partecipanti: Ilaria Capua, Alberto Mantovani, Silvia Bencivelli e Adrian Fartade, famoso per il suo canale Youtube di divulgazione scientifica. «Il programma prevede camp, passeggiate scientifiche, laboratori per bambini, aperitivi con l’esperto, incontri con i big della scienza, escape room e spettacoli serali».

La conclusione di questa newsletter? Con una bella risata, per non prendersi troppo sul serio!

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela