259 - 25 gennaio 2026

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259 - 25 gennaio 2026

Soffitto o lucernario?

Nel suo ultimo post su Substack, Daniele Gouthier prende spunto da un breve video di Galimberti, nel quale lo psicologo afferma: «La scuola sviluppa un solo tipo di intelligenza che è un’intelligenza logico-matematica», che «non è la più sublime di tutte, è la più utile» ed è la più utile perché la nostra è una «società a sfondo maschile». Le riflessioni che Daniele sviluppa attorno a questo tema, smontando punto per punto le affermazioni di Galimberti, convergono verso quello che, secondo me, è il tema centrale, perché nel riconoscere l’utilità della matematica, «le neghiamo valore culturale, profondità storica, umanità». Personalmente, sottolineo che a portare avanti questo modello maschile sarebbero delle maestre donne, visto che, secondo la notizia riportata quasi un anno fa da Tuttoscuola, La scuola italiana è sempre più rosa: oltre 8 insegnanti su 10 sono donne.

Nel post precedente, Daniele Gouthier aveva affrontato il tema della divisione, partendo da una notizia del Sole24Ore del 13 gennaio, dove si parlava di una discussione in Germania sull’abolizione delle divisioni in colonna. In realtà, da quanto leggiamo, la divisione è già considerata un’«operazione ostica» e quindi si cerca di affrontarla adeguatamente, ma forse l’errore è mettere al centro il calcolo. La riflessione didattica di Daniele va oltre, fino al punto in cui si domanda perché impariamo la matematica e fornisce ben cinque motivazioni che nulla hanno a che fare con il calcolo.

Maurizio Codogno, nella sua rubrica su MaddMaths!, affronta il problema dell’apprendimento della matematica da un punto di vista completamente diverso, prendendo spunto da un thread su X nel quale sostanzialmente si diceva che se non siamo bravi in matematica non è per incapacità, ma per mancanza di uno studio adeguato. Maurizio Codogno dichiara di vedere il soffitto che gli «impedisce di arrivare a concetti sempre più eterei», una sorta di ostacolo che non gli fa raggiungere i livelli più alti della matematica. Personalmente, ritengo che se il soffitto, anzi se il nostro tetto personale ci impedisce di andare più in alto, possiamo sempre farci un lucernario per osservare le stelle. In altre parole, per quanto si sia consapevoli di aver raggiunto un limite invalicabile, possiamo comunque goderci il panorama, ed è ciò che ci dice anche Maurizio Codogno in chiusura.

In tutto ciò, non si può ignorare che anche i grandi matematici fanno i conti con la frustrazione: Torkel Loman, matematico alla Oxford University, riconosce che il 98% del tempo in cui lavora è speso a tentare strade fallimentari. Certo ci si abitua, d’altra parte bisogna trovare un modo per andare avanti, magari ridefinendo il concetto di fallimento e successo, perché d’altra parte la scienza richiede una gran pazienza. Anche lo stesso Alessio Figalli, già citato in passato, ha dichiarato in più occasioni: «La realtà è che vivo nel fallimento come tutti gli scienziati: per un problema risolto, dieci non me ne vengono e questo è uno status quo.»

 

Video e didattica

Non posso che condividere alcuni video nei quali mi sono imbattuta nelle ultime settimane. Il primo è del canale Mind your decisions ed è intitolato Solo l’1% può risolvere questo enigma di geometria. Il problema è risolvibile alla fine della seconda superiore, richiedendo l’applicazione dell’algebra elementare e la conoscenza dell’area del cerchio, ma allora perché Presh Talwalkar dichiara che una percentuale così bassa? Non è solo una strategia pubblicitaria, ma un riferimento al fatto che il problema è stato proposto su una rivista del Mensa e per fare parte di questa associazione, bisogna aver superato il novantottesimo percentile della popolazione mondiale per il QI. Forse non bisognerà appartenere al 2% della popolazione, ma per poter superare un colloquio di lavoro per Google, Microsoft e Amazon, bisogna saper rispondere a quesiti di logica, come quello proposto da Presh Talwalkar, riguardante due clessidre particolari.

Anche Federico Benuzzi propone un problema di matematica abbastanza tipico dei social: c’è una griglia quadrata di sedici punti, nella quale bisogna disegnare dei quadrati, con i vertici sui punti. Non solo non si tratta di un problema banale, ma Federico Benuzzi usa questa griglia come una scala per affrontare il problema della generalizzazione e per fare, come al suo solito, una riflessione didattica, a partire dal pensiero laterale, che noi docenti abbiamo la responsabilità di coltivare e sollecitare nei nostri alunni. E di responsabilità parla anche il secondo video di Benuzzi: ci sono state parecchie riflessioni sui tragici eventi di Crans-Montana, ma questa va oltre e chiama in causa tutti. Vale davvero la pena ascoltarla.

 

Contare per decidere

Che le statistiche vengano spesso utilizzate per manipolare la narrazione e per renderla più favorevole al proprio operato è riconosciuto da tempo e ne parla diffusamente anche Darrell Huff nel suo celebre Mentire con le statistiche, nel quale ci fornisce esempi e strategie per smascherare gli inganni. La necessità di offrire strategie precise per smascherare le notizie false è data dal fatto che, nonostante le statistiche possano essere fuorvianti, non è certo possibile rinunciarvi, perché «sarebbe come rifiutarsi di leggere perché talvolta chi scrive usa parole per nascondere fatti e correlazioni anziché rivelarle». Il numero dello scorso novembre della rivista Prisma aveva uno speciale dedicato proprio alla guerra dei numeri e tra gli articoli c’era un intervento di Elena Scalambro dell’Università di Torino, che ci offriva alcune strategie per difenderci dagli inganni. In un piccolo box c’è la proposta di un corso Mooc online, sul portale Edvance – Digital Education Hub, intitolato Capire i dati: leggere, interpretare e comunicare la statistica nel mondo reale. Rivolto a tutti, è completamente gratuito e rilascia un Open Badge finale. I video sono corredati dalle slide, così è possibile riutilizzare i materiali (e i numerosi esempi) in classe.

Domani partirà l’iniziativa dell’Istat Tutti contano: è una rilevazione delle persone senza fissa dimora, che si svolgerà in quattordici città italiane. La statistica contribuisce a dare visibilità a persone che normalmente sono ignorate. Le statistiche servono anche ad aiutarci a combattere il cambiamento climatico, come l’Ice Memory Sanctuary, dove sono conservate delle carote prese dai ghiacciai perché gli scienziati abbiano a disposizione informazioni climatiche anche in un futuro lontano. Le carote sono conservate a una temperatura stabile, grazie a una grotta scavata nella neve. In un episodio del podcast Orazio di Matteo Caccia, intitolato Un tempo, quando c’era la neve, si parla di Billy Barr, che ha passato la sua vita sulle Rocky Mountain e per quarant’anni ha raccolto in un quaderno delle misure sull’andamento dell’inverno, fornendo dati particolarmente preziosi. Anche Ruggero Rollini parla di cambiamento climatico: parla di crescita delle temperature medie e ci ricorda che il fatto che la temperatura stia aumentando non implica che ogni anno sarà più caldo del precedente.

 

Carnevale e non solo

Il primo carnevale della matematica del 2026 è stato ospitato da Maurizio Codogno e ha avuto come tema: 2026. Confesso che mi sono trovata in seria difficoltà e la pagina bianca mi ha perseguitato per qualche giorno, finché, sfogliando la rivista Prisma, mi sono rassegnata al fatto che la grande sfida del 2026 dovrebbe essere l’Intelligenza Artificiale. Ho deciso, quindi, di lanciarmi in una chiacchierata con ChatGPT, sull’onda del libro di Paolo Alessandrini Numeri che pensano. Il libro mi ha aiutato a chiarirmi le idee ed è stato fonte di ispirazione per l’articolo del Carnevale. Inoltre, oggi mi sono imbattuta in questa chiacchierata del TedxCesena, dove il matematico Massimo Ferri mostra come le idee matematiche, e in particolare il concetto di minimo, siano fondamentali per l’Intelligenza Artificiale. Paolo Alessandrini ha dedicato il capitolo su Newton a questo tema. (Ricordo, per gli appassionati di storia della matematica, che è possibile iscriversi alla newsletter di Paolo, che esce una volta al mese)

A chiudere la rassegna, la notizia dei corsi proposti da BergamoScienza, La scienza in classe. Ce n’è per tutti i gusti: si svolgono a Bergamo, presso il ScienceCenter, e ci sono corsi per tutti gli ordini di scuola.

Buona matematica e buon cammino! Ci sentiamo tra DUE settimane!

Daniela

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