261 - 2 marzo 2026

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261 - 2 marzo 2026

Il docente ideale

La vicenda dei “teach tokers” (docenti che usano i social per diffondere contenuti didattici), che tanto spazio ha occupato (e occupa!) in questi giorni non solo sui social ma anche sui media tradizionali, è diventata l’occasione per una riflessione più approfondita sul tema dell’insegnamento. Condivido l’approfondimento di Ruggero Rollini sulla vicenda specifica da cui tutto è partito, un video che apprezzo in particolare per i toni, ma di cui condivido anche le motivazioni e, partendo dall’ammissione di un bias positivo, regala un’aura di obiettività all’analisi in questione. Più di tutto, però, invito ad ascoltare la puntata del 26 febbraio di Radio3 Scienza, La classe non è acqua, in cui uno degli ospiti, Daniele Gouthier, ha parlato del mondo della scuola, sottolineando come l’istruzione pubblica si contrapponga alla creazione di contenuti sui social in termini di profondità: le lezioni in classe consentono, infatti, un livello di approfondimento che non può essere ottenuto con un breve video, con il valore aggiunto della manualità e del potersi mettere in gioco in prima persona, diventando protagonisti del processo di apprendimento, invece di restare spettatori passivi. Questo mi ha ricordato i tempi dell’università quando, sopraffatta dalla quantità di cose da memorizzare, ho sentito dire che registrare la mia voce durante il giorno mentre ripetevo i teoremi e riascoltarla la notte con un walkman mi avrebbe aiutato a memorizzare meglio. Se da un lato lo stratagemma di registrare la mia voce durante lo studio poteva essere vincente, dall’altro l’illusione di imparare senza fatica si è rivelata, come ho detto, un’illusione e ho provato sulla mia pelle come non esistano “vie regie” (come riporta Proclo) per l’apprendimento della matematica.

La seconda riflessione riguarda la figura dell’insegnante, che è ben diversa da quella del divulgatore, perché insegnare e divulgare hanno obiettivi diversi e partono da presupposti diversi. Cercavo un video di Federico Benuzzi come esempio, perché più volte ha sottolineato come sia importante ricordarsi che, per quanto riesca ad appassionare e coinvolgere quando è sul palco, in quel momento non sta facendo l’insegnante e scrivere sotto i suoi video: “Ce ne vorrebbero, di insegnanti come te!” è sbagliato. Alla ricerca di un suo video che supportasse questa mia memoria, mi sono imbattuta in un articolo del suo sito: Cosa rende un insegnante, un bravo insegnante? Al di là di questo articolo, che vi invito a leggere, mi sono soffermata sulla frase di apertura del suo sito: «Il buon insegnamento è per un quarto preparazione e tre quarti teatro». In precedenza, sotto questa frase c’era il nome di Galileo Galilei, ma ora c’è quello di Gail Godwin e un piccolo link rimanda ad un testo di Leonardo Colletti pubblicato sui social che spiega il cambiamento. Perciò posso esordire con ciò che, secondo me, rende un insegnante un insegnante davvero bravo: la capacità di ammettere i propri errori e di correggerli, perché un insegnante sente sempre il dovere di non passare informazioni sbagliate ai propri studenti.

Posso poi aggiungere che insegnare non è solo spiegare cose: certo, la capacità di spiegare e coinvolgere è fondamentale, ma se ripenso al mio passato da studente, ricordo insegnanti che non erano poi così brillanti nelle loro spiegazioni ma che hanno lasciato in me un segno profondo. Un insegnante entra quotidianamente in contatto con delle persone e non deve solo conoscere la propria disciplina: deve essere consapevole che è necessario esporsi, perché non si è solo utili trasmettitori di sapere ma anche educatori e, in quanto tali, si è spesso scomodi. Sì, essere un insegnante vuol dire risultare, a volte, poco simpatici, ad esempio quando obblighi gli studenti a fare qualcosa che non li appassiona ma è necessario (imparare è spesso frustrante e faticoso), oppure quando dai delle valutazioni che non rispecchiano l’immagine che gli studenti hanno di sé. Insomma, a volte (spesso!) capita di non essere nella top ten delle persone preferite e quando qualcuno mi dice: «Un* tu* ex alunn* mi ha parlato di te», con cautela chiedo a quale schieramento appartenesse la persona in questione, perché c’è la categoria delle persone che sei riuscito nel tempo a conquistare e la categoria di quelli che… beh, non hai conquistato!

 

Amo la matematica!

A scanso di equivoci, vorrei specificare che il mio sito, che quest’anno festeggia vent’anni, è nato con due finalità: da un lato la volontà di offrire un’opportunità di recupero agli studenti che ne hanno bisogno, che possono, attraverso l’archivio delle verifiche, gestire in autonomia il proprio apprendimento, diventando protagonisti attivi del percorso. L’altro obiettivo, invece, è quello che si realizza con i contenuti non didattici, con questa newsletter, ad esempio, con le recensioni dei libri, con gli articoli di divulgazione: è un obiettivo un po’ egoistico, quello, cioè, di mettere ordine tra i contenuti in cui mi imbatto, perché, confesso, a volte dimentico dei pezzi, ma con una breve ricerca Google scopro se quel libro l’ho già letto (sì, mi capita di dimenticarmene…) o se su quel tema ho già scritto una newsletter. Insomma: il mio sito è diventato, per me, una sorta di diario. La volontà di mettere un po’ di pubblicità c’è stata (anche se al momento non si è realizzata per alcuni ostacoli apparentemente insormontabili), ma è dovuta al voler in qualche modo rientrare delle spese che gestire un sito comporta. Non c’è, infatti, solo l’affitto, ma anche le spese periodiche per il suo rinnovo, che non posso gestire in autonomia per manifesta incapacità.

C’è anche un canale YouTube, per quanto non molto frequentato (nemmeno da me!), ma che durante la dad avevo usato per condividere le lezioni con gli studenti: registravo la lezione nell’aula virtuale, facevo una piccola opera di montaggio (più che altro di taglio di tempi morti o di eventuali interventi degli alunni) e poi li mettevo online, con la volontà di offrire agli studenti l’opportunità di rivedere quanto spiegato durante la mattinata. Ero ben consapevole, infatti, che non era facile per loro restare concentrati durante una lezione online! I video non hanno una grande qualità, ma sono ancora disponibili e, a volte, scopro che qualcuno degli alunni nelle proprie ricerche, è capitato proprio su uno dei miei contenuti.

 

Matematica in gara

Nei giorni delle Olimpiadi di Milano-Cortina, la bolla che mi sono costruita sui social, fatta da docenti e da divulgatori, mi ha consentito di approfondire ulteriormente le mie conoscenze delle materie che insegno. L’ultimo in ordine di tempo è il canale YT dell’INFN, con il salto con gli sci e l’hockey in miniatura, che vanno ad analizzare, nello specifico, il moto parabolico e l’attrito. Anche la matematica è stata chiamata in causa, alla fine dei giochi: quando si è trattato di tirare le somme e stabilire chi c’era sul podio del medagliere olimpico, sono nati effettivamente dei problemi, perché non basta contare le medaglie per stabilire chi è arrivato primo. Se ci limitiamo a fare una somma delle medaglie non siamo coerenti, visto che la medaglia d’oro e quella di bronzo hanno un peso diverso: Alberto Saracco, che già in passato aveva offerto ottime riflessioni sulla matematica delle elezioni, è sicuramente la persona più adatta per parlare della matematica del medagliere.

Forse, quando si parla di matematica in politica, gli esempi più immediati sono quelli degli Stati Uniti, pensando al gerrymandering o ai sondaggi, ma se continuiamo a guardare oltre oceano, la matematica continua a essere maltrattata, basti pensare al problema delle percentuali. Non mi riferisco alle percentuali dei sondaggi o dei consensi, ma alle percentuali per come vengono intese dal Presidente statunitense, che sembra non aver capito come funziona la matematica. O forse siamo noi che, increduli di fronte a tanta generosità, non riusciamo a convincerci che davvero sia possibile ridurre il prezzo di qualcosa del 200%

 

Giornata internazionale della matematica

Meno male che ci resta la speranza, come ci ricorda l’ormai imminente Giornata Internazionale della Matematica. Procede il conto alla rovescia sia sul sito ufficiale che su quello di MaddMaths!, ed entrambi ci raccontano il tema: «Riprendendo il pensiero del filosofo e matematico greco Talete, per il quale “la speranza è l’unico bene comune a tutti gli uomini”, si invita a riflettere su un’affinità profonda con la disciplina dei numeri. Se la speranza è l’attesa di un futuro possibile, la matematica è lo strumento universale per comprenderlo: il linguaggio matematico ci offre la speranza di una realtà leggibile, fondata su definizioni condivise e sulla capacità di cooperare. La matematica, proprio come la speranza, non appartiene a pochi: è un ponte che ci insegna a condividere soluzioni e a costruire, insieme, verità comuni.»

 

Buona matematica e buon cammino! Ci sentiamo tra DUE settimane!

Daniela

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