Ordine e caos

Articoli

La mia casa si va riempiendo di matematica: non sono solo le mie librerie a traboccare, con sempre nuovi libri di divulgazione, ma, complice la partecipazione al Festival di BergamoScienza, l’intera casa si sta arricchendo di nuovi oggetti un po’ nerd. 

Così c’è un enorme cuscino a forma di toro (di ciambella, per chi non parla il matematichese) che campeggia sul divano, con una stoffa che sembra lo sfondo di una lavagna, un nero sbiadito con le scritte in bianco, su cui trionfano equazioni e grafici; poi c’è una splendida bottiglia di Klein realizzata all’uncinetto che si affaccia da una mensola, e, sempre in mezzo ai libri, c’è un nodo realizzato ai ferri. E questi sono solo i ricordi più appariscenti, quelli che riguardano la partecipazione al Festival del 2023 con il tema della topologia. Per la scorsa edizione, complice una figlia appassionata di uncinetto che ora partecipa al festival come animatrice, casa nostra si è riempita di coniglietti all’uncinetto, per poter spiegare meglio la serie di Fibonacci. 

E i due pupazzi, José e Carlita, protagonisti del laboratorio sulla crittografia, mi osservano sorridenti da una delle mensole (realizzati sempre all’uncinetto, a quattro mani stavolta). 

Ci sono i rompicapi in legno, appoggiati vicino a due tazze, un po’ portapenne e un po’ ricordo di altre due edizioni del festival, e un pi greco realizzato a uncinetto, che aspetta la prossima Giornata Internazionale della Matematica per dare il meglio di sé. Infine, da una mensola sporge anche un quadretto di tela aida, che per gli appassionati è sinonimo di punto croce: bloccato da un’inevitabile planata verso il pavimento dai tre maghetti di Hogwarts, nasconde un pezzo di magia dei numeri primi, che sono rappresentati con le crocettine rosse, per distinguersi dai grigi numeri pari e dai vuoti numeri dispari.

Ogni partecipazione al Festival è per me un modo per mettere ordine in un ambito della matematica che non ho ancora esplorato, o che conosco solo per il percorso universitario, mentre il caos di oggetti che si accumulano per casa va aumentando, con il marito che un po’ si lamenta, ma alla fine si rassegna. Così, quando si comincia a parlare della nuova edizione di BergamoScienza, mi guarda sospettoso: di cosa si arricchirà la nostra casa? Cosa andrà a comporre il caos che alberga nel nostro soggiorno e cosa metterà un po’ di ordine tra la matematica che ho in testa?

Non è ancora il momento per svelare le carte, ma per presentare il tema ai nuovi animatori, ho realizzato il disegno di un salotto virtuale, la casa di unə matematicə solo apparentemente disordinatə: un lampadario con pendagli che raddoppiano ad ogni ramo, una poltrona sulla quale è appoggiata una coperta che ricorda una rete, dei libri sul pavimento impilati in ordine di grandezza, una piantina appoggiata su uno sgabello, una torta a più piani su un altro sgabello, scatole ammassate in un angolo con degli strani baffi in evidenza, una lampada antica che emerge da una ragnatela (insieme a un ragno), mentre una finestra si apre su un paesaggio fatto di grattacieli e strane nuvole, e un disegno pare ornare (o deturpare?) il davanzale. Qui e là bolle di sapone… 

Indipendentemente dal tema che verrà esplorato, caos e ordine si contendono la mia attenzione, come quando si sta cercando di comporre un puzzle: il caos delle tessere sparse sul tavolo precede il tentativo di ordine, quando si tenta una suddivisione delle tessere per tipologia, fino ad arrivare al completamento del puzzle, in un dispendio energetico per lottare contro l’entropia.

Ho sempre pensato che matematicə sia chi genera nuova matematica, attraverso lo studio e la dimostrazione di nuovi teoremi e, quindi, non rientrerei nella categoria che ho appena definito, perché io non produco nuova matematica, la insegno. È vero che mia mamma, in genere al culmine di uno scontro verbale, mi ha dato spesso della “matematica”, ma temo che la sua intenzione fosse quella di definirmi difficile, o forse pazza… Secondo Wikipedia, «il termine deriva dal greco μαθηματικός (mathematikós) che significa “studioso”, “desideroso di apprendere”», ed io sono effettivamente “desiderosa di apprendere”, mentre secondo Treccani matematicə è «chi professa lo studio e l’insegnamento delle scienze matematiche», e io, in quanto docente, rientrerei nella definizione.

Sia come sia, per quanto mi riguarda fare matematica consiste nel mettere ordine tra le cose, nel riconoscere un disegno anche in mezzo al caos, e visto che, per concludere con una citazione di Nietzsche, «bisogna avere il caos dentro di sé, per partorire una stella danzante», se la bellezza della stella è direttamente proporzionale al caos che ho in testa, anche per quest’anno siamo a posto!

Hai domande?

Contatta l'autrice