Ravenna e i suoi mosaici

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Ravenna e i suoi mosaici

La maggior parte delle volte preferisco essere io ad organizzare una gita scolastica, per scegliere quale luogo visitare, ma può capitare che mi trovi un percorso già strutturato, perciò non mi resta altro da fare che trovarvi un significato matematico.

Mercoledì 4 marzo il viaggio di istruzione, organizzato per la seconda del liceo scientifico in cui insegno fisica, prevedeva una visita di Ravenna. Il percorso era già stato organizzato e la guida turistica ci ha guidato da un luogo all’altro, raccontandoci dettagli e aneddoti, come chi ripete da tempo lo stesso percorso e ha imparato a scegliere con cura cosa dire.

Il giorno prima della partenza, ho effettuato alcune ricerche online per conoscere meglio i luoghi che avremmo visitato e ho potuto arricchire questo piccolo bagaglio di appunti con il racconto della guida. Abbiamo cominciato la nostra visita dall’esterno della città, con la Basilica di Sant’Apollinare in Classe. Questo è stato il nostro primo impatto con i mosaici di Ravenna: i ragazzi sono stati invitati a contare i mosaici che avrebbero notato nel corso della giornata e, oltre a essere un ottimo esercizio di osservazione, questa attività ha permesso a molti di loro di guardare la città con occhi diversi, scovando mosaici in ogni luogo, dalle targhe con i nomi delle vie, agli elementi decorativi sui muri delle case, nella pavimentazione, o nelle vetrine dei negozi. Il secondo compito era quello di fotografare la matematica che riconoscevano percorrendo le vie della città o durante le visite: con questa raccolta, ho realizzato una presentazione, per ripercorrere insieme in classe il viaggio.

Nella Basilica di Sant’Apollinare in Classe è stato sottolineato come le tessere del mosaico siano state realizzate in vetro per riflettere la luce, come Cristo, e, per evidenziare la tridimensionalità, le tessere sono state inclinate. Questo legame tra realismo e simbolismo permette di raccontare la trasfigurazione ed è una sorta di fil rouge nella visita a tutti gli edifici di culto. La guida ci ha raccontato la storia della città, dalla sua fondazione fino al suo ruolo di capitale italiana, ci ha fatto ammirare le 24 colonne realizzate in marmo importato dall’Oriente che separano la navata centrale da quelle laterali, ma ciò che cattura lo sguardo all’entrata ed impressiona con la sua maestosità è il catino absidale (un quarto di sfera) che sovrasta l’altare, al quale si accede salendo 12 gradini.

Nella parte più alta spicca la mano di Dio, che offre Cristo, Salvezza del mondo, rappresentato dal cerchio centrale con la croce e le 99 stelle. Nella parte inferiore spicca Sant’Apollinare, con sei pecore alla sua sinistra e altrettante alla sua destra, che rappresentano i fedeli.

Dopo pranzo, ci siamo ritrovati alla Basilica di San Vitale: prima abbiamo visitato il celebre Mausoleo di Galla Placidia, ma abbiamo potuto restare poco tempo al suo interno, visto il flusso continuo di visitatori. Abbiamo ammirato la volta stellata, ci siamo meravigliati di come apparisse luminosa nonostante l’assenza di luce, e abbiamo osservato le centinaia di stelle della volta. Con le loro otto punte ricordano che i sette giorni della creazione sono seguiti dalla resurrezione di Cristo, mentre i cerchi concentrici che delineano contribuiscono ad accentuare la profondità della volta, grazie alla prospettiva.

All’interno della Basilica di San Vitale, abbiamo visto uno dei modi con cui si combatte il fenomeno della subsidenza, con pompe meccaniche che aiutano a tenere libero il pavimento dall’acqua, salvando le decorazioni del pavimento. La nostra guida non ha richiamato la nostra attenzione sul labirinto, ma io avevo già letto a sufficienza per restarne affascinata e, d’altra parte, la Basilica è così ricca di storia e di arte e c’è già così tanto da dire, da guardare, da ammirare, che non si sarebbe potuto fare diversamente.

«C’è un labirinto raffigurato sul pavimento di fronte all’altare: è un percorso di purificazione che conduce al centro del tempio e che quando lo si percorre fa sentire più leggeri»: questo scrisse alla madre l’artista Gustav Klimt, durante la sua visita a Ravenna. Il labirinto è unicursale, ovvero ha un’unica possibilità di percorrenza, non ammette errori e, partendo dalla conchiglia esterna, conduce al centro della Basilica simulando un pellegrinaggio.

Il passo successivo è stato il Battistero Neoniano: la sua forma ottagonale è ricca di simmetrie, ma nella volta che ci sovrasta, l’8 si trasforma in 12 per accogliere gli apostoli.

Anche nel Battistero Neoniano si manifesta il fenomeno della subsidenza: si accede all’edificio 3 m sopra la quota originaria e il battistero presente al centro non è quello originale. Questo ci permette di osservare la volta che ci sovrasta più da vicino.

Seguendo la nostra guida, abbiamo raggiunto la tomba di Dante: abbiamo così sentito della contesa delle spoglie di Dante, tra Firenze, che l’aveva esiliato, e Ravenna, che l’aveva accolto. Questa contesa portò i monaci francescani a trafugare il suo corpo in una notte del sedicesimo secolo. Ora le spoglie hanno trovato pace e nel luogo attorno alla tomba, denominato “zona dantesca”, è richiesto il silenzio, tranne nel tardo pomeriggio quando c’è la lettura di un canto della Divina Commedia.

L’ultima visita è quella alla Basilica di S. Apollinare Nuovo: l’ho rappresentata nella copertina enfatizzando la prospettiva, ma le figure dei mosaici sono piatte e bidimensionali, come è tipico dei mosaici bizantini. Ciò che mi colpisce di più è legato al richiamo della guida a cogliere alcuni dettagli:

All’interno dei mosaici, per chi li sa vedere (o sa di doverli cercare) sono presenti alcuni dettagli: in questo caso si tratta della traccia delle mani che si trovano sulle colonne. Sono i resti delle persone rappresentate all’interno degli archi, coperte poi con una tenda, mentre il resto è diventato uno sfondo scuro. Scegliendo di non modificare le colonne, è rimasta la traccia delle mani dei personaggi rappresentati, forse Teodorico con i suoi dignitari. È un esempio di damnatio memoriae, letteralmente “condanna della memoria”, ovvero il tentativo di riscrivere la storia cancellando il passato. Questo avvenne quando la Chiesa, dopo la conquista bizantina del 540, venne adattata al culto cattolico.

 

PS: Il mio racconto non è certo quello di una docente di storia dell’arte: i link presenti nel testo invitano ad un maggiore approfondimento, per chi lo desidera, mentre il resto dell’articolo vuole solo evidenziare la visione offerta dagli occhiali matematici.

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