Ricerca in categoria "Libri"

Titolo

Autore

Tag

Titolo A-Z

a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z
Libri

Libri (219)

Martedì, 11 Dicembre 2018 09:34

I numeri uno

«I numeri uno» è l’ultimo libro di Ian Stewart, pubblicato da Einaudi. Insegnante di matematica alla Warwick University, Stewart è un noto e apprezzato divulgatore: ha pubblicato decine di libri e scrive rubriche di matematica per importanti testate scientifiche, come “Mathematica Recreations” per Scientific American dal 1991 al 2001, oltre ad intervenire regolarmente come ospite in trasmissioni televisive e radiofoniche. Tra i suoi libri, ricordiamo «Com’è bella la matematica», un “tentativo di aggiornare alcune parti del libro di Hardy”, Apologia di un matematico, oppure «La piccola bottega delle curiosità matematiche del professor Stewart», ricco di piccoli giochi, aneddoti divertenti e scoperte interessanti. Nel 1997 ha ricevuto la Michael Faraday Medal, mentre fa parte della Royal Society dal 2001 e nel 2008 ha ricevuto la Christopher Zeeman Medal, istituita per premiare la divulgazione matematica.

«I numeri uno» è una raccolta di biografie di venticinque matematici: «Il messaggio più ovvio è l’eterogeneità. I pionieri della matematica provengono da tutti i periodi della storia, da tutte le culture e da tutti gli ambienti. Le storie che ho scelto qui coprono un arco di 2500 anni. I loro protagonisti vivevano in Grecia, Egitto, Cina, Persia, India, Italia, Francia, Svizzera, Germania, Russia, Inghilterra, Irlanda e America. Alcuni nacquero da famiglie benestanti – Fermat, King, la Kovalevskaja – molti appartenevano al ceto medio, e alcuni nacquero poveri, come Gauss e Ramanujan. Alcuni provenivano da famiglie colte, come Cardano e Mandelbrot, altri no, come di nuovo Gauss e Ramanujan, nonché Newton e Boole. Alcuni vivevano in tempi difficili, come Euler, Fourier, Galois, la Kovalevskaja, Gödel, Turing; altri furono fortunati a vivere in una società più stabile, o almeno in una parte più stabile della società, come Madhava, Fermat, Newton, Thurston. Alcuni erano politicamente attivi, come Fourier, Galois, la Kovalevskaja, tanto che i primi due furono imprigionati; altri hanno tenuto per sé le loro idee politiche, come Euler e Gauss.»

Cosa hanno in comune questi matematici? «Amano la matematica, ne sono ossessionati, non possono fare altro. Rinunciano a professioni più redditizie, vanno contro le opinioni della famiglia, vanno avanti nonostante tutto anche quando molti dei loro stessi colleghi li considerano pazzi, sono disposti a morire non riconosciuti e non ricompensati. Insegnano per anni senza paga, solo per mettere un piede in università. I numeri uno sono tali perché sono determinati

La lettura è stata interessante e istruttiva: ad ogni matematico sono state dedicate una decina di pagine, sufficienti per avere un’idea delle scoperte effettuate, dell’importanza avuta nel campo, e le notizie biografiche aiutano a comprendere il percorso umano e professionale. Si possono leggere nell’ordine scelto dall’autore, quello cronologico, o si può procedere in base alle proprie preferenze: chi non conosce i matematici ha l’occasione di fare un primo incontro, che può essere l’anticamera di un ulteriore approfondimento, mentre per chi li conosce può essere un modo per ritrovarli, tutti insieme, ripercorrendo 2500 anni di storia della matematica.

Lunedì, 03 Dicembre 2018 21:56

Ipazia e la musica dei pianeti

Roberta Torre, regista di cinema e teatro premiata nel 1998 con il David di Donatello come migliore regista esordiente, ha scritto nel 2016 «Ipazia e la musica dei pianeti» per RueBallu Edizioni, con le illustrazioni di Pia Valentinis, artista che ha esposto in numerose mostre, collettive e personali.

Il libro è un racconto per bambini, nel quale l’autrice immagina Camilla, una giovane astronauta di vent’anni, che si reca sull’asteroide 2003-SD220 per piantare dei microfoni che registreranno il suono dell’universo. Su questo asteroide, inaspettatamente, Camilla incontra Ipazia: le due donne fanno amicizia e mentre Ipazia le racconta della sua infanzia, di suo padre e del Museo, dell’amicizia con Sinesio e di quanto fosse speciale la città di Alessandria, Camilla coinvolge Ipazia in una danza, mentre insieme ascoltano la musica dal lettore di Camilla. Quando arriva il momento di tornare a casa, è proprio il lettore che Camilla lascerà in dono a Ipazia, mentre dalla Terra avvisano l’astronauta che il suo lavoro è stato vano: in un laboratorio sulla Terra sono riusciti a registrare le onde gravitazionali.

Nella lettura del racconto, i bambini vengono coinvolti non solo dalla storia di Camilla, che se ne va da sola in giro per l’universo, ma soprattutto dalla storia di Ipazia, moderna eppure antica, eccezionale eppure ordinaria.

La lettura è consigliata a tutti i bambini: hanno la mente aperta ed è bene che conoscano la figura di Ipazia, la prima matematica che la storia ricordi. La lettura è consigliata anche ai loro genitori: quanti conoscono la figura di Ipazia? Quanti ne hanno sentito parlare a scuola? La specialità di questo libro consiste proprio nel raccontarci una storia che difficilmente abbiamo sentito raccontare a scuola e cominciare con un linguaggio per bambini può essere il modo migliore per restarne affascinati.

Lunedì, 03 Dicembre 2018 20:56

È tutto calcolato!

«È tutto calcolato» è il primo libro scritto da Lorenzo Baglioni, più noto probabilmente per la sua performance a S. Remo con un brano sul congiuntivo che non per le sue abilità matematiche. In realtà, Lorenzo ha anche una laurea in matematica tanto che per qualche tempo ha lavorato come insegnante e questo libro pubblicato da Mondadori gli dà modo di mostrare fino in fondo tutte le sue abilità. Obiettivo del libro non è quello di insegnare la matematica, «bensì dimostrare il potere della matematica nel descrivere, spiegare e prevedere situazioni quotidiane che a prima vista sembrano così distanti dalla razionalità del pensiero scientifico».

È una raccolta di dieci piccoli articoli di matematica, con i quali Baglioni esplora il funzionamento del web, delle relazioni sociali, dei social network e di YouTube, attraverso alcuni teoremi, almeno uno per capitolo, ed è sorprendente il fatto che compaiano anche parecchie formule, soprattutto ricordando la massima di Stephen Hawking, che sosteneva che ogni formula dimezzava il numero dei potenziali lettori. Eppure per quanto gli editori invitino a limitare al massimo il numero di formule, come sostiene lo stesso Odifreddi «la cosa è tanto insensata quanto pretendere di parlare di musica senza far ascoltare nemmeno una nota, o di arte senza mostrare nemmeno un’immagine». Baglioni e la Mondadori non commettono questo errore, ma il libro non è certo solo una raccolta di formule: non mancano gli esempi per capire meglio la teoria e sebbene ogni enunciato sia accompagnato dalla dimostrazione, perché «un teorema senza dimostrazione è come una doccia senza acqua: inutile», non mancano le risate. Nel leggere il libro sembra di sentire la voce narrante dell’autore che, con il suo bellissimo accento fiorentino, ci guida con fare esperto nel mondo della matematica.

Nel penultimo capitolo, il testo contiene anche un’introduzione alle funzioni che non sfigurerebbe in una classe quando si affronta lo studio di funzione, ma, al tempo stesso, è svagato. Lo stile del libro è in effetti improntato alla leggerezza, pur trattando argomenti di attualità e non sempre semplici. L’autore si rivolge ai ragazzi che appartengono al suo pubblico, ma al tempo stesso anche a tutti coloro che non amano in modo particolare la matematica: è un libro di divulgazione, che non banalizza i contenuti matematici, come dimostra l’ultimo capitolo, dedicato al paradosso di Monty Hall. Gli insegnanti possono trovare alcuni spunti per introdurre gli argomenti in modo originale: Baglioni, nell’introduzione, dice che la matematica serve per ingannare il lettore e per raccontare delle storie, mentre nel costruire i modelli matematici l’autore ci insegna ad usare la matematica nella quotidianità.

Il libro è consigliatissimo a tutti, soprattutto per l’originalità e la leggerezza con cui vengono trattati gli argomenti e per il senso dell’umorismo di Baglioni. La sua specialità è proprio nell’usare argomenti quotidiani per mostrarci l’universalità e l’utilità della matematica.

Martedì, 06 Novembre 2018 17:33

Astrobufale

«Astrobufale» è il titolo dell’ultimo libro di Luca Perri: dopo l’esordio con «La pazza scienza», dedicato ai Premi IgNobel e il libro per i più giovani «Errori galattici», ecco un libro dedicato all’astrofisica – la specializzazione dell’autore – e alle bufale, o meglio, ai meccanismi che ci spingono a credere a ciò che non è vero. Pubblicato da Rizzoli nel settembre del 2018, comincia con una prefazione di Paolo Attivissimo, noto al grande pubblico per la sua opera di debunking delle più diffuse teorie complottiste, il quale definisce questo testo «un ricco pasto per la mente, colmo di sorprese», che ci permette di costruirci, a furia di esempi, «una sorta di fiuto generale per le bufale scientifiche».

La diffusione di disinformazione attraverso i media è uno dei maggiori rischi per il futuro a livello globale e le fake news non risparmiano davvero nessuno: siamo tutti possibili vittime di un’informazione errata, per questo è importante capire i meccanismi che stanno alla base della loro diffusione e i processi mentali che ci portano ad esserne vittime. Nel testo troviamo otto coppie di frasi riguardanti lo spazio, che sono apparse in qualche modo su un mezzo di comunicazione di massa: in ogni coppia, ci sono una frase scientificamente vera e una bufala. Lo scopo del gioco è quello di smontare un po’ di bufale, riconoscere i bias cognitivi per riuscire a correggere la nostra percezione e raccontare un po’ di Universo. Citando la poetessa statunitense Muriel Rukeyser, per la quale «l’Universo è fatto di storie, non di atomi», Perri ci guida tra le storie della ricerca spaziale, ricordandoci che, «nell’inventarle, l’Universo ha molta più fantasia dell’essere umano».

I quesiti sono stati proposti durante uno dei laboratori del Festival BergamoScienza e Luca Perri ha continuato a proporli durante le sue conferenze per un paio d’anni: la sua indagine statistica ha rilevato una risposta corretta solo per il 25% delle domande. Basta questo dato per cogliere la necessità di questo libro: c’è bisogno di storie e, in particolare, di storie di scienza. C’è bisogno di leggere la ricerca scientifica con occhi diversi, di conoscerne le storie fallimentari e quelle di successo e di capire finalmente che, nel mondo della scienza, «la certezza e la Verità con la V maiuscola non sono di casa».

L’utilizzo del bias dell’umorismo è, a mio modo di vedere, il punto forte di Perri, tant’è che sulla copertina hanno scritto: «Siete pronti a divertirvi sul serio con la scienza?». Il divertimento è una delle parole chiave, quando si leggono i libri di Perri ed è per questo motivo che è altamente sconsigliato leggerli se siete seduti in attesa nell’ambulatorio di un medico, come ho fatto io. Soprattutto se vi ritrovate a leggere il capitolo riguardante le evacuazioni degli astronauti: la mia espressione oscillava tra lo schifato e il divertito, ma sicuramente ho concluso che, visti i problemi di salute che si devono affrontare per realizzare l’impresa, non farò mai l’astronauta!

In questo caso, oltre ad augurarvi buona lettura e buon divertimento, vi auguro, rubando le parole a Luca: «Buon test!». È bello mettersi alla prova, soprattutto quando nessuno è lì a ridere del vostro fallimento…