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Newsletter (28)

Nelle ultime due settimane, la matematica ha avuto un ruolo di primo piano sui giornali, a cominciare dall’operazione che inganna i ventenni. Sul web si vedono tre tipologie di risposte: 9, 1 e… 3. A voi capire quale possa essere la risposta giusta e quale errore sia stato commesso nelle altre due! Se avete più di vent’anni, avete buone probabilità di riuscire a rispondere correttamente: è forse il segno di un peggioramento delle capacità matematiche dei nostri studenti?

Per evitare certi errori, potrebbe essere il caso di tornare a contare con le dita, come facevamo da piccoli: probabilmente vi siete sentiti sgridare dalla maestra per quest’abitudine, ma pare, secondo un recente studio della Northwestern University, che “migliore è la rappresentazione che abbiamo delle dita della mano, migliori saranno anche i risultati in matematica.” E così, “l’università di Stanford ha già messo a punto una serie di esercizi pratici il cui scopo è proprio quello di migliorare la percezione delle singole dita nei bambini.” Se le difficoltà permangono, potrebbe essere utile ricorrere a questi cinque suggerimenti di Redooc su come risolvere gli esercizi di matematica: pare che anche in matematica si possa parlare di blocco dello scrittore, perciò una buona strategia potrebbe essere quella di cominciare innanzi tutto a scrivere. E cosa scrivere? Io suggerirei di cercare di farsi una rappresentazione del problema, per poter capire fino in fondo quale sia la situazione che siamo chiamati a risolvere, mentre direi di evitare di cominciare a calcolare a caso, applicando formule a profusione, fino a quando si scopre che il risultato coincide con quello fornito dal libro. E poi… spezzare il problema in sottoproblemi più semplici, fino a concludere con l’assemblamento di ciò che si è trovato può essere effettivamente una strategia vincente. L’ultimo passo potrebbe essere quello di verificare che il risultato sia giusto, più che correndo a fare confronti con il risultato sul libro, cercando di ragionare sul risultato ottenuto (se per caso hai ottenuto che per portare ad ebollizione un litro di acqua ci vorrebbero 3 giorni, forse hai sbagliato qualcosa…)

Uno degli altri motivi per cui la matematica è finita sui giornali, (lo confesso: ho faticato ad accettarlo per vero, pensavo fosse satira, ma, dal racconto del Washington Post e di Repubblica, pare proprio che debba rassegnarmi) è la storia dell’economista italiano, Guido Menzio, che è stato sospettato di terrorismo, ma in realtà stava cercando di risolvere delle equazioni mentre si apprestava a compiere un viaggio aereo. La vicina di posto, insospettita dagli strani simboli e innervosita dalla mancanza di risposte nei suoi tentativi di farlo parlare, ha denunciato l’uomo alle autorità: “Divertente sì, ma anche un simbolo della xenofobia e dell’avversione verso gli intellettuali tipica dei nostri tempi”, dice Menzio. La cosa buffa è che Menzio si occupa di teoria economica delle informazioni, ovvero: “quante informazioni servono per prendere una decisione?” Interessante la conclusione del Washington Post: “In America today, the only thing more terrifying than foreigners is… math” (In America oggi, l’unica cosa più spaventosa degli stranieri è… la matematica”.)

Forse il 30 aprile scorso avete notato un Doodle particolare per la home page di Google: un simpatico giocoliere che faceva muovere in circolo 0 e 1. Si è voluto onorare Claude Elwood Shannon, ingegnere e matematico statunitense, “spesso definito il padre della teoria dell’informazione”, nato il 30 aprile del 1916. Il post di Rudi Matematici su “Le Scienze” è dedicato proprio al compleanno di Claude Shannon e l’inizio è tutto un programma, con la citazione di Thomas J. Watson, presidente dell’IBM nel 1943: “Credo che nel mondo ci sia mercato per circa cinque computer”. Morse, Tesla, Marconi, la radio, l’era della comunicazione, le lingue… come al solito, i tre di Rudi Matematici fanno una carrellata abbastanza ricca, accompagnandoci poi al compleanno protagonista del post. “La teoria dell’informazione come la conosciamo oggi è stata sviluppata a partire dal 1940 da un solo uomo, Claude Shannon, che creò le basi matematiche per la rivoluzione tecnologica del nostro secolo.” Dopo aver ottenuto un dottorato al Massachussets Institute of Technology (MIT) “si interessò fin dall’inizio all’algebra di Boole e alla trasmissione dei segnali”: con la sua tesi, mostrò che l’aritmetica binaria poteva essere applicata ai circuiti elettrici, creando il collegamento tra il mondo analogico e quello digitale. Intelligenza artificiale, scacchi, teoria dei giochi… i suoi interessi erano molteplici ed era molto in anticipo sui tempi, se si considera che “solo negli anni ’70, con la produzione dei circuiti integrati, le teorie di Shannon cominciarono a diventare applicazione pratica.”

Avevamo già avuto occasione di commentare e pubblicizzare la notizia del protocollo siglato tra MIUR e TED: in questo articolo, si ripercorre la storia di TED e, dopo aver parlato del protocollo siglato a marzo, si danno alcune indicazioni per partecipare all’evento-concorso di TEDxYouth, che si rivolge a tutti gli studenti italiani delle scuole secondarie di secondo grado. Un’opportunità per imparare e per mettersi in gioco…

Dopo la scorsa newsletter, nella quale avevo parlato di Moxoff, qualcuno mi ha mandato il link all’ultima ricerca del Politecnico di Milano, o meglio del Laboratorio Mox del Dipartimento di matematica, “che ha studiato un nuovo modello matematico per cui è possibile descrivere con più precisione il processo con cui i tumori inducono la formazione di nuovi vasi sanguigni per crescere più in fretta e favorire la diffusione di metastasi”. È sempre un piacere vedere come la matematica possa essere utile, anche nella lotta contro il cancro. (Il costante riferimento a spin-off nate proprio dal progetto del Politecnico mi ricorda la vecchia massima di Paperon de’ Paperoni, “Da cosa nasce cosa”…)

Per tutti gli appassionati di cinema (e di matematica), a breve avremo l’occasione di assistere alla proiezione di “L’uomo che vide l’infinito”, il film sulla vita di Srinivasa Ramujan, il genio indiano, che in Inghilterra ha potuto coltivare il suo genio, grazie alla guida di Hardy. Il film è ispirato dall’omonimo libro, nel quale trova ampio spazio l’amicizia che legò i due matematici: Hardy “incoraggiò la sua educazione senza interferire con il suo stile unico, e curò i dettagli dei suoi lavori perché fossero pubblicabili”. Restiamo in attesa di vedere questo film che, per come viene descritto dal trailer, sembra davvero imperdibile.

L’ultimo link di questa newsletter è l’intervista per Repubblica di Annalisa Buffa del CNR, che ha vinto un finanziamento europeo da oltre due milioni di euro. Per Annalisa, la sua è la “matematica delle piccole cose”: “Io cerco di costruire modelli che simulino il comportamento di oggetti reali e che siano facili da far girare al computer.” Interessante una delle domande dell’intervista, che ci rimanda un po’ alla “barzelletta” di Guido Menzio: “I suoi articoli somigliano a uno spartito musicale. Sono pieni di simboli che se uno non sa leggere, come note sul pentagramma, non ci capisce niente.” La matematica, in fondo, è un po’ così: una poesia scritta in una lingua difficile, della quale dobbiamo conoscere la grammatica. Altrimenti, come sarebbe possibile coglierne la bellezza?

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra due settimane!

Daniela

Matematica e restauro: forse ai più sembrerà un binomio improbabile, ma “con il calcolo delle variazioni si può individuare l’energia minima di un’immagine e sfruttarla per ricostruire un dipinto distrutto o rovinato nel modo più fedele possibile.” Le parole di Riccardo Cristoferi sono intense ed emozionanti: “La matematica è bellissima, è il modo in cui riusciamo a descrivere il mondo che ci circonda. […] Per me fare matematica è come essere un bambino in un parco giochi: puoi fare qualsiasi cosa ci sia in giro, sei libero di essere curioso e di farti tutte le domande che vuoi.” Cristoferi ci spiega in termini semplici in cosa consista il calcolo delle variazioni, descrivendolo come la versione matematica della pigrizia della natura. Il lavoro di Cristoferi ha a che vedere con una matematica artistica: “consiste nel descrivere nel modo più accurato possibile dal punto di vista matematico le principali caratteristiche delle immagini ottenute”. Anche Francesca E. Magni, insegnante di matematica e fisica al liceo, propone un percorso di matematica applicata all’arte, in particolare alla soluzione di problemi legati ai beni culturali e al restauro. “La matematica è utile al restauro perché insegna a risolvere problemi complessi adottando strategie rigorose”. Si tratta di applicare dei modelli, anche se nell’ambito della conservazione e del restauro non è facile, visto che “per evitare di danneggiare il campione osservato non si possono raccogliere molti dati sul comportamento del materiale”. Modellizzare può voler dire anche realizzare una copia esatta di un’opera in modo da poterla maneggiare senza rischi, sperimentando tecniche rischiose, oppure la copia può essere ingrandita, per poterne ammirare e indagare tutti i particolari. Nell’ambito dei modelli matematici, non si può non parlare di Moxoff, un’azienda creata e composta da “ingegneri specializzati nello sviluppo e nell’applicazione di modelli matematici e numerici innovativi”. Nata nel 2010, ha preso avvio dal Laboratorio Mox del Politecnico di Milano. Tra i suoi progetti, la modellizzazione delle partite di pallavolo per far vincere una squadra, nell’ambito della robotica Ambrogio, che si occupa della pulizia del giardino, o la realizzazione di un casco matematicamente confortevole. Questi tre progetti sono anche quelli con i quali Moxoff si è presentata a MadeinMath, la mostra presente al Muse di Trento fino al 26 giugno. Nel video realizzato da James Earle per Ted, nell’uomo Vitruviano “Leonardo è riuscito a combinare matematica, religione, filosofia, architettura e abilità artistiche del suo tempo”: ancora una volta il binomio matematica e arte!

Oltre al fatto che all’Italia la matematica può servire, per quanto appena detto, per la conservazione e il restauro delle sue numerose opere d’arte, secondo Massimo Ferri, docente di Geometria presso l’Università di Bologna, ci possono essere “cinque evidenti ragioni, strettamente correlate” per le quali può servire: la tradizione, la cultura, il prestigio internazionale, l’insegnamento e il progresso tecnico-scientifico. In altre parole, “la necessaria, stupenda continuità della conoscenza”. E se non lo facciamo per l’amore della conoscenza, possiamo studiare matematica perché le aziende sono pronte ad assumere, ma mancano giovani competenti: “i lavoratori più richiesti d’Italia sono analisti di procedure informatiche, progettisti per l’automazione industriale, sviluppatori di software e app e consulenti per la gestione aziendale”. In altre parole, “le imprese investono su nuove figure che consentano loro di fare un passo decisivo nell’automazione e nell’uso di algoritmi e software”: spazio, quindi, a chi ha una preparazione anche in ambito matematico. È quindi importante riflettere sui risultati degli studenti italiani nella parte matematica dei test OCSE-PISA. Per l’Unione Matematica Italiana è importante “individuare indicazioni significative per l’importante dibattito sulla formazione matematica dei nostri studenti”. Bisogna innanzi tutto ricordare che in Italia si è sempre privilegiato l’insegnamento della matematica che punta sull’astrazione, mentre i test Pisa prediligono l’utilizzo della matematica nelle condizioni di realtà. Ma il vero problema potrebbe essere la mancanza di abitudine, per gli studenti italiani, ad affrontare situazioni nuove: “una pratica didattica appiattita sull’esecuzione di esercizi dello stesso tipo, in cui viene richiesta l’applicazione di formule precedentemente memorizzate, può avere come conseguenza la difficoltà o addirittura il rifiuto a priori di risolvere quesiti percepiti come diversi.” Questo spiegherebbe perché gli studenti italiani si trovino in difficoltà, in genere, di fronte a testi articolati, “in cui le informazioni rilevanti dal punto di vista matematico pervadono il testo stesso” e potrebbero spiegare anche la difficoltà nell’affrontare prove come quelle proposte ultimamente per la seconda prova del liceo scientifico, prove come quella proposta stamani dal Miur come simulazione e sapientemente risolta dal team di Redooc. Anche Simon Jenkins pensa che la matematica non serva a nulla, ma Tim Gowens, nell’inserto del giovedì di The Guardian, fa alcune considerazioni importanti su come viene insegnata la matematica: “La matematica deve essere uno strumento per aumentare la propria capacità di pensare, ma per molti bambini è solo un insieme di regole piuttosto inutili per manipolare simboli.” Riguardo ai test OCSE-PISA, esprime il suo parere anche Rosetta Zan, che ha insegnato Didattica della Matematica all’Università di Pisa: secondo l’esperta un ruolo di primo piano spetta alla valutazione, che “inquina” il processo di apprendimento e non permette all’alunno di sperimentare in piena libertà. In questo senso, è importante “stabilire in classe un clima sereno di lavoro, non condizionato dall’ossessione della valutazione”.

Forse dovremmo liberarci tutti dai nostri stereotipi e forse il mensile “Mate” si muove in questo senso: si rivolge agli appassionati, ai curiosi e ai “simpatizzanti”. Gli specialisti potrebbero trovare i temi proposti e il modo in cui vengono trattati un po’ troppo semplicisti, ma per chi voglia scoprire in un modo nuovo la matematica, approfondendo le proprie conoscenze, saziando la propria curiosità e trovando il modo di mettersi alla prova con i giochi matematici, avendo l’opportunità di tenersi informato sulle ultime opportunità matematiche, questa rivista può essere un’ottima occasione. “Ogni numero di MATE contiene interviste, dossier, studi, approfondimenti, spiegazioni dei teoremi più applicati (spesso a nostra insaputa) nella quotidianità, analisi dei legami tra i temi di attualità e la matematica e, per finire divertendosi, una ricca sezione di giochi.”

A proposito di approfondimenti, non può mancare un post di “Math is in the air”, che cerca di superare i luoghi comuni attraverso il Teorema di Bayes: si parla di immigrazione e criminalità. Magari non è semplicissimo seguire la matematica del post, ma la logica sottesa è comprensibile per tutti. Interessante è la conclusione: “Se avessi utilizzato delle stime vere per alcune combinazioni di dati avremmo addirittura ricavato che il tasso di criminalità fra gli immigrati è confrontabile con quello degli italiani o almeno è confrontabile con quello della popolazione di alcune zone geografiche problematiche della stessa Italia”.

Concludo con due interviste per il mese delle Stem: quella di Margherita Hack, la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia. Dalla sua intervista, scopriamo che era una studentessa mediocre, ma a me è piaciuta in particolare la risposta alla domanda su chi abbia ispirato e guidato la sua carriera: “Mio marito Aldo. Ci siamo conosciuti da bambini e poi ritrovati all’università. In realtà all’inizio ci eravamo piuttosto antipatici. Si litigava sempre e non mi ricordo poi com’è finita che ci siamo innamorati e addirittura sposati. Siamo complementari in tutto, io atea lui cattolico, io scienziata lui letterato.” Chiara Bessi, Client Advisor dal 2003 in Kairos Julius Baer SIM, è la seconda intervista che ho scelto per questa Newsletter. Della sua intervista mi ha colpito la frase che non sopporta: “Sono due domande: ‘come fai con il lavoro’ (sottinteso per via delle bambine [è mamma di due bimbe]) e ‘come fai con le bambine’ (sottinteso per via del lavoro). Hanno il potere di irritarmi… perché nessuno si sognerebbe di farle mai ad un uomo.” Ecco… in queste due domande è davvero racchiuso un mondo di pregiudizi e stereotipi duri a morire!

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra due settimane!

Daniela

Nella puntata di Pietro Greco su Radio 3 Scienza di ieri, dopo una breve introduzione con Alfredo Gorio, docente di farmacologia all’università di Milano, per parlare di come riacquistare le funzioni motorie dopo una paralisi, dal minuto 11.45 si parla di Emmy Noether, una dei più grandi matematici di tutti i tempi, di cui ieri si è celebrato l’anniversario di morte (è mancata il 14 aprile del 1935). Ospite della trasmissione Piero Fabbri, blogger e redattore della rivista Rudi Mathematici: Fabbri ne caratterizza la figura, sottolineando quanto i tempi fossero difficili all’epoca per le donne, nonostante Emmy fosse figlia di Max Noether. Inizialmente indirizzata verso lo studio delle lingue, frequentò per due anni le lezioni di matematica a Erlangen, ma come uditrice, senza nemmeno avere la qualifica di studente. E poi divenne un’insegnante, ma senza avere stipendio, perciò non stupisce la battuta di Hilbert, che era riuscito in qualche modo a farla accedere ad un mondo accademico che si mostrava eccessivamente preoccupato dell’avanzata delle donne: "Diamine, signori: queste sono aule universitarie, non bagni pubblici”.

Aver ascoltato Piero Fabbri mi ha fatto venire voglia di leggere l’articolo su “Le Scienze” del 23 marzo 2013, nel quale i Rudi Mathematici celebrano proprio il compleanno di Emmy Noether. Si parla di lei e si parla del ruolo delle donne nel mondo scientifico, a partire dalla celebre Ipazia e proseguendo con Marie Curie: “Perdindirindina, ma è possibile che non ci sia neanche una matematica donna? […] La domanda è stupida perché è come chiedersi per quale ragione esistano così pochi matrimoni tra donne eschimesi e uomini bantu. Non hanno avuto molte occasioni di incontrarsi, tutto qui: né le eschimesi con i bantu, né le femminucce con la matematica, e non per colpa loro. Adesso le cose stanno cambiando un po’, per fortuna.” Cambiano impercettibilmente e ogni giorno di più anche grazie ad iniziative come quella che ho ricordato settimana scorsa di Redooc: “le interviste a donne con un diverso rapporto con le materie STEM a scuola, nel lavoro e nel quotidiano”. Interessante l’intervista a Maria Gaetana Agnesi che alla domanda su come scoraggiare il fenomeno degli stereotipi di genere risponde: “finché le discussioni matematiche venivano svolte all’interno del mio salotto ero considerata la regina. Quando invece uscivo dalle mie quattro mura domestiche allora sì che dovevo farmi valere. Parlare di matematica era una cosa da uomini!”. Tra le intervistate eccellenti non poteva certo mancare Ada Lovelace Byron, la prima programmatrice di computer al mondo… eppure: quanti sono realmente a conoscenza del suo ruolo in questo ambito? Fortunatamente l’Ada Lovelace Day si festeggia dal 2009 ed è un’occasione proprio per promuovere il coinvolgimento delle donne nel mondo scientifico. “Numeri e poesia” è una biografia di Ada Lovelace che è dedicata ai ragazzi delle medie: il racconto della sua vita, corredato di illustrazioni, ci permette di sentire il racconto della Grande Esposizione Universale, avvenuta l’anno prima della sua morte: il fatto che non vennero trovati i fondi per far proseguire gli studi di Babbage ha fatto prendere una strada completamente diversa all’informatica: “tra le intuizioni della figlia di Byron e il primo vero calcolatore elettronico dovranno passare cento anni tondi tondi”, ci ricorda il post della 27esimaora “Le ragazze frigorifero”. Cento anni che ci portano al 1946, alla comparsa dell’Eniac (Electronic numerical integrator and computer), il primo computer elettronico digitale, realizzato sì da due uomini, ma “per far funzionare quel ‘bestione’ da 180 metri quadri, di più di trenta tonnellate e diciottomila valvole, ci vollero persone in grado di effettuare calcoli balisticamente precisissimi.” Il compito venne affidato a delle donne, indicate dalle studiose Linda Pagli e Silvia Benvenuti come “Refrigerator Ladies”.

Come tanti colleghi, sto lavorando in questi mesi alla mia preparazione linguistica per affrontare l’insegnamento di una disciplina non linguistica con metodologia CLIL: di cosa si tratta? “Durante una lezione CLIL, l’insegnante non deve solo trasmettere i contenuti inerenti la propria disciplina e, visto che non è laureato in lingue, non può nemmeno dedicarsi unicamente all’apprendimento della lingua straniera: la lezione CLIL è una fusione di entrambe le cose e l’insegnante e gli alunni lavorano a entrambi gli aspetti.” Prepararsi per affrontare l’impresa è già un’impresa di per sé… ma ne vale veramente la pena! Pare, però, secondo un recente studio, che non solo i due saperi siano diversi, ma che “le abilità matematiche non discendono da quelle linguistiche”. Secondo il Corriere della Sera, “Le abilità matematiche di alto livello dipendono da aree del cervello che sono diverse da quelle utilizzate per le competenze linguistiche e verbali.” Per gli autori della ricerca, “anche i bambini piccoli e gli adulti non scolarizzati con un linguaggio drammaticamente povero per la matematica possono possedere intuizioni proto matematiche di numero spazio e tempo”. A proposito di linguaggio, Lorenzo Baglioni – attore e autore comico fiorentino – ha voluto sfruttare il linguaggio del rap per spiegare il teorema di Ruffini: imperdibile!

Letteratura e matematica: Piergiorgio Odifreddi, sempre abile a trovare la matematica ovunque, dedica la sua rubrica di “Le scienze” di aprile a Umberto Eco, ricordando la partecipazione dello scrittore – scomparso lo scorso febbraio – al Festival della matematica del 2008, quando aprì i lavori con “Sugli usi perversi della matematica”. Oggetto della rubrica, però, sono le “versioni lipogrammatiche dell’enunciato del teorema di Pitagora, riformulato ogni volta in modo da non usare una particolare vocale”. (Il lipogramma, secondo la definizione di Wikipedia, “è costituito da un testo in cui non può essere usata una determinata lettera. In pratica, si prende un testo normale e lo si riscrive sostituendo ogni parola che contiene la lettera proibita con un suo sinonimo che non la contiene.”)

Concludo in bellezza, con l’arte della matematica, ovvero i frattali: l’occasione mi è stata offerta dalla TedTalk di Giuseppe Mingione, professore ordinario di Analisi Matematica all’Università di Parma. Non lasciatevi ingannare dalla semplicità con la quale ci coinvolge nel mondo dei frattali: è uno dei cento matematici più importanti al mondo. La sua chiacchierata per Ted si intitola “Frattali: l’ordine oltre il disordine” ed è stata realizzata il 12 marzo scorso in occasione di TedxArezzo. Cosa hanno in comune il cavolo romano, la felce, gli alberi, i polmoni, le fluttuazioni dei prezzi e le coste? Ascoltate la chiacchierata di Mingione e scoprirete che i frattali sono oggetti uguali a se stessi se guardati a tutte le scale, forse perché “ci sono cose che non vivono bene nelle dimensioni usuali”. Se la chiacchierata vi entusiasma e volete approfondire l’argomento, anche Benoit Mandelbrot, proprio pochi mesi prima di morire, ha realizzato, a Febbraio 2010, una chiacchierata per Ted riguardante i frattali. D’altra parte, chi dice Mandelbrot dice frattali!

Dimenticavo due notizie di attualità: aprile è il mese della Consapevolezza Matematica ed è dedicato al “Futuro delle previsioni”: vi lascio al post di Maddmaths per saperne di più! Il compito di questo mese è “aiutare a capire il ruolo della matematica e della statistica nel comprendere e prevedere il futuro.” L’ultima novità, invece, riguarda l’ultimo numero di Asimmetrie, dedicato all’Infinito: “La scienza da sempre cerca di fare i conti con l’infinito. Ma mentre i matematici riescono a conviverci senza problemi, in fisica la comparsa di un infinito in una teoria è, in genere, il segno che qualcosa non va.” Il numero è proprio dedicato a questa difficile convivenza tra i fisici e l’infinito.

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra due settimane!

Daniela

 

PS: In qualche modo, sono finita anche io tra le donne che hanno a che fare con le stem: se volete sapere qualcosa di più su di me, potete leggere la mia intervista

Mettetevi comodi, perché la Newsletter di oggi è parecchio densa…

Cominciamo con qualche consiglio di lettura, visto che il protagonista di Remigio, il libro di Roberto Bonzi, è un ragazzino di seconda media, alle prese con le sue difficoltà in matematica, la prepotenza di alcuni bulli e l’assenza del padre. Una vita veramente difficile la sua, soprattutto se si considerano i numerosi trasferimenti, che gli impediscono di coltivare adeguatamente le sue amicizie. Ed è proprio grazie alle amicizie che riesce a trovare a Veluneto, con la coetanea Irene e il professore Serionghi, che può crescere, superare le proprie paure e imparare ad amare la matematica. L’autore del libro, Roberto Bonzi, vive a Nuvolento, in provincia di Brescia, dove lavora presso un ufficio stampa. L’hanno intervistato quelli di Redooc, che si sono occupati anche della pubblicazione del suo libro: dalle sue parole traspare tutta la sua passione per la matematica, anche se in realtà si occupa d’altro.

Qualcuno ha sentito parlare del Mese delle STEM? Innanzi tutto: qualcuno sa cosa significhi l’acronimo STEM? STEM sta per Science, Technology, Engineering e Mathematics e il Mese delle Stem è un’iniziativa del MIUR e del Dipartimento per le Pari Opportunità, che si svolge dall’8 marzo all’8 aprile. Siamo quindi agli sgoccioli e Redooc propone il primo Math Hackathon for Girls nazionale rivolto a tutte le studentesse delle Scuole Secondarie di secondo grado. “L’iniziativa ha l’obiettivo di far prendere consapevolezza delle proprie capacità e di combattere gli stereotipi di genere sulla scarsa attitudine delle donne nelle materie STEM”. Nell’ambito di questo concorso, Redooc propone “una serie di interviste per offrire alle studentesse esempi di leadership al femminile e del variegato rapporto con le materie STEM a scuola, nel lavoro e nel quotidiano.” A partire dai primi di marzo, troviamo: l’intervista a Paola Schwizer, Professore Ordinario di Economia all’Università di Parma e non solo, visti i numerosi ruoli importanti che riveste. Parlando dei suoi anni al liceo racconta la sua adorazione per la matematica: “La ripassavo come passatempo, facendo esercizi al termine dello studio di materie umanistiche, come storia, letteratura, filosofia. La consideravo una forma di relax.”. Si prosegue con Sandra Mori, dal 2010 direttore affari legali europeo di The Coca-Cola Company, e con Francesca Fiore, con una ventennale esperienza nelle telecomunicazioni, che ci ricorda che “la velocità di ragionamento e calcolo a mente sono i veri assi nella manica”. Roberta Toniolo ha realizzato le sue ambizioni nel mondo dell’informatica, Diana Saraceni ha scelto ingegneria proprio perché le dicevano che era difficile e a lei piacciono le sfide, Paola Borracchini ci ricorda che “I giovani devono imparare a guardare dentro di sé e capire quali sono i propri veri desideri, quelli che intendono realizzare e poi impegnarsi, impegnarsi ed impegnarsi”. Ilaria Capua incoraggia chiunque abbia qualche difficoltà in matematica: “Se la scienza è la vostra passione e la matematica è la vostra preoccupazione, non vi preoccupate: si risolve. Qualcuno che conosce bene la matematica lo trovi.” Una delle interviste più interessanti è quella immaginaria a Maria Montessori, nota per i suoi metodi educativi, che riconosce che il più grande successo per un insegnante è poter dire: “i bambini stanno lavorando come se non esistessi”. Mila Spicola richiama una frase di Eleanor Roosevelt: “Grandi menti parlano di idee, menti mediocri parlano di fatti, menti piccole parlano di persone”. Giovanna Paladino non fa sconti e invita i giovani a “individuare i propri talenti, seguirli con passione e avere un obiettivo chiaro”. Dina Ravera è l’unica donna a ricoprire una posizione di così grande prestigio nell’ambito delle telecomunicazioni, eppure “Nei miei programmi ed in quelli dei miei genitori non era prevista l’Università”: incredibile l’impatto che l’incontro con Marisa Bellisario, prima donna manager italiana, ha avuto sulla sua vita! Valeria Carbone cita Einstein: “La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario”, mentre Paola Elefante cita il detto: “Where there’s a will, there’s a way” e Maria Paola Toschi, parlando di matematica: “Non ero un genio, ho faticato molto. Ma forse il rigore della matematica mi ha dato molte certezze.” Karen Nahum è Digital Director di Scuola e Libri per la DeAgostini, Letizia Vaioli definisce la facoltà di matematica la “facoltà dei sognatori”, perché “I matematici, nonostante quello che si possa pensare, hanno spesso la testa lontana dal corpo”. Tra le intervistate, non poteva mancare Ipazia d’Alessandria: la prima matematica donna di cui si abbia notizia! Si conclude con Anna Paola Ionna, che ha un “approccio matematico nell’affrontare le situazioni”, Barbara Cominelli, una delle 50 donne più influenti nel settore tecnologico in Europa, che invita i giovani ad essere “resilienti e pronti ad affrontare un percorso che avrà anche ostacoli e fallimenti: si tratta di una maratona, non di uno sprint.” e Barbara Ravera che ci regala una perla di saggezza: “Nel lavoro, non si affrontano gli imprevisti come problemi che ostacolano, ma come soluzioni alternative da individuare!”. Tutte queste donne sono accomunate dall’entusiasmo, che pervade le loro interviste, che esce dallo schermo mentre le si legge!

In questa carrellata di donne non possiamo dimenticare Zaha Hadid, architetto di fama mondiale, soprannominata “la regina delle forme” e mancata ieri. “Nata a Baghdad, in Iraq, nel 1950 da una famiglia benestante, ha ottenuto un master in matematica presso la American University di Beirut nel 1971.” Trasferitasi a Londra dove si è laureata in architettura è stata un architetto innovativo, visto che “le sue architetture sono dirompenti e si evidenzia l’utilizzo quasi estremo delle curve, una geometria delle forme che rinnova completamente i canoni più classici.” Non si può dimenticare il Museo Maxxi di Roma e la Gallery of Mathematics presso il Museo delle Scienze di Londra.

Da una grande donna a una giovane donna, professoressa di fama mondiale e “ricercatrice inserita nella prestigiosa ‘Brilliant 10’ della rivista Popular Science che ogni anno seleziona i dieci migliori scienziati under 40 attivi negli stati Uniti”, Chiara Daraio. “I maghi di oggi sono gli scienziati, i medici, gli ingegneri” ha esordito nel discorso agli studenti dell’Università Politecnica delle Marche e ha descritto “la scienza come capacità di realizzare quello che nel presente può essere solo immaginato”. Un discorso assolutamente da leggere, perché ora vediamo la donna realizzata e all’apice della carriera, ma è lei stessa a dirci che non ha fatto solo cose divertenti: “Ho passato ore in laboratorio a lucidare provini metallici o giorni arrotolata su uno schermo verde, a perfezionare l’allineamento di fasci di ioni nelle stanze buie dei microscopi elettronici. Ho passato pomeriggi davanti ad equazioni impenetrabili, provando e riprovando, frustrata, ma con perseveranza.”

Nel vostro percorso di crescita e di scoperta della matematica, attenzione a non dividere per zero… Ecco cosa succede se ci provate con Facit ESA-01, uno dei primi calcolatori elettronici comparso a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta. “Il calcolatore in questione, nell’atto della divisione, effettua in realtà una sottrazione sequenziale, finché non arriverà ad un numero minore o uguale di zero. Ciò non accadrà mai, perché effettuerà ciclicamente una sottrazione per zero che porterà ad un ciclo infinito.”

Per tutti gli appassionati di musica (e matematica ovviamente!), Ted questa settimana parla della matematica nascosta dietro la musica di Beethoven. Come è potuto succedere che Beethoven, uno dei più grandi compositori di tutti i tempi, abbia scritto molte delle sue più amate composizioni mentre stava diventando sordo? Secondo questa interessante analisi, la risposta è nascosta nella matematica che si nasconde nella musica di Beethoven.

Per tutti gli appassionati di giochi a computer, ecco Science Kombat, un gioco nel quale possiamo scegliere gli scienziati che lotteranno gli uni contro gli altri. Possiamo scegliere tra Einstein, Tesla, Pitagora, Hawking, Turing, Darwin, Newton e Marie Curie. Così troviamo uno Stephen Hawking che crea buchi neri, mentre Marie Curie usa la radioattività. Un modo divertente per esplorare la scienza!

Visto che è il primo aprile, noto per scherzi che hanno coinvolto anche i più seri scienziati, è il momento giusto per condividere l’inchiesta di Repubblica “Come ti costruisco una bufala sul web”. “Le bufale si diffondono tanto, e velocemente, semplicemente perché sulla rete sociale tendiamo a fare amicizia con persone simili a noi, che fruiscono i nostri stessi contenuti”: non è solo una teoria, per quanto interessante, visto che Walter Quattrociocchi, informatico, coordinatore del Laboratory of Computational social science dell’IMT di Lucca, sostiene di averne dato una dimostrazione matematica. La colpa non è del web, ma nella “mancanza di una preparazione scientifica da parte di chi fornisce, e fruisce, le notizie”. Secondo Rosaria Conte, scienziata cognitiva e vice presidente del Consiglio Scientifico del Cnr: “A essere virali non sono tanto le bufale, ma le informazioni non verificate, e la loro conseguente accettazione acritica, un atteggiamento da abbandonare.” Ecco quindi che quando parliamo di Internet, possiamo parlare di intelligenza collettiva, ma, allo stesso modo, anche di ignoranza collettiva. Ricordatelo: dipende da noi e dalla nostra preparazione appartenere all’uno o all’altro gruppo!

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra due settimane!

Daniela

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