Venerdì, 09 Settembre 2016 15:47

93 - 9 Settembre 2016

Come ogni anno, settembre è il mese in cui si inizia la scuola, ma è anche il mese dell’atteso e temuto test di medicina: si è svolto il 6 settembre scorso e, come ogni anno, ha suscitato polemiche e scalpore. Se volete farvi un’idea, non dovete far altro che andare sul sito dell’Alpha Test e scaricare il test, ma è piacevole anche dare un’occhiata, ad esempio, all’articolo scritto da Luigi Ripamonti, laureato in Medicina, responsabile di Corriere Salute, che ha provato a eseguire le prove di ingresso. Interessante la sua opinione, visto che definisce il test “di difficoltà non esagerata per menti ben allenate e fresche di studi secondari superiori” e loda i quesiti di logica, perché bisogna “far capire subito agli aspiranti dottori che il mestiere cui ambiscono richiederà un intenso uso del cervello”. Di diverso parere è Massimo Gramellini, che con il suo buongiorno, intitolato per l’occasione Mal di test, prende in giro il test, paragonandolo ai “Quesiti con la Susi” della Settimana Enigmistica. Forse per parlare di simulatori di test, è un po’ presto, visto che alla prossima prova manca un anno, ma non è un male cominciare a darsi da fare per tempo, perciò vi segnalo il sito www.compitoinclasse.org, e in particolare le simulazioni dei test di ingresso alle facoltà a numero chiuso, le simulazioni per prepararsi ai test di ingresso delle superiori e il simulatore per prepararsi alle Olimpiadi di matematica.

Prepararsi ai test di ingresso per l’università non è, come pensano erroneamente in molti, un lavoro per i mesi estivi dopo la maturità: ci si prepara al percorso universitario durante tutte le scuole superiori, costruendo le proprie conoscenze e competenze giorno dopo giorno. E la scuola è costantemente sotto osservazione, per verificare se sia davvero in grado di trasmettere queste conoscenze ai giovani che la popolano. In Francia, pare che si sia aperta una seria discussione riguardo la scuola digitale: la critica arriva da Karine Mauvilly, insegnante di storia e Philippe Bihouix, ingegnere: “descrivono il ‘disastro’ della scuola digitale e auspicano il ritorno a classi ‘senza schemi’”. Pare che le nuove tecnologie non favoriscano la concentrazione, diminuiscano la capacità di riflessione e di calcolo e non stimolino la creatività, oltre al fatto che non fanno altro che evidenziare le disparità sociali. Cercando notizie online su Chiara Burberi, fondatrice di Redooc, ho trovato il suo punto di vista proprio riguardo le nuove tecnologie: “Basta paginate di numeri e formule astratte. I nostri figli sono cresciuti con un tablet in mano, mi dite come fanno a imparare così?”. Io mi sono fatta un’idea in merito: i ragazzi di oggi imparano in modo diverso rispetto a noi. Per quanto mi riguarda, fino a pochi anni fa avevo problemi a leggere direttamente sul pc e finivo con lo stampare tutto ciò che volevo leggere: con il tempo, mi sono abituata (e forse si sono abituati anche i miei occhi). Non trovo che il mio modo di leggere sia meno concentrato rispetto a quando leggo un libro e, soprattutto, per quanto riguarda la creatività, credo che sia il risultato di più fattori e, in fondo, dipende da come si usano le moderne tecnologie. Cercavo notizie su Redooc per parlarvi del Rischiatutto della matematica, ma direi che lascio la parola a Chiara: “Ai miei tempi i genitori non aiutavano i figli nello studio, ma giocavano spesso con i figli, per esempio a carte e a scacchi. Adesso è tempo di riscoprire il piacere della complicità tra generazioni, chiedendo ai genitori di rimettersi in gioco, con le loro figlie e i loro figli e riscoprire una matematica che combina tradizione e innovazione”. E la combinazione di tradizione e innovazione è la formula vincente di Redooc! Domenica 11 settembre, alle 17.00 a Milano: buona sfida!

Tim Gowers, Medaglia Fields inglese, sostiene che “Il problema non è la matematica, ma il modo in cui viene insegnata”. La riflessione di Gowers è interessante e dovremmo lasciarci mettere in discussione per molti aspetti. Diciamo che se alla domanda: “l’autobus numero 35 si arresta ad una fermata dove salgono 8 passeggeri; qual è l’età del conducente del bus?”, rispondete 43, forse la matematica non vi è stata insegnata correttamente… Gowers sottolinea anche un’altra cosa importante, dicendo che è “un bene per la salute di un paese se la sua popolazione ha alti standard di alfabetizzazione matematica: senza di essa, le persone sono influenzate da argomenti non corretti, prendono decisioni sbagliate e sono felici di votare per i politici che, nel loro nome, prendono cattive decisioni.” È più o meno la stessa sottolineatura fatta in questo articolo di Luciano Canova, che ci suggerisce come difenderci dalle news false online. Il recente terremoto del Centro Italia ha proprio messo in evidenza questo male che affligge tutti i frequentatori dei social network e non solo: dalla notizia del mancato risarcimento statale per colpa di sismologi condiscendenti fino ad arrivare a chi sostiene che il terremoto sia stato creato artificialmente, in quei giorni di notizie tristissime il web ci ha regalato anche un sacco di bufale. Attenzione, perché dando troppo credito alle bufale, si finisce con l’essere responsabili della diffusione di notizie false.

Considerato che molte delle informazioni poco veritiere di Internet riguardano il mondo della ricerca e della medicina, il libro di Rebecca Skloot “La vita immortale di Henrietta Lacks” capita a fagiolo: parla della ricerca, a partire dalla vicenda di Henrietta Lacks, la donna che, morta per un tumore nel 1951, è diventata immortale e fondamentale per la ricerca proprio grazie alle sue cellule tumorali. Quelli di Ted hanno realizzato un simpatico filmato proprio per parlare dell’importanza delle cellule HeLa: è un cartone animato in inglese e riassume proprio ciò che potreste trovare narrato nel libro.

Sempre in tema di libri, è consigliata la lettura di “Caccia allo zero” di Amir D. Aczel, che ci racconta la sua avventura (riassumendola a grandi linee) all’indomani della conclusione su Huffington Post. “Un libro che è il racconto di un percorso, sia esteriore che interiore: Aczel viaggia per il mondo alla ricerca dello zero, ma il viaggio avviene anche nella sua testa, visto che per una tale ricerca è necessario studiare e approfondire l’argomento. Leggere questo libro è avventurarsi nel percorso di Aczel, attraverso la storia della matematica, attraverso lo studio della filosofia orientale dove è nato il concetto di zero, attraverso gli incontri che l’autore ha fatto nell’ultima parte della sua vita.”

Dai libri ai film: gli amici di Redooc ci suggeriscono tre film sulla matematica da non perdere. “Will Hunting – Genio ribelle” è il primo e non può mancare: con Matt Damon e l’indimenticabile Robin Williams, è un film del 1997 che parla di un ventenne difficile, ma geniale. Il secondo è il celeberrimo “A Beautiful Mind”, del 2001, con Russel Crowe nei panni di John Nash, il matematico statunitense premio Nobel per l’economia. L’ultimo è “21” e, lo confesso, non lo conosco: parzialmente tratto da una storia vera, uscito nel 2008, è ambientato nel mondo delle università statunitensi ed è la storia di un gruppo di studenti che ogni weekend, a Las Vegas, vince cifre stratosferiche al casinò. L’Almanacco della scienza, il mensile a cura dell’Ufficio Stampa del Consiglio Nazionale delle Ricerche, aggiunge anche altri titoli, ma Roberto Natalini, direttore dell’Istituto per le applicazioni del calcolo “Mauro Picone”, riflette soprattutto sulla figura del matematico che emerge da questi film: è una rappresentazione che “rende i matematici del grande schermo una rivisitazione della figura del supereroe”, mentre “i matematici sono nella realtà individui abbastanza comuni, non hanno una vita particolarmente appariscente”. Vito Volterra non è stato, almeno per ora, protagonista di un film, ma sarà il protagonista di una mostra, che si aprirà a Roma dal 12 settembre. Un grande matematico e, soprattutto, un grande uomo, visto che fu uno dei dodici docenti universitari a non giurare fedeltà al fascismo.

Concludo in leggerezza con il video di una boy band: si chiama “I supplenti italiani” e la canzone è Le leggi di Keplero. Assolutamente da non perdere!

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela

Letto 1941 volte Ultima modifica il Venerdì, 09 Settembre 2016 20:48

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