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«La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso»: questa frase piena di speranza, spesso attribuita erroneamente a Einstein, e che sicuramente è capitato a molti di noi di condividere con i nostri contatti, non è vera. Esattamente come la convinzione che la Grande Muraglia sia visibile dalla Luna, mentre non è visibile nemmeno per gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale, o che vaccini e autismo siano correlati… Wired presenta una galleria di 50 fotografie, accompagnate da brevi didascalie, elencando alcune teorie scientifiche ormai superate: alcune sono state un passo necessario, un aiuto per superare superstizioni o false credenze, altre forse non ancora archiviate. Proseguo in leggerezza, visto che siamo all’inizio delle vacanze estive, proponendo alcune letture matematiche, che magari possono accompagnarvi sotto l’ombrellone: l’elenco, un po’ ristretto, è di Chiara Burberi di Redooc, ma se volete la versione completa ed estesa, non vi resta che aggiungere alla lista di libri da leggere per l’estate il bellissimo «Le ragazze con il pallino per la matematica».

«C’è ancora spazio per la Matematica nel terzo millennio? Il dubbio effettivamente può sorgere… La Matematica è la più antica delle scienze (i primi documenti risalgono al 2000 a.C. nell’antico Egitto e in Mesopotamia). Ma sarà, con tutta probabilità, anche quella che sopravviverà a tutte le altre scienze; la Matematica è la sola che può svilupparsi in modo autonomo, tutte le altre hanno invece bisogno di esprimersi con il linguaggio della Matematica e di usarne gli strumenti.» L’incipit di questo articolo di Alfio Quarteroni, “La matematica spiegata ai nostri figli”, è solo un assaggio di ciò che è stato pubblicato dal Corriere della Sera venerdì 25 maggio e che è riproposto da MaddMaths. «L’astrazione permette di guardare i problemi nella loro più grande generalità. Aiutandoci a scoprire quella che è l’essenza caratteristica del problema, facendoci capire i suoi segreti più intimi.» Semplice e di rapida lettura, l’articolo ci parla degli algoritmi che usiamo quotidianamente, anche se inconsapevolmente, come gli algoritmi di ricerca per le nostre ricerche su Google o gli algoritmi di codifica, che ci permettono di inviare immagini tramite Whatsapp. Questo concetto ci viene ribadito nell’intervista del 29 maggio di Giovanni Caprara a Camillo De Lellis, matematico italiano che «dal primo luglio siederà su una delle otto cattedre permanenti di matematica dell’Institute for Advanced Study di Princeton». Tra i vari algoritmi elencati, manca l’avvocato che si occupa dei risarcimenti aerei: «AirHelp, società tedesca di supporto nella richiesta di risarcimenti aerei, ha lanciato Lara, un avvocato con intelligenza artificiale in grado di valutare la fattibilità di un reclamo in tribunale e le sue possibilità di vincita.» L’algoritmo valuta la validità di un ricorso e la sua possibilità di successo, analizzando lo stato dei voli aerei, le statistiche degli aeroporti, le condizioni meteorologiche e altri fattori. Non preoccupatevi, non sostituirà certo gli avvocati, ma potrebbe contribuire a rendere migliore la loro professione, tagliando le attività amministrative ripetitive.

Persino la Rai ha dedicato la puntata di “Filo Diretto Web” del 4 giugno ai matematici: «I matematici? Contano sempre di più». È bellissimo cogliere il senso di meraviglia dei giornalisti che quasi si stupiscono di fronte alla necessità di matematici che invade tutti i campi dell’impiego, dalla finanza alla meteorologia. Gli addetti del settore continuano a parlarci della versatilità della laurea in matematica e della flessibilità che i laureati in questo settore riescono ad avere, i giornali ci raccontano di algoritmi e big data, eppure lo stupore non smette di coglierci quando parliamo delle possibilità di impiego dei matematici. Questo articolo di Repubblica evidenzia la carenza di insegnanti di matematica e ci invita a superare l’immagine obsoleta che spesso abbiamo degli insegnanti: «Il matematico per di più è raccontato ancora oggi al lavoro in totale solitudine e mai in gruppo. Prigioniero di matasse di parentesi tonde, quadre e graffe. Lontano dall’interesse per il mondo reale.» Forse non tutti si rendono conto di quanto il ragionamento matematico sia fine e complesso, di come non dia nulla per scontato, ma, nel momento in cui dimostra qualcosa, è verificato per sempre. Val la pena, a tal proposito, leggere il post «L’inverso del teorema di Pitagora»: l’autore è Zar che nel suo blog Proooof si diverte a proporre questi dialoghi, dai quali si impara sempre qualcosa. E speriamo possano imparare qualcosa anche i giornalisti che hanno parlato della capienza di un centro commerciale di Milano: 700 mila persone in 32 mila metri quadrati, ovvero… molte più di quelle che partecipano in genere alle manifestazioni, secondo gli organizzatori. Eppure, persino le api conoscono lo zero (e quindi anche i giornalisti potrebbero fare lo sforzo di imparare un po’ di matematica…): attraverso le pagine di Repubblica ci viene raccontato un articolo di Science, nel quale si parla di un’équipe internazionale di ricercatori che ha condotto una serie di esperimenti, scoprendo che le api sono in grado di «comprendere il concetto di numerosità» e quello di zero. Direi che questo risultato è fonte di grande speranza per tutti gli studenti che suderanno sulla matematica per preparare l’imminente esame di maturità (o per confrontarsi con gli esami di recupero a settembre): «ci fa capire che basta un sistema nervoso molto semplice, composto da appena un milione di neuroni, per sostenere il concetto di numerosità e quello di zero.» Se poi ampliamo il nostro raggio d’azione e parliamo di numeri casuali (importanti perché sono alla base dei videogames, ad esempio), scopriamo (tornando al punto di partenza) che «una sequenza di numeri casuali viene generata mediante un algoritmo» e siccome in un algoritmo, se inseriamo lo stesso dato di partenza, avremo, in uscita, lo stesso risultato, scopriamo che la sequenza di numeri casuali generata dall’algoritmo… non è casuale! La cosa simpatica è che «quello che è impossibile per un matematico o un fisico diventa una buona approssimazione per un ingegnere», come a ribadire che i matematici sono in genere più schizzinosi degli ingegneri.

Non possiamo dimenticare il resoconto dell’indagine “Io e la matematica”, lanciata da Math is in the Air in collaborazione con i professori R. Zan e P. Di Martino del Dipartimento di Matematica della Facoltà di Pisa: hanno partecipato oltre 3000 persone, per la maggior parte con età inferiore ai 18 anni. Leggere i risultati è quindi un obbligo per gli insegnanti di matematica, che possono farsi un’idea di quali siano i sentimenti per la matematica dei propri alunni. Anche se non sarà certo una sorpresa scoprire che il 40% dei partecipanti ha o ha avuto un pessimo rapporto con la matematica… Per quanto riguarda l’analisi dell’insegnamento, i miei alunni sono perfettamente in linea con quanto rilevato dall’indagine e io mi ritrovo pienamente nello “spiega troppo velocemente”: ma il problema resta comunque il programma infinito del liceo scientifico… discorso che riprenderemo dopo gli esami di maturità…

Per concludere questa carrellata di algoritmi, all’insegna dell’utilità e della diffusione della matematica, non posso non parlare del Premio William Benter in Matematica Applicata, che viene assegnato ogni due anni e «mira a premiare quelle ricerche matematiche che hanno avuto un impatto diretto e fondamentale su applicazioni scientifiche, commerciali, finanziarie e ingegneristiche». Il premio è stato assegnato a Ingrid Daubechies e la cosa è degna di nota perché è la prima volta che il premio viene conferito a una donna. «Il suo lavoro spazia dalle wavelet alla compressione delle immagini agli algoritmi matematici applicati per riconoscere i falsi dell’arte; ha lavorato inoltre per costruire reti matematiche globali e fornire una migliore formazione a scienziati e ingegneri di paesi in via di sviluppo, e per incoraggiare un maggiore interesse per la matematica tra le donne.» Un personaggio degno di nota…

Oggi, 15 giugno, il più grande progetto di fisica dei prossimi dieci anni ha cominciato il suo cammino, visto che al CERN si celebra la posa della prima pietra con l’inizio dei lavori di ingegneria civile del progetto HiLumi LHC, per potenziare il superacceleratore del CERN, in modo da aumentarne la luminosità. Per capirne qualcosa di più, è utilissima l’intervista video a Lucio Rossi, project manager HiLumi LHC.

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela

Perché insegniamo matematica? Paul Ernest, professore emerito di filosofia della didattica della matematica alla University of Exeter, propone tre motivazioni principali, ma pare che le attuali riforme pongano l’accento soprattutto sull’utilità/necessità della matematica, per la carriera lavorativa ma anche per la difesa nazionale o per gestire l’economia. In un documento del 2000, «il NCTM (National Council of Teachers of Mathematics) afferma in modo netto che gli studenti hanno bisogno di apprendere la Matematica, e per estensione noi di insegnarla, per motivi che vanno oltre, ma comprendono, “la Matematica necessaria”.» La matematica può servire per la vita, perché conoscerla può «dare soddisfazione personale e un senso di sicurezza», la matematica è parte del patrimonio culturale, serve per il lavoro e per la comunità scientifica e tecnologica. Indipendentemente dalle riflessioni riportate nell’articolo, io ho scelto di insegnare matematica, perché la matematica mi ha sempre rilassato: per me svolgere i temi esame della maturità quando frequentavo la quinta liceo scientifico era rilassante come fare le parole crociate. La scoperta dell’ulteriore bellezza e profondità della matematica è arrivata dopo, non all’università – dove la matematica è stata essenzialmente fatica – ma con l’insegnamento e approfondendo la bellissima cultura che la matematica porta con sé. Da vent’anni a questa parte, per me la matematica è una scoperta continua, un passatempo piacevole e una sfida, sia insegnarla che capirla! «Se insegniamo matematica in modo che gli studenti si sentano più forti grazie ad essa, la preparazione per l’università e le successive carriere si sistemerà in gran parte da sola. […] Siamo responsabili nel fornire maggiore fiducia in se stessi ai nostri studenti in modo che possano migliorare non solo le loro vite, ma anche perché possano capire meglio ed essere critici rispetto al mondo che li circonda.»

Mi capita a volte di interrogare studenti così presi dal panico da non riuscire a rispondere nemmeno alle richieste più elementari, anche se normalmente in classe dimostrano una buona dose di intuito matematico. Mi capita anche di sentirmi dire dalle mamme che io creo ansia nei loro figli. Sarà forse per questo motivo che il tema dell’ansia legata alla matematica mi interessa tanto? Sarà per questo motivo che ho dedicato il mio primo anno di ruolo proprio all’indagine di questa ansia? Credo di aver già condiviso il link a questo video che Orly Rubinsten ha realizzato per TED-Ed e che è stato pubblicato su YouTube il 27 marzo del 2017, ma sono convinta che valga la pena risentire alcune cose: la matematica è così speciale che esiste un’ansia da matematica e, al contrario di quanto pensano i miei studenti, non sono gli unici a soffrirne. Persino Laurent Schwartz, matematico così abile da meritarsi la Medaglia Fields, ne soffriva. Quali sono i sintomi? Se davanti a un test di matematica sentite il vostro cuore accelerare i battiti, le mani vi sudano e le farfalle volteggiano nel vostro stomaco, ma non siete innamorati, se la concentrazione diventa difficile… fate parte del 20% della popolazione che soffre di ansia da matematica. Dovete solo ricordare che soffrire di ansia non significa non essere bravi, anche se l’ansia agisce sulla memoria di lavoro e, per questo motivo, limita la capacità di svolgere il test. Al di là delle varie tecniche di rilassamento che si possono applicare, di questa o quella scuola di pensiero, forse è importante ricordare che le nostre abilità matematiche crescono con noi: dobbiamo imparare a pensare a noi stessi come a persone che possono crescere e migliorare, perché solo in questo modo potremo davvero crescere e migliorare.

Quando si parla di amore per la matematica, si trovano più seguaci di quanto si possa pensare: la risposta di Laken Brooks all’ansia da matematica, costruita attraverso la poesia, oppure il ruolo di Patrick Devlin, assistente a Yale, che ritiene che chiunque possa apprezzare la bellezza della matematica. Nella sua chiacchierata sulla matematica, Patrick Devlin si definisce un eterno bambino che si diverte a scarabocchiare durante le lezioni di matematica e che ama guardare i video di Vi Hart. Confesso che nel leggere il nome di questa artista, un campanellino ha suonato nella mia mente, ricordandomi che l’avevo citata durante una conferenza a scuola anni fa: Vi Hart si definisce una “recreational mathemusician” ed è famosa per i suoi video su YouTube. È così abile che nel 2018 ha vinto il premio per la comunicazione della Joint Policy Board for Mathematics, per l’intrattenimento, ma anche per aver ispirato un pensiero matematico con i suoi video su YouTube, che spiegano concetti matematici attraverso scarabocchi. E sono scarabocchi davvero belli. Ho cercato qualcosa che avesse a che fare con i frattali* ed i cinque minuti del video sono volati in un attimo, mentre i colori regalati alle frazioni mi hanno aiutato a entrare ancora di più in questo splendido universo frattale costruito con i numeri. E che dire di questo gioco che coinvolge anche il triangolo di Sierpinski? Da un triangolo di Sierpinski al Trianglethon della Fractal Foundation il passo è breve: per rendere più popolari i nostri laboratori, abbiamo deciso di copiare l’idea della Fractal Foundation e di far realizzare tanti piccoli triangoli agli alunni delle scuole a noi vicine. L’obiettivo è di arrivare a realizzare il nostro piccolo/grande triangolo di Sierpinski e, in un secondo momento, di inviare i nostri triangoli alla Fractal Foundation, anche solo per ringraziarli della splendida idea… a cui ci siamo ispirati! Hanno già cominciato ad arrivare i primi triangoli e se qualcuno di voi volesse partecipare, non deve far altro che chiederci il disegno da cui partire e ve lo invieremo in formato pdf.

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela

 

*Perché proprio i frattali? Perché quest’anno parteciperemo al Festival di BergamoScienza con alcuni laboratori sui frattali. Noi ci stiamo divertendo a vedere cosa si stanno inventando i nostri appassionati animatori e speriamo che anche per voi potrà essere divertente partecipare.

«Vita quotidiana degli insegnanti contro stereotipi e pregiudizi sulla matematica»: un articolo interessante, che ho condiviso anche sulla mia bacheca Facebook e che ha generato un interessante confronto con uno dei miei insegnanti dell’università. Anch’io, come la protagonista, Claudia, ho incontrato la disequazione citata, ma l’ho sempre considerata figlia della fretta, visto che non è un errore che gli alunni fanno all’inizio del percorso. Per quanto riguarda l’insofferenza per la matematica, invece, da quanto ho avuto modo di capire, parlando con gli alunni, essa nasce sui banchi di scuola ed è in genere legata a un’emozione negativa. Perché la matematica, a differenza di altre discipline scolastiche, ci tocca nell’emotività e ci porta a pensare di non essere all’altezza: credo sia questo che viene rifiutato quando ci si “vanta” di non saperne nulla. Un po’ come quando si nega di esser mai stati innamorati di una ex. Come insegnante, a volte è più facile addestrare i propri alunni ad imparare certe tecniche di calcolo, piuttosto che guidarli a capire, a conquistare una visione d’insieme, che permetta di cogliere la bellezza nascosta di questa disciplina. D’altra parte, ciò che si odia veramente della matematica è la fatica, quella stessa fatica che si fa andando in montagna e che a volte si accetta in nome del panorama che si sa di conquistare alla fine del percorso. In matematica, anche in un liceo scientifico, portiamo mai davvero i nostri alunni ad ammirare il panorama? Forse dovremmo ogni tanto offrirgli delle anteprime di ciò che potranno vedere dalla vetta, in modo da nutrire anche i loro occhi – e quindi il senso della bellezza – oltre ad addestrarli a svolgere degli esercizi.

«Da quando insegno matematica a ragazzi e ragazze in età adolescenziale ho imparato a convivere con il dubbio»: potrebbero essere tranquillamente parole mie. Nei giorni scorsi, ho realizzato che nonostante insegni da quasi vent’anni non mi sento più sicura di me di quando ho iniziato: ho sentito come un paradosso il fatto di sentirmi più incerta, forse più consapevole di quale impatto possano avere le mie azioni sui ragazzi che si affidano a me. Riccardo Giannitrapani, nel suo blog Matematichevole, scrive che quando pensa alla matematica può «distintamente udire una musica», una musica che bisogna imparare a sentire, ascoltare e riprodurre. Quando penso alla matematica, io penso alla montagna, forse perché adoro la montagna ma soffro di vertigini e, a volte, riuscire a godermi un panorama significa per me combattere: devo combattere contro la fatica, perché non è vero che per gli insegnanti di matematica è tutto facile, come invece pensano gli alunni. Devo combattere contro la paura: la paura di non farcela, di non essere adeguata, di non fare abbastanza per coloro che si affidano a me. Devo combattere contro le vertigini, contro la paura dell’altezza, per poter ammirare il panorama serenamente. Devo combattere la fatica ad ogni passo, perché con certi argomenti, anche dopo vent’anni, devo sudare sette camicie per trovare il modo giusto per insegnarli, per renderli semplici (e come non pensare, in questo contesto, alla frase che un mio contatto ha appena condiviso sulla mia bacheca? «Non fidarti di quel docente che rende complicata la matematica, vuol dire che non la sa»: anonima saggezza del web… quanta verità!) E la montagna, come scrive Giannitrapani, è inutile come la matematica, perché non tutti sentono la necessità di salire su una vetta per ammirare il panorama, soprattutto se questa impresa costa una gran fatica: «Se la si insegna, con passione, è perché passi il semplice messaggio che nella vita si possono fare anche cose non utili. La bellezza, in fondo, è una forma di necessità.» Alcune frasi fanno eco a quanto ho scritto precedentemente: «se l’insegnamento si limita alla tecnica e non mostra spiragli di fantasia e di bellezza, la partita è persa in partenza per molti e molte.» Complessità, motivazione, pazienza, affezione, fiducia, valutazione e poesia sono i sette punti nei quali si articola questo manifesto. Sono trattati con competenza e completezza, ma mi soffermo su uno, sulla fiducia: Giannitrapani parla della fiducia solo nel senso degli studenti nei confronti dell’insegnante, ricordando che l’insegnante deve conquistarsi la fiducia delle classi nelle quali si trova a insegnare. Personalmente, ritengo che la fiducia vada in due sensi: anche l’insegnante deve fidarsi dei propri alunni. Non è sempre facile: ho visto e vissuti casi in cui l’intervento pesante dei genitori ha in qualche modo compromesso questa fiducia, perché l’insegnante in queste situazioni ha finito con il sentirsi sotto attacco. Ma l’insegnante ha anche un proprio vissuto e ci sono classi che esercitano un vero e proprio bullismo: non c’è bisogno di raggiungere i livelli della rinomata scuola di Lucca, perché ci sono forme di bullismo molto più sottili e subdole. Mi è capitato di incontrare classi che hanno minato la mia autostima e la mia capacità di concedere fiducia e chi è arrivato dopo ne ha, in qualche modo, pagato le conseguenze. Però ho avuto conferma che, quando l’insegnante rinuncia a concedere questa fiducia, finisce con il compromettere il rapporto con una classe: gli alunni sentono i malumori del proprio insegnante e ne soffrono, perché hanno bisogno di sentirsi accolti. «Insegnare è un atto di fiducia» diceva Mel Gibson nel film “L’uomo senza volto”.

In questo manifesto si parla di bellezza e di passione: ogni insegnante dovrebbe riuscire a portare in sé questi due aspetti, dovrebbe riuscire a non dimenticarli mai. La pratica quotidiana, le valutazioni, la burocrazia, gli incontri con i genitori, le incomprensioni con i colleghi… nel nostro essere insegnanti non ci deve essere spazio solo per questi aspetti negativi. Insegnare non è solo frustrazione, è soprattutto passione e bellezza: ogni volta che, in qualche modo, ci è dato di “toccare” davvero uno studente, dobbiamo riuscire a sentire il privilegio che ci è dato nell’esercitare questa professione. Ed è pura passione quella che leggiamo nelle parole che Enrico Galliano, insegnante e scrittore, ha condiviso in un post su Facebook: «C'è quella puntata di Scrubs dove Elliot è in crisi, non sa se vuole davvero fare il medico, e allora continua a chiederselo, come faccio a sapere se è davvero questo quello che voglio fare? È una domanda che ci facciamo tutti, prima o poi. Poi alla fine dell'episodio le succede che un paziente durante una crisi le vomita addosso. Sì sì, proprio così. E a lei viene da ridere. È così che lo scopri, che è proprio quello che vuoi fare. Non quando arrivano i successi, le belle giornate, il tutto perfetto. Quando succede qualcosa di oggettivamente schifoso, o di innegabilmente fastidioso, quando insomma il tuo lavoro ti fa vedere il peggio che può darti, e a te viene comunque da ridere. Ti sta piacendo anche nei momenti più infimi. E così è anche per chi vuole insegnare. Perché arriveranno i momenti alla Elliot. Un ragazzo che ti risponde male, una classe che non riesci a farli stare tranquilli un secondo, una ragazza che ti guarda come a dire "ma che ci faccio io qui?". Saprai che hai fatto la scelta giusta, che sei nel posto giusto, se anche in quei momenti lì ti piacerà. Se, anche lì, ti sentirai al tuo posto.»

Se si insegna matematica in un liceo scientifico, si fa tutto più difficile, non solo per la responsabilità della preparazione dell’esame di maturità, ma anche perché non c’è modo di piegare il programma, per affrontare gli argomenti più “panoramici” e dimenticare il peso dell’addestramento. Sembra di aver ingaggiato una lotta contro il tempo per portare gli alunni ad aver affrontato tutto ciò che è necessario (non c’è certo tempo per il superfluo) per vivere con una certa tranquillità la prova d’esame. Per questo motivo, il 16 aprile scorso si è tenuta, a Roma, una giornata dedicata proprio all’esame di Stato e MaddMaths! ha condiviso i materiali sulla propria pagina.

La matematica è così meravigliosa da trovare posto nel Blog of Wonders di Mariano Tomatis che, in un vecchio post del luglio del 2016, parla proprio di meraviglie numeriche, quelle di Giuseppe Polone, che si presenta come “Campione del mondo di quadrati magici”. Una simpatica Università Stradale Matematica: anche in questo caso la matematica è unica, perché non credo esista un’Università Stradale di letteratura o filosofia, per dire… Come forse non esistono start up dedicate ad altre discipline, mentre ne esiste una dedicata alla matematica: di Redooc si parla anche durante Magazine Sette, programma di approfondimento settimanale di La7, trasmesso il sabato alle 12.45. La puntata in cui si parla di Redooc è quella del 14 aprile e, dal minuto 5.20, potete ascoltare Chiara Burberi e le sue riflessioni sull’apprendimento della matematica. Anche OrizzonteScuola ha dedicato un articolo al lavoro di Redooc per le materie STEM, sottolineando però la maggioranza di presenza femminile sulla piattaforma didattica. D’altra parte, la forza della presenza femminile è sottolineata anche dalle Olimpiadi femminili della Matematica, con la conquista del podio, da parte della squadra italiana, durante l’ultima edizione che si è appena conclusa a Firenze. Anche Radio3Scienza ha dedicato la puntata dell’11 aprile alla gara: ospiti in trasmissione due componenti della squadra italiana e Alessandra Caraceni, ricercatrice in matematica all’Università di Bath e organizzatrice dell’evento. Interessante anche la seconda parte della trasmissione, dedicata a Emmy Noether, algebrista tedesca vissuta tra Ottocento e Novecento. Tra le incredibili donne della scienza del Novecento, non possiamo dimenticare Lise Meitner, dipinta nel libretto “La forza nell’atomo”, collana “Donne nella scienza” di Editoriale Scienza, per i ragazzi delle medie. Più recente è invece la storia di Margherita Hack, la cui voce ci giunge attraverso questo libro scritto a quattro mani, “L’universo di Margherita”, e ancora più vicina a noi è la storia dell’astrofisica Marica Branchesi, che la rivista Time ha riconosciuto tra le 100 persone più influenti del 2018, per il suo ruolo nella collaborazione internazionale che ha portato alla rivelazione delle onde gravitazionali.

Un ultimo consiglio di lettura è legato alla probabilità, con il libro “La legge del perdente” di Ferderico Benuzzi, insegnante di matematica e fisica in un liceo linguistico, ma anche giocoliere, conferenziere e attore (lo possiamo vedere anche nei suoi video pubblicati su YouTube). D’altra parte, si sottolinea spesso l’ignoranza dello scommettitore in termini matematici, come in questo articolo del marzo 2016. Forse questo è dovuto anche al fatto che, spesso, le risposte corrette in termini di calcolo delle probabilità sono molto lontane da quelle fornite dal nostro istinto. Peccato che molte delle nostre errate convinzioni riescano a minare «la capacità di giudizio di persone chiamate a prendere decisioni importanti, individui apparentemente ragionevoli e intelligenti che detengono un potere considerevole sulla vita di altre persone», come i giudici americani che si occupano delle richieste di asilo, i responsabili del credito di una banca o gli arbitri della Major League Baseball.

Concludo questa rassegna con l’ultimo numero di Asimmetrie, dedicato all’energia: ho già avuto modo di sfogliarlo velocemente e, come sempre, mi pare sia bellissimo. Se non avete ancora provveduto a sottoscrivere l’abbonamento gratuito, è il momento di farlo!

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela

 

Irina Kareva è una biologa teorica che “traduce” la biologia in matematica e viceversa, come dice all’inizio di questa breve, ma interessante, chiacchierata per Ted, realizzata il dicembre scorso. Irina parla di modelli matematici che ci aiutano a rispondere a domande riguardanti la salute delle persone, contribuendo a personalizzare la medicina. La chiacchierata sottolinea come il modello matematico che descrive la dinamica di un tumore sia simile a quello usato per studiare il comportamento di prede e cacciatori, dove il cancro è la preda e le cellule immunitarie sono i cacciatori.

Quello di Irina non è un caso isolato, visto che gli algoritmi e le equazioni costellano la nostra vita più di quanto possiamo esserne consapevoli: un algoritmo deciderà quali grandi navi possano entrare nella laguna di Venezia, a partire dal volume di acqua spostato durante il passaggio, dalla larghezza, dall’altezza e dall’area laterale dello scafo, mentre un altro algoritmo gestirà gli sprechi a bordo della nave Costa Luminosa per la “Crociera dei Grandi Oceani”, e sarà la prima iniziativa di questo genere mai realizzata nel settore marino. Gli algoritmi servono anche per fare un perfetto tiro a canestro: Larry Silverberg dell’Università del North Carolina, insieme al collega Chau Tran, ha sviluppato un modo per simulare la traiettoria di milioni di tiri. La matematica offre qualcosa di unico: diminuisce il tempo che serve per vedere lo schema nascosto dietro i migliori tiri, in genere fornendo informazioni che si ricavano dall’esperienza, ma a volte regalandoci un nuovo punto di vista. Magari non amate le navi e il basket vi annoia, ma non potete non amare le patate al forno: sappiate che alcuni ragazzi dell’Università dell’Essex hanno inventato la formula per la patata al forno perfetta: «la chiave per la riuscita del contorno perfetto sta nella tecnica del taglio» perché «massimizzare la superficie delle patate le renderà più croccanti e persino più deliziose». Pare che i risultati siano stati clamorosamente positivi, tanto che «diversi chef in tutto il Regno Unito hanno già iniziato a emulare il “Metodo Edge Hotel School”».

Gli algoritmi possono avere a che fare anche con l’architettura, come succede in Danubio, un complesso residenziale alle porte di Budapest, che dà la libertà ai futuri acquirenti di disegnare la propria unità abitativa, grazie alla flessibilità concessa dal software. Per quanto l’arte ci sembri lontana dal concetto di algoritmo, anche in essa possiamo trovare la matematica: basti pensare all’Alhambra a Granada con le tassellazioni o all’arte frattale, ma l’architetto Michael Hansmeyer è andato ben oltre, cercando di disegnare qualcosa di autenticamente nuovo e matematico. È importante notare che l’architetto, in questo caso, non disegna la forma, ma il processo che genera la forma: a partire da un cilindro, ad esempio, riesce a realizzare delle colonne, impossibili da disegnare a mano, mentre per realizzarle a computer servono mesi. Una volta realizzate virtualmente, in pochi secondi, servono 200 ore per stampare le opere in 3D, usando 2700 fogli di spessore 1 mm, per un totale di 680 kg: le opere ricordano i frattali e sono davvero di impatto, «potrebbero rivoluzionare il modo di pensare alle forme architettoniche». Dopo tutto, la tecnologia è in continua evoluzione, perciò con il tempo potrebbe diventare più facile realizzare le opere di Hansmeyer. Quanto «la tecnologia sia oggi fondamentale anche nelle professioni artistiche e creative» ci viene ricordato anche da Chiara Burberi, che ci ricorda l’importanza della programmazione mentre ci parla della maratona #STEMintheCity: Milano si dedica per il secondo anno consecutivo alla diffusione della cultura delle STEM. Inserire l’arte all’interno delle materie STEM significa «creatività, curiosità», significa «basta con gli stereotipi»: nello stile originale ed entusiasta che le è proprio, Chiara parla di matematica e arte, di Rinascimento e curriculum di studi. Mentre #STEMintheCity si preoccupa di «rimuovere gli stereotipi culturali che allontanano le ragazze dai percorsi di studio tecnico-scientifici e ridurre il divario di genere», pare che in molti paesi musulmani, spesso noti proprio per la misoginia, «tra le donne ci sono più laureate che altrove nei settori della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria e della matematica». Secondo la sociologa Saadia Zahidi, «questo è il risultato dei grandi investimenti compiuti in molti di questi paesi musulmani per migliorare l’accesso e l’istruzione delle donne in questi settori di studi». Per contro, «le donne sono il 18% di tutti i laureati in informatica nelle università americane». Forse è per questo che la top model Karlie Kloss ha fondato un’organizzazione non profit per stimolare l’istruzione delle ragazze in ambito informatico: «le nuove tecnologie rappresentano il futuro ed essere in grado di muoversi in quel mondo ti garantisce un superpotere». L’organizzazione è la Kode with Klossy, che offre borse di studio e partecipazione a campus estivi alle giovani statunitensi. Karlie nomina parecchie donne in posizioni di comando negli affari o nel mondo dei media, tra quelle che la ispirano di più, perché «è importante che abbiano aperto la strada: le adolescenti devono sapere che è possibile, che possono essere al loro posto un giorno.» In termini di role model, ha voluto dare il proprio contributo anche la Mattel, in occasione della festa della donna, visto che ha realizzato una nuova collezione di Barbie ispirata a donne del presente e del passato. La serie si chiama “Inspiring Women” e riproduce Frida Kahlo, Katherine Johnson, Leyla Piedayesh, per un totale di diciassette donne.

Mentre aprile è dedicato alla consapevolezza matematica e statistica, il Corriere della Sera ha inaugurato, il 27 marzo, una nuova collana di venticinque testi «dedicati all’universo della matematica e ai suoi enigmi» e la scuola continua a muoversi in numerose sperimentazioni per rendere più semplice l’apprendimento della matematica. Interessante è la soluzione adottata in Messico, dove si è ripristinata l’antica numerazione maya. Quelli di Radio3Scienza ne hanno parlato con Giorgio Bolondi, professore di didattica della matematica alla libera università di Bolzano e con Anna Baccaglini-Frank, ricercatrice in didattica della matematica all’Università di Pavia, nel corso della puntata del 5 aprile.

Concludo la newsletter con i risultati del pi greco day 2018 organizzato da Redooc: 874 team, per un totale di 8000 giocatori hanno risolto più di 1,5 milioni di esercizi in 24 ore, con una media di cinque esercizi al minuto. Chissà se tra i partecipanti, qualcuno ha deciso di risolvere in maniera creativa i quesiti, come è capitato ad un piccolo spagnolo, il cui padre ha condiviso la vicenda su Twitter, guadagnandosi un po’ di celebrità e più di 4000 commenti.

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela