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Newsletter (30)

C’è parecchio da dire in questa newsletter e comincerei con “Le ragazze con il pallino per la matematica”*: Chiara Burberi e Luisa Pronzato hanno raccolto le interviste fatte a cento donne “che si sono confrontate con ‘il pallino per la matematica’”, alcune “nate con un talento evidente” e altre che “hanno scoperto e sviluppato l’importanza delle competenze logico-matematiche solo nel tempo”. Tra le donne che si sono confrontate con il ‘pallino della matematica’ ci sono anch’io e non posso che ringraziare Chiara per l’opportunità che mi ha fornito: la possibilità di dire la mia e di far parte di gruppo così “tosto”. Sì, perché – e temo che non venga detto mai abbastanza – chi raggiunge grandi obiettivi non è sempre il più intelligente della nidiata e a tal proposito mi sono confrontata con tantissime persone, insegnanti universitari, colleghi… l’ha detto persino Obama in una puntata speciale di Bear Grylls di un anno fa: chi raggiunge i propri obiettivi ha semplicemente una grande tenacia, un’immensa voglia di farcela. Chiara lo ribadisce durante una TedTalk di un paio d’anni fa: il suo impegno con Redooc è un modo per sconfiggere i pregiudizi secondo i quali la matematica sia solo per i talenti naturali. Dopo aver coinvolto la platea in un intenso dialogo, alla ricerca di nomi femminili nel mondo della letteratura, della pittura, della musica (ammettiamolo: potremmo citare decine di nomi maschili, ma se vi chiedessero solo nomi femminili?**), Chiara ci ricorda che il raggiungimento di un obiettivo è frutto di dedizione, passione, sudore, forza di volontà, determinazione… e il talento non ha realmente un ruolo da protagonista. Oggi, mentre in classe correggevo velocemente gli esercizi assegnati di compito, ho sentito la mia velocità e sicurezza e non posso fare a meno di stupirmene ogni anno: a marzo sono al meglio della forma, ben allenata e non troppo stanca e faccio gli esercizi rapidamente, cosa che non mi capita certo a settembre, quando sono arrugginita e lenta. Gli alunni pensano che gli insegnanti di matematica siano super-uomini e super-donne sempre pronti a sfornare esercizi, ma in realtà anche le nostre abilità sono frutto di allenamento e quale migliore allenamento di passare ogni giorno a contatto con la matematica, facendo e correggendo esercizi, interrogando e studiando? La nostra abilità in matematica è frutto di fatica esattamente come l’abilità in uno sport. Certo, Roger Federer ha talento, ma sarebbe uno dei più grandi campioni di tutti i tempi senza tutte le sue ore di allenamento? Secondo Chiara, e anche secondo me, “negati per la matematica si diventa”: questa frase mi fa sentire il peso della responsabilità, ma mi entusiasma sentire le parole di Chiara, secondo la quale il professore deve comportarsi come un coatch, fare il tifo e spingere i propri ragazzi a dare il meglio.

E se il tifo del proprio insegnante non fosse sufficiente, si può ricorrere a questo video del fisico Dominic Wallman, che “è in grado di condurre l’ascoltatore nei diversi campi in cui la matematica viene utilizzata ai massimi livelli”. È in inglese, certo, ma dura solo 11 minuti e l’approdo lo vedete già nella mail, visto che è l’immagine che è stata allegata alla Newsletter. Certo, come sottolinea anche l’autore, le varie parti della matematica sono molto più correlate di come sono state rappresentate, perché nella realtà dovrebbe assomigliare più a una ragnatela fitta, con tutti gli ambiti collegati tra loro. In ogni caso, questa visione d’insieme ci permette di capire come la matematica possa spiegare tante cose della nostra quotidianità, dell’universo nel quale viviamo, nonostante sia stata scritta dagli esseri umani.

Io preferisco, però, l’idea della professoressa Barbara Della Rossa, che mostra la matematica realmente come se fosse uno sport, uno “sport mentale”: ed è così che la sua prima media si è trovata a fare una matematica davvero innovativa e diversa dal solito, giocando a carte: “La scelta non è stata fatta a caso. Giocando si rispettano le regole, si sta tutti insieme. Gli studenti imparano anche a vincere e a perdere. Diventano parte di un gruppo. E soprattutto niente noia, ma tanta voglia di fare.”

Altro metodo, che applico personalmente (insegnando alle superiori, il gioco delle carte è gestito in autonomia dagli alunni, che durante l’intervallo organizzano dei veri e propri tornei) è quello di usare lo strumento della lettura per appassionare alla matematica. E mi piace molto la selezione che propone Chiara Burberi (di nuovo lei), anche se secondo me, c’è un’assenza davvero importante: “Il teorema vivente”, del celebre Cedric Villani. Io l’ho trovato appassionante e coinvolgente e non mi ha stupito scoprire che anche per i miei alunni è stata una lettura memorabile.

Anche guardare ai successi ottenuti dagli altri può essere uno stimolo per studiare, per fare sempre meglio. Marco Imperadori, docente del Politecnico, in questa interessante TedTalk ci parla di una nuova vita per gli sci, che – sorprendentemente – vengono riutilizzati in Africa, attraverso un up-cycle, cioè un riciclo che regala al materiale, in questo caso gli sci, una nuova vita, migliore della precedente. Gli sci sono compositi, fatti di molti materiali e, per questo, non riciclabili in senso tradizionale: titanio, alluminio, carbonio sono alcuni dei materiali che li compongono. Sono materiali preziosi e hanno trovato un ottimo impiego in Guinea Bissau, nella giungla equatoriale, dove, grazie alla missione dei Padri Oblati di Maria, questi materiali si sono rivelati adeguati per realizzare delle originalissime iurte.

L’Unione Matematica Italiana ha espresso il proprio parere in merito alle ultime decisioni del presidente statunitense concernenti l’immigrazione: “L’Europa nell’ultimo secolo ha fatto troppa esperienza di divieti basati sull’identità di un gruppo e conosciamo le devastanti conseguenze che essi hanno avuto. Ho paura che simili politiche possano danneggiare il lavoro scientifico ovunque, inclusi gli Stati Uniti.” Forse è importante avere il coraggio di prendere posizione in merito!

Il 6 febbraio è mancato Raymond Smullyan, un matematico davvero originale: “La sua carriera scolastica è stata diciamo erratica: almeno un paio di volte ha lasciato perdere tutto, e ha cominciato a insegnare all’università prima di laurearsi in maniera piuttosto rocambolesca. D’altra parte fu a lungo indeciso se diventare matematico o pianista, e almeno a detta sua la scelta finale è stata del tutto casuale.”

Per concludere non possono mancare innanzi tutto la notizia della Nasa di Trappist-1, stella nana ultra fredda al centro dell’orbita di sette pianeti molto simili alla Terra. Al link indicato trovate un interessante filmato molto chiaro. Sempre in tema scientifico, ricordo la conclusione dei lavori di potenziamento svolti a Cascina, per il rivelatore di onde gravitazionali. In chiusura, la prova del Gaokao, che, almeno per certi aspetti, dovrebbe risollevare il morale a tutti coloro che, a breve, saranno coinvolti negli esami di ammissione all’università: “Ogni anno a giugno l’esame per accedere alle migliori università: solo uno su 50 mila che la fa.” Be’… in bocca al lupo a quei poveri ragazzi!

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela

 

*Il libro uscirà in e-book il 28 febbraio, ma è possibile prenotarlo qui.

**Non è certo un caso il fatto che Redooc abbia dedicato un articolo al film “Il diritto di contare”, in uscita prossimamente sul grande schermo (provate a guardare il trailer: è già emozionante la breve sequenza di immagini selezionate!). “Il diritto di contare racconta la storia mai raccontata delle donne afroamericane che nel periodo della guerra fredda, sfidando razzismo e sessismo, hanno dato un contributo fondamentale ai successi del programma aerospaziale americano.”

 

Pubblicato come articolo su "La 27esima ora" del Corriere della Sera

“Siccome durante la settimana mi capita di leggere articoli, interviste, libri, che mi piacerebbe molto condividere con voi, ma il tempo è poco in classe – e poi ci sono le interrogazioni, le verifiche… non potremmo abolirle? =P – ho pensato di farvi avere, periodicamente (quindici giorni va bene?) una mail nella quale vi invito a leggere articoli, interviste, libri, che mi hanno colpito.” Era il 18 Settembre del 2012 e questo era l’incipit della prima Newsletter che ho inviato ai miei alunni: mai avrei pensato di arrivare a un centinaio di newsletter, in meno di cinque anni, e a 456 destinatari (perciò – al ritmo di dieci invii ogni dieci minuti – servono circa sette ore e mezza per inviarle tutte…)

Premesso che, se si potesse, sarei ancora dell’idea di abolire interrogazioni e verifiche, per lasciare spazio, oltre che ad esercitazioni più impegnative, alla matematica bella, comincio la CENTESIMA Newsletter con la puntata del 6 Gennaio scorso di Radio3Scienza, dal titolo “La mappa e la scienza”. Attraverso le mappe, possiamo orientarci e approfittarne per comprendere meglio il mondo che ci circonda: Rossella Panarese ci aiuta a fare il punto della situazione per le neuroscienze, la genetica, la matematica e l’astrofisica. Il viaggio ha inizio con Franca Tecchio, dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione, che guida l’esplorazione delle neuroscienze, per le quali mappare diventa sinonimo di riconoscere reti funzionali. Antonio Amoroso, docente di genetica medica all’Università di Torino, ci guida nella mappatura del Genoma: sappiamo ormai orientarci con una certa sicurezza, ma ancora non ci è chiaro il funzionamento di quelle parti che non codificano per proteine. Per la matematica, l’ospite è Giuseppe Rosolini, docente di logica matematica dell’Università di Genova: la mappa di Hilbert ha permesso, all’inizio del Novecento, di fare il punto della situazione, con i suoi ventitré problemi, mentre Gödel ci ha regalato la certezza di essere nel dubbio. Nell’ultima parte, Marco Bersanelli, astrofisico dell’Università di Milano, ci guida nella mappa dell’universo.

Mi è piaciuta molto anche la puntata del 3 Gennaio scorso di Radio3Scienza, “Che genere di scienza”. “Una mamma considerata una strega, un sorriso che non c’è, un harem che non era un harem, frigoriferi, una toilette da conquistare” è l’introduzione di Rossella Panarese che con Alessandra Celletti, docente di fisica matematica all’Università di Roma Tor Vergata, ci guida in un percorso scientifico di sole donne. Le cinque foto che offrono lo spunto a questo percorso le trovate proprio nella pagina dedicata alla puntata, per riuscire a capire di chi si parla, ma credo che, dopo l’ultima newsletter, non dovrebbe essere difficile individuare Vera Rubin in “una toilette da conquistare”.

“Nel 1992, sugli scaffali dei negozi, la famosa Barbie Parlante della Mattel si lamentava dicendo: ‘La matematica è difficile!’” Questo proprio non lo sapevo! Ed è l’incipit di un’intervista di Jo Boaler, docente di matematica presso la Stanford University, realizzata per The Huffington Post e ripresa da quelli di MaddMaths. Secondo la Boaler, “il modo in cui la matematica è attualmente insegnata fa sì che risulti più attraente per i ragazzi che per le ragazze.” Aver dichiarato apertamente queste sue idee ha esposto la ricercatrice a un pesante mobbing e solo parlando pubblicamente di quanto le stava succedendo è riuscita a non restarne schiacciata. “Stiamo cercando di convincere insegnanti e studenti a credere nel loro potenziale e a sentirsi entusiasti”: effettivamente, a volte ciò che ci permette di raggiungere importanti traguardi è proprio la nostra convinzione di poterli ottenere. Anche secondo Maurizio Paolini, direttore del Dipartimento di matematica e fisica dell’Università Cattolica di Brescia, “pare che gli scarsi risultati che le ragazze ottengono nei test Pisa siano correlati con alcune misure soggettive: credere di non saper risolvere i problemi di matematica (self-efficacy), l’autostima nelle proprie capacità matematiche (self-concept) e anche l’ansia e lo stress con cui si affronta la materia.” È per questo motivo che venerdì 20 gennaio si è tenuta una gara di matematica femminile a squadre, che ha coinvolto più di duecento squadre in tutta Italia, ovvero milleseicento studentesse, distribuite in ventisei campi di gara: sette ragazze per ogni squadra, alle prese con ventiquattro problemi da risolvere in due ore. Vedendo le espressioni delle mie alunne al termine della gara, posso confermare che il divertimento è stata la componente principale, ma lascerei al secondo posto l’orgoglio. Indipendentemente dal risultato, che nasce dal confronto con le altre squadre, le ragazze della mia scuola hanno sentito l’orgoglio di aver superato se stesse in una prova per la quale non si sentivano all’altezza. Le risate e la complicità che ho sentito durante il viaggio in treno al ritorno ne sono una dimostrazione.

Chissà se un domani tra tutte le ragazze che hanno saputo mettersi in gioco con questa gara ci sarà una Fabiola Gianotti. Al termine del suo primo anno alla guida del Cern viene invitata a fare un bilancio della sua gestione da Repubblica: “È stato un anno entusiasmante. Certo, mi manca non fare più esperimenti con le mie mani. È come se fossi diventata il sindaco di una città da undicimila abitanti. Ma mi ritengo fortunata, ogni sera torno a casa e posso comunque dire: anche oggi ho imparato qualcosa.” È un compito impegnativo e di grande responsabilità, ma dalle parole della Gianotti si colgono soprattutto l’entusiasmo e la voglia di divulgare la conoscenza: “Dobbiamo sfatare il tabù che la scienza, e la fisica in particolare, sia difficile e complicata.” (Forse per questo motivo è stata realizzata la mostra permanente “Extreme” presso il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano.) Eppure la presenza di donne in alcuni settori è ancora una rarità, se il lavoro di Fabiana Lanotte, programmatrice trentenne appena assunta dal governo italiano a Palazzo Chigi, per lavorare al sistema operativo della Pubblica Amministrazione, desta tanta meraviglia. Mi ha colpito una cosa nella sua intervista, un aspetto della sua vita che dimostra la grande tenacia che la contraddistingue: quando era bambina, giocava spesso con il gioco informatico “The Prince of Persia”, “Una frustrazione: sono arrivata al terzo livello solo a diciotto anni.”

Periodicamente, dal web emerge qualcuno che chiede aiuto per un problema di matematica, in genere genitori alle prese con i compiti dei figli, come è successo alla famiglia Holderness. Eppure il problema non sembra essere così difficile! Forse la mamma in questione non sapeva di poter chiedere aiuto a Chiara Burberi e a Redooc con #mammacheconta: la domanda di gennaio alla quale hanno cercato di rispondere è come gestire un brutto voto in matematica.

Per vivere una vita migliore, fai matematica, perché è in essa che potrai trovare bellezza, verità, giustizia, svago e amore, proprio le caratteristiche ritenute necessarie dagli antichi Greci per vivere una bella vita. A dichiararlo è un matematico, Francis Su: presidente uscente dalla Associazione Matematica Americana (MAA), ha sfidato la comunità matematica ad essere più inclusiva. Figlio di genitori cinesi in una città a predominanza bianca, dice di aver provato da piccolo a “comportarsi da bianco” e nel 2015 è diventato la prima persona di colore a guidare la MAA. Dopo un discorso che ha commosso molti dei matematici presenti, Francis Su è stato coinvolto in questa intervista: secondo lui la matematica ci permette di migliorare delle abilità che non riusciremmo a costruire o sperimentare in altro modo. Imparando la matematica, si impara a pensare e si sviluppa la perseveranza, si vive con ottimismo e si sperimentano la meraviglia e la gioia. Insegnare la matematica non significa preparare gli alunni a superare un Ph.D., ma insegnare delle abitudini, degli stili di pensiero, che permettano a chiunque di progredire, indipendentemente dalla carriera che sceglieranno. “Connect with people in a deep way and you’re going to draw more people into mathematics” (entra in contatto con la gente in modo profondo e coinvolgerai molta più gente nella matematica): io ci credo profondamente! Gli esempi che Francis Su presenta sono semplici e davvero vincenti: “Quando la gente impara a non generalizzare troppo, sarà davvero attenta a non pensare che se sei povero sei necessariamente privo di istruzione o viceversa. Avere un background matematico sicuramente aiuta la gente ad essere meno guidata dai propri pregiudizi.” E sul finale della sua chiacchierata, anche Francis Su parla del coinvolgimento delle donne nella matematica.

Anche Cédric Villani, direttore dell’Institut Henri-Poincaré di Parigi, racconta le sfide della matematica in un’intervista tradotta da quelli di MaddMaths: stando alle sue previsioni, “poco a poco, tutti i settori si faranno ‘algoritmizzare’ e ricorreranno sempre di più alla matematica”, dalla medicina alla finanza, dalla cultura all’energia. Nel corso dell’intervista, non si parla solo di alta matematica, ma anche dei mediocri risultati delle scuole nei test OCSE-PISA del 2016 e della necessità di rimotivare e valorizzare il lavoro degli insegnanti. Ricorda inoltre che nel 2020 aprirà la Maison des mathématiques, che “contribuirà ad avvicinare in modo ludico, concreto ed interattivo la matematica e la società”.

Concludo questa impegnativa CENTESIMA newsletter con la galleria fotografica delle onde ghiacciate in Massachusetts e in Siberia, visto che siamo ancora in pieno inverno!

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela

All’età di 88 anni, a fine dicembre, è scomparsa Vera Cooper Rubin, astronoma statunitense conosciuta come Dark Lady, in quanto responsabile della scoperta della materia oscura. In tanti avrebbero voluto il Premio Nobel per una donna che, durante la sua carriera, non ha solo aperto la strada a un nuovo universo, ma ha anche cambiato il ruolo della donna nella scienza. Per questo motivo, Radio3 Scienza le ha dedicato la puntata del 27 dicembre scorso, condotta da Roberta Fulci con la partecipazione di Piero Bianucci, giornalista scientifico, editorialista de “La Stampa” ed autore di “Storia sentimentale dell’astronomia”. Mi ha molto colpito un aneddoto raccontato da Piero Bonucci, che dimostra come le grandi rivoluzioni avvengano a volte con piccoli passi: nel 1965, Vera Rubin aveva bisogno di accedere al telescopio di Monte Palomar, all’epoca il più grande del mondo, con i suoi 5 metri di diametro. Purtroppo, per accedere al telescopio, era necessario compilare un modulo sul quale, in calce, era scritto: “A causa della limitazione dei servizi non è possibile accettare domande presentate da donne”, rifacendosi al fatto che c’erano servizi igienici solo per gli uomini. Vera Rubin, nel presentare la sua domanda, ha aggiunto alla scritta, in matita, “di solito”: la sua trovata ha divertito il funzionario preposto alla selezione dei richiedenti e quindi la Rubin ha avuto accesso al telescopio. Non dimentichiamo che l’accesso delle donne all’astronomia, anche nell’ultra democratica America, non era facile: le fu negato l’accesso a Princeton per il dottorato sul finire degli anni Quaranta e per le donne non è stato possibile accedervi fino al 1975. Al di là di tutto, ricorderei il consiglio di Vera Rubin durante la cerimonia di consegna dei diplomi del 2011 al College of Arts and Science di Washington: “My best advice is to do what you want. You should listen to what everyone tells you and then decide what it is you really want to do and go ahead and do it” (il mio migliore consiglio per voi è di fare ciò che volete. Dovreste ascoltare ciò che gli altri vi dicono e decidere poi cosa realmente volete e procedere con questo).

Chissà se Vera Rubin ha mai aiutato i suoi figli nei compiti: secondo Chiara Burberi di Redooc “c’è un rapporto inversamente proporzionale tra il coinvolgimento dei genitori nei compiti a casa ed il risultato accademico dei figli. Infatti, l’obiettivo dei compiti a casa è favorire la responsabilità e l’autonomia”. D’altra parte, è vero che non è sempre facile affrontare l’ansia per una verifica o per un esame, ma bisogna ricordare – ed è sempre Chiara a parlare – che “la matematica è come lo sport, è alla portata di tutti: più ti alleni, più sudi, più ti diverti”. Mi piace soprattutto l’ultimo consiglio di Chiara, perché a volte si pensa, erroneamente, che la nostra vita sia fatta a compartimenti stagni, quindi non comunicanti tra loro, eppure anche l’alimentazione, il sonno o il tempo speso per giocare con i videogiochi possono avere un peso nella riuscita scolastica. E devo dire che, in termini di ansia, avrò bisogno di qualche consiglio anch’io, se esce fisica alla maturità dello scientifico: a volte i titoli dei giornali non aiutano, se pensiamo all’ultimo di Repubblica che sembrava far pensare ad una decisione già presa, ma quelli di MaddMaths affrontano il discorso più seriamente e, dopo la pubblicazione del Documento della Commissione Italiana per l’Insegnamento della Matematica, di cui abbiamo già parlato, hanno lanciato un dibattito sull’Esame di Stato 2017. Il vero problema della seconda prova dell’Esame di Stato, sia essa fisica o matematica, è l’elevato grado di difficoltà, come esplicita molto bene il prof. Ivan Cervesato, del Liceo Scientifico Einstein di Milano, nella petizione che ha lanciato online: “il livello delle richieste appare decisamente sproporzionato in relazione a quanto è ragionevolmente possibile svolgere in aula”. Probabilmente, al momento della CENTESIMA Newsletter, sapremo qualcosa di più preciso…

Al di là della scelta o meno di fisica, si viene assaliti da un grande sconforto, leggendo i commenti antiscientifici che imperversano sui social e, in genere, nel web ed ecco perché Roberto Burioni, virologo milanese in prima linea nella lotta al movimento antivax, ha scelto di cancellare dalla sua pagina Facebook i commenti di alcuni suoi contatti: “Parlo solo con chi ha studiato, la scienza non è democratica”. La sua scelta è stata sostenuta o criticata, a seconda dei casi, ma dal mio punto di vista è vero che sulla scienza non ci può essere un dibattito ed è anche vero che la spesa di Burioni, in termini di tempo, per portare avanti la divulgazione scientifica (più che altro per combattere l’ignoranza scientifica) è ingente e non stupisce che abbia perso la pazienza, soprattutto quando i commenti in questione erano di tipo razzista. Secondo il blog Scientificast, la divulgazione è una necessità – come dar loro torto? – ma è più democratica di quanto si pensi.

Per concludere, alcuni suggerimenti di lettura. Comincio con “L’uomo che credeva di essere Riemann”, scritto da Stefania Piazzino: il thriller è davvero coinvolgente e la competenza con cui l’autrice affronta un tema così impegnativo come l’ipotesi di Riemann ci permette di capirla fino in fondo, attraverso metafore e storielle. Interessante l’incipit: la mail di Eugenio Donecan che dà avvio a tutta la storia è stata scritta realmente e proprio nel 1997 in occasione di un pesce d’aprile. L’autore era Enrico Bombieri, l’unica medaglia Fields italiana. Si parla di Riemann anche nel libro di Chiara Valerio “Storia umana della matematica”: “Penso che la matematica sia una disciplina molto umana, perché ha a che fare con il fallimento. Tutti i matematici sanno che, se fanno bene, ciò che fanno sarà completato da altri, quando loro non ci saranno più”. Il fallimento non è solo il tema dell’intervistadi Chiara Valerio per la rivista “Formiche”, visto che il libro stesso è pervaso da questo tema, a partire dal fallimento dell’autrice che l’ha poi spinta verso la matematica.

Gli altri suggerimenti di lettura sono rivolti ai più piccoli: Einstein genio senza confiniè un libro della collana “Grandissimi” della casa editrice EL. La collana ha come età minima di lettura i sette anni e questo libretto in particolare è la biografia di Einstein, con una spiegazione dei celeberrimi articoli del 1905 alla portata anche dei più piccoli. Altrettanto interessante è la collana “Lampi di genio” di Editoriale Scienza, interamente scritta e illustrata da Luca Novelli. Il primo testo è Archimede e le sue macchine da guerra, per il quale c’è anche la puntatadella serie televisiva “Lampi di genio”, ideato, realizzato e condotto dallo stesso Luca Novelli per Rai Educational e trasmesso da Rai 3. (C’è anche un simpatico cartone animato per raccontare l’Eureka di Archimede, realizzato da Ted-Ed, che è possibile visionare con i sottotitoli in italiano). Il secondo testo è Pitagora e il numero maledetto, mentre il terzo è dedicato a Marie Curiee per questo c’è anche la puntatatelevisiva. L’ultimo consiglio di lettura è ancora opera di Luca Novelli, ma questa volta il libro appartiene alla Collana “I genietti di Valentina” e si rivolge a bambini dai 6 ai 10 anni: “Ciao, sono Zero” è il titolo. La storia dello Zero attraversa i secoli della storia dell’uomo e, come sempre, è raccontata in prima persona, è illustrata da Novelli e si conclude con un dizionarietto, che è al tempo stesso un riassunto di quanto indagato durante la lettura.

Come al solito, con la newsletter di inizio anno, chiudo con il calendario di Rudi Mathematici!

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela

Math is in the air, blog divulgativo sulla matematica applicata, ha intitolato una delle proprie rubriche “Lo sapevate che...”: attraverso essa propone una “serie di aneddoti e curiosità (vere o presunte) sulla matematica”. L’articolo in questione è dedicato a Gauss, Galois e Riemann. Il primo aneddoto è il celeberrimo episodio del novenne Gauss, al quale il maestro aveva chiesto di sommare tutti i numeri da 1 a 100. Nel blog “Gli studenti di oggi – la scuola dal punto di vista di un prof di matematica”, c’è una dimostrazione della formula fatta con… apparentemente un albero di Natale! Di Galois, morto giovanissimo nel corso di un duello, si dice che abbia litigato con la commissione esaminatrice dell’Ecole Polytechnique: “leggenda vuole che considerasse gli esercizi di matematica banali e non interessanti e che quindi si rifiutasse di risolverli; esasperato dall’esaminatore che gli voleva imporre di risolvere quegli esercizi, egli gli avrebbe scagliato contro il cancellino utilizzato per pulire la lavagna.” Un gesto di stizza che non faccio fatica a capire! E per quanto riguarda Riemann? Basterebbe già il fatto che la celebre ipotesi che porta il suo nome rappresenti l’ottavo dei problemi che Hilbert elencò nella conferenza dei matematici del 1900. L’aneddoto in questione è legato più all’ipotesi che a Riemann: è il famoso pesce d’aprile di Enrico Bombieri, l’unica Medaglia Fields italiana. Dalla medaglia Fields al premio Nobel, il passo è breve, visto che la medaglia viene spesso indicata come il premio Nobel della matematica e il motivo è presto detto: non esiste il premio Nobel per la matematica. “Leggenda vuole che il signor Nobel abbia escluso la matematica dalle discipline degne di un premio per gelosia”.

Un aeroplano tra le stelle marine, un Babbo Natale con lo zaino pieno di soldi, una ballerina in un mare di fenicotteri rosa, giochi logici, … sono i protagonisti della “carrellata di giochi, illusioni ottiche e indovinelli che metteranno alla prova la tua capacità di ragionare, la prontezza e la perspicacia”, offerta dal Corriere della Sera. E nell’immagine offerta dall’Independent: quanti triangoli riuscite a trovare? Io sono arrivata a 24…

Nei primi giorni di dicembre sono stati resi noti i risultati dell’indagine OCSE-PISA 2015 (Programme for International Student Assessment), l’indagine internazionale triennale volta a valutare le competenze dei quindicenni in scienze, matematica e lettura, cui hanno partecipato 72 paesi. I risultati italiani sono leggermente inferiori alla media dei Paesi Ocse, ma migliori dell’edizione precedente. Continuano inoltre ad emergere differenze significative tra le varie regioni e tra i generi. Il quotidiano La Stampa sottolinea anche altri aspetti: “i nostri quindicenni studiano in media 50 ore alla settimana (metà di lezioni, metà a casa) rispetto a 36 per i finlandesi e 41 per i giapponesi. Con risultati sensibilmente inferiori.” Spulciando tra i risultati, si evidenzia il fatto che c’è “una differenza addirittura di 40 punti (30 sono l’equivalente di un anno scolastico in ritardo) nella preparazione nelle scienze a favore degli studenti delle scuole pubbliche rispetto alle private, a parità di condizioni socio-culturali.” In altre parole, “In Italia il privato si conferma come scappatoia per gli studenti meno bravi”, osserva Francesco Avvisati, analista Ocse per il Pisa. Anche l’Unione Matematica Italiana (UMI) e la Commissione Italiana per l’Insegnamento della Matematica (CIIM) hanno riservato grande attenzione ai risultati dei test. MaddMaths ci presenta il commento di Roberto Tortora, Presidente della CIIM, che evidenzia il significativo e costante miglioramento nell’ambito della matematica: “Un trend positivo così prolungato dei nostri studenti non può che lasciarci soddisfatti e non può essere certamente attribuito al caso.” Purtroppo, il miglioramento in matematica non è accompagnato dallo stesso trend nelle altre materie e continuano a registrarsi significative differenze di genere, “più marcate di quanto non siano negli altri Paesi partecipanti”. Ci sono analisi ancora più approfondite da fare, nel prossimo futuro, indagini che permettano di riconoscere le cause che hanno portato a certi risultati, perché solo in questo modo si potranno prendere iniziative di successo. Il nostro trionfo in ambito scientifico è evidenziato anche dai fondi appena distribuiti dallo European Research Council, che ha selezionato i 314 migliori ricercatori del continente. I fondi sono stati erogati a giovani scienziati e l’Italia “si conferma come uno dei paesi più competitivi d’Europa”, peccato però che la maggior parte dei ricercatori premiati lavori all’estero. “Di nazionalità italiana sono 38 vincitori su 314 (prima di noi c’è solo la Germania con 50). Ma solo 14 ‘campioni’ giocano in patria”. Anche nel caso dei fondi distribuiti dallo ERC, si evidenzia una differenza di genere: il 72% dei vincitori è di sesso maschile.

In controtendenza, per le differenze di genere, è la vicenda di Sabrina Pasterski, che l’Huffington Post definisce “erede di Albert Einstein”. Ha 22 anni ed è laureata al Massachusetts Institute of Technology di Boston, ora dottoranda ad Harvard. “Le sue ricerche potrebbero cambiare radicalmente la concezione che i suoi illustri predecessori hanno dato dell’Universo.” E Sabrina è consapevole del proprio valore: nell’intervista con Scientific American tre anni fa, alla domanda “Dove ti vedi tra dieci anni?” Sabrina ha risposto “Sulla copertina di Scientific American!”. Direi che ha le idee chiare!

“Alla scuola ebraica non si riusciva a immaginare che ci fosse qualcuno che non facesse domande: sarebbe stato un allievo inutile. Invece, chi non era d’accordo con qualcosa che aveva spiegato un professore, alla fine della lezione lo poteva dire e gli era richiesto di tenere lui stesso una lezione, alla sua classe o a quelle vicine, con la sua bibliografia o con una bibliografia che gli suggeriva il professore: insomma era una scuola di alto profilo.” In questo articolo de Il Sole 24 Ore, si parla della scuola fondata dalla comunità ebraica di Roma, dopo il varo delle leggi razziali del 1938, che impedirono a ragazzi e insegnanti ebrei di accedere alle scuole di tutta Italia. Era la scuola in cui insegnò per la prima volta Emma Castelnuovo e ci viene raccontata da Carla Degli Esposti e Nicoletta Lanciano nella biografia della Castelnuovo, di cui si è già parlato in una delle ultime Newsletter. “Leggendola si comprende perché le grandi rivoluzioni in campo educativo siano così rare. Nel corso di un secolo si contano sulle dita delle mani perché, per rovesciare con audacia e radicalità pensieri, concezioni e comportamenti stratificati nel tempo e in quel bradipo abitudinario a cui troppe volte somiglia la scuola, ci vogliono condizioni eccezionali e un’audacia individuale visionaria.” Al di là del riferimento alla biografia, di cui appunto si è già parlato, mi piacciono le caratteristiche della Castelnuovo che Il Sole 24 Ore mette in evidenza: “La sua lungimiranza fu tale che molte sue invenzioni didattiche vengono ora avvalorate dai più recenti studi nel campo delle neuroscienze, che confermano quanto lavorare sulle trasformazioni continue con materiali dinamici aiuti chi ha maggiori difficoltà a costruire e a far propri i concetti di struttura e classificazione.”

In questo periodo, si moltiplicano i concerti e la musica natalizia invade la nostra vita e Redooc cita Leibniz, “La musica è il piacere che la mente umana prova quando conta senza essere conscia di contare”, nel suo articolo dedicato a Musica e Matematica, discipline legate sin dall’antichità. Da Pitagora a Bach, il passo non è così lungo come si potrebbe pensare, visto che i canoni del famoso musicista vengono equiparati a delle traslazioni orizzontali. Ma Bach è andato ben oltre, con la complessità musicale e, quindi, matematica delle sue opere: ha proposto il canone cancrizzante o inverso, che può essere descritto attraverso il nastro di Möbius. E questo apre la strada a nuove metodologie didattiche… lo stile di Emma Castelnuovo è sempre all’opera.

Matematica ovunque… come nell’architettura di Zaha Hadid: il Science Museum di Londra ha inaugurato una galleria dedicata alla matematica, disegnata proprio da Zaha Hadid con le equazioni del flusso dell’aria utilizzate in aeronautica. Le foto sono spettacolari: sembra che la matematica abbracci il visitatore ed effettivamente in questo modo il museo “evidenzia il ruolo centrale della matematica nelle nostre vite e indaga come i matematici, i loro strumenti e le loro idee abbiano contribuito a costruire il mondo moderno nel corso degli ultimi quattro secoli.”

Concludo questa Newsletter natalizia con l’ultimo video di Lorenzo Baglioni e de I Supplenti Italiani: è un Rap trigonometrico!

 

Buona matematica e buon Natale! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela

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